Tennista si sente male in campo, l’arbitro: «Stia a casa»

Ha chiesto i tre minuti di sospensione, come da regolamento, e per tutta risposta si è sentita richiedere dal giudice arbitro il certificato medico. Ma Raffaella Porru, tennista dilettante del Tc Dolia, diabetica, ieri ad Assemini, durante la partita, in mano aveva solo il test che la avvertiva che la glicemia era troppo alta. Troppo poco per il giudice federale, abbastanza per far nascere un diverbio. Risultato, parole grosse («La denuncio», la replica «Se è malata stia a casa») e un esposto alla Federazione in arrivo da parte di entrambe le società delle giocatrici in campo.

Il regolamento è il regolamento, non si scherza. Neppure se in campo non ci sono tenniste professioniste, ma dilettanti. Neppure se una di queste è diabetica e chiede di una sospensione perché non si sente bene. Pregasi mostrare il regolare certificato, come da regolamento. Non c’è. Basterebbe avere un po’ di buon senso, ma questo il regolamento non lo prevede. La tennista rinuncia alla partita, ma la storia sembra non dover finire qui.

IL RACCONTO. La scena si svolge ad Assemini, dova le squadra del tennis club locale sta affrontando il Tc Dolia. In campo ci sono la giovane Sara Atzori (Assemini) e Raffaella Porru, capitano della squadra ospite, benché asseminese e frequentatrice di quegli stessi campi. Si gioca per il campionato Invernale ma il clima in campo è amichevole. La presenza all’interno del campo del giudice arbitro che la Federtennis invia per verificare la regolarità del match (che per consuetudine viene arbitrato da una giocatrice di uno dei due club) però non è gradita: «L’arbitro era nervoso sin dall’inizio», racconta la Porru, «abbiamo avuto una piccola discussione perché pretendeva che io giocassi con la gonnellina fin dall’inizio, nonostante il vento gelido. Io volevo tenere i pantaloni della tuta, ma diceva che il regolamento non lo consentiva».

LA GLICEMIA. Sul finire del primo set, la Porru accusa qualche problema: «Mi sentivo strana. Al cambio di campo, ho misurato la glicemia e ce l’avevo a 400. Ho chiesto i tre minuti che il regolamento prevede, spiegando che sono diabetica, ma l’arbitro mi ha detto che per averne diritto dovevo portare un certificato medico che lo attestasse. Gli ho mostrato il glucometro, ma a lui non importava. A quel punto sono uscita dal campo e l’ho sentito dire “se è malata se ne stia a casa”. L’hanno sentito tutti, anche i giocatori del campo a fianco. Ho preferito ritirarmi, non credo cha la partita fosse la cosa più importante».

LA REPLICA. Diversa la versione dell’arbitro, Luigi Graziano, affidata alle parole di suo figlio Massimo, avvocato. «In quella squadra c’era una giocatrice che non aveva con sé il tesserino, eppure mio padre l’ha fatta giocare. Poi si è creato un disguido perché la ragazza ha chiesto il tempo perché aveva la glicemia alta, però senza che lui lo potesse sapere. Senza certificato, chiunque potrebbe addurre questa scusa. La ragazza è rimasta fuori campo oltre i tre minuti consentiti da regolamento, cioé quindici. Sarebbe stata molto scontrosa, ritenendosi offesa, e avrebbe detto anche “la denuncio”. A quel punto Graziano rivolgendosi alla sua collaboratrice che arbitrava ha detto “se è diabetica lo deve dimostrare”, e non “se ne stia a casa” come riferito».

LA TESTIMONIANZA. Alla scena assiste Riccardo Farci, capitano della formazione asseminese, che già in precedenza aveva chiesto all’arbitro di non stare all’interno del campo: «Quando la giocatrice ha avuto un problema, chiedendo i tre minuti di sospensione, il giudice ha avuto il cattivo gusto di chiedere il certificato. La ragazza si è un po’ alterata, comprensibilmente, ma senza eccedere. L’ho invitata a uscire, lei ha protestato. Poi il giudice, rivolgendosi all’arbitro ha detto, “se una è malata se ne stia a casa”. Ho fatto subito relazione a Raimondo Nateri, responsabile degli arbitri Fit». Prosegue Farci: «Le regole, fatte ad hoc per i professionisti, spesso sono scarsamente applicabili tra i dilettanti. L’eccesso di zelo non va bene, soprattutto perché il contesto era amichevole».

L’ESPOSTO. «Oggi prepareremo una relazione congiunta delle due squadre», conclude Farci «e la manderemo alla Fit. Sono cose che dispiacciono, non dovrebbero succedere». «Non siamo professioniste, bisognerebbe ricordarselo», aggiunge Raffaella Porru.

 

 

CARLO ALBERTO MELIS