Retinopatia diabetica, con tarcocimab gravità della malattia migliorata quasi 20 volte in più rispetto ai controlli
Nei pazienti con retinopatia diabetica non proliferante da moderata a severa o con retinopatia diabetica proliferante lieve, il trattamento con il farmaco sperimentale anti-VEGF tarcocimab ha determinato un marcato miglioramento anatomico della retina, una significativa riduzione delle complicanze visive e un favorevole profilo di sicurezza con sole cinque iniezioni intravitreali in 48 settimane. I risultati provengono dallo studio GLOW2, presentato al congresso dell’American Society of Retina Specialists (ASRS).
Tarcocimab è un farmaco sperimentale inibitore del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF) di nuova generazione, sviluppato per il trattamento delle principali patologie vascolari della retina, tra cui la retinopatia diabetica. È costituito da un anticorpo anti-VEGF coniugato a un biopolimero ad alto peso molecolare che ne prolunga la permanenza all’interno dell’occhio, consentendo di mantenere l’attività terapeutica con intervalli più lunghi tra le iniezioni intravitreali rispetto agli anti-VEGF tradizionali. Questa caratteristica mira a ridurre il carico terapeutico per i pazienti e a favorire una maggiore aderenza al trattamento, preservando al contempo l’efficacia nel controllo della progressione della malattia.
Lo studio GLOW2, randomizzato e controllato con procedura sham (una procedura simulata che imita l’iniezione intravitreale senza la somministrazione del farmaco), ha coinvolto 255 pazienti con retinopatia diabetica non proliferante (NPDR) da moderata a severa oppure con retinopatia diabetica proliferante (PDR) lieve. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere cinque iniezioni intravitreali di tarcocimab nell’arco di 48 settimane (tre somministrate a distanza di quattro settimane, una quarta dopo 12 settimane e una quinta dopo ulteriori 24 settimane) oppure iniezioni sham.
L’endpoint primario era rappresentato dalla percentuale di pazienti che otteneva un miglioramento di almeno due livelli nella Diabetic Retinopathy Severity Scale (DRSS) alla settimana 48.
Riduzione dell’85% delle complicanze che mettono a rischio la vista
L’obiettivo principale dello studio è stato raggiunto con un margine molto ampio: il 62,5% dei pazienti trattati con tarcocimab ha ottenuto un miglioramento di almeno due livelli nella scala DRSS, contro appena il 3,3% dei pazienti del gruppo di controllo (P<0,0001), pari a una differenza di quasi venti volte.
Uno dei risultati più rilevanti riguarda la prevenzione delle complicanze oculari più gravi. L’incidenza complessiva di edema maculare diabetico (DME), retinopatia diabetica proliferante e neovascolarizzazione del segmento anteriore è risultata pari al 2,4% nei pazienti trattati con tarcocimab rispetto al 15,8% del gruppo sham, corrispondente a una riduzione dell’85% del rischio di complicanze visive (P=0,0001). Parallelamente, nessun paziente trattato con il farmaco ha mostrato un peggioramento della retinopatia di due o tre livelli nella scala DRSS, mentre nel gruppo di controllo tali peggioramenti sono stati osservati rispettivamente nel 13,1% e nel 4,6% dei casi.
L’efficacia è inoltre risultata progressiva nel tempo: la quota di pazienti che aveva raggiunto il miglioramento di almeno due livelli nella DRSS è aumentata dal 59%, registrato prima della somministrazione della dose prevista alla settimana 44, fino al 62,5% osservato al termine dello studio.
Benefici anatomici senza perdita dell’acuità visiva
Oltre al miglioramento della gravità della malattia, tarcocimab ha determinato un favorevole effetto anatomico sulla retina. Lo spessore retinico centrale (Central Subfield Thickness, CST), indice dell’edema maculare, si è ridotto fino a una media di 263,8 µm, mentre nel gruppo di controllo è rimasto sostanzialmente invariato raggiungendo 288,3 µm alla settimana 48.
L’acuità visiva corretta (BCVA) è rimasta sostanzialmente stabile in entrambi i gruppi: 82,5 lettere nel gruppo trattato e 82,0 lettere nel gruppo sham, indicando che il beneficio del trattamento è stato ottenuto preservando la funzione visiva.
Nessun segnale di sicurezza oculare rilevante
Il profilo di sicurezza è risultato favorevole. Nessun paziente trattato con tarcocimab ha sviluppato endoftalmite o infiammazione intraoculare, complicanze tra le più temute delle terapie intravitreali.
Gli eventi avversi oculari complessivi fino alla settimana 48 sono stati osservati nel 22,3% dei pazienti trattati rispetto al 27,2% del gruppo di controllo. Gli eventi più frequenti comprendevano occhio secco, corpi mobili vitreali, edema retinico diabetico ed emorragia congiuntivale.
Risultati confermati anche nei pazienti trattati con agonisti del GLP-1
Un’analisi esplorativa ha inoltre valutato l’eventuale influenza della terapia concomitante con agonisti del recettore del GLP-1, farmaci sempre più impiegati nel diabete. Il miglioramento di almeno due livelli nella DRSS è stato ottenuto dal 60% degli utilizzatori e dal 64,3% di quelli che non ne facevano uso, senza evidenziare differenze di efficacia tra i due sottogruppi.
«Questo riflette molto meglio ciò che osserviamo nella pratica clinica» ha affermato il relatore Charles Wykoff del Retina Consultants of Texas. «Se i miei pazienti diabetici non assumono agonisti del GLP-1, spesso ne discutiamo insieme perché ritengo che vi siano dati a sostegno del loro utilizzo. È sorprendente quanto i pazienti temano questi farmaci, soprattutto per il possibile peggioramento della retinopatia diabetica. Credo che questo evento sia estremamente raro. Nella mia esperienza clinica ho visto soprattutto pazienti migliorare».
Verso un possibile impiego precoce della terapia
I risultati di GLOW2 confermano quelli già osservati nel precedente studio GLOW, nel quale tarcocimab aveva determinato un miglioramento di almeno due livelli nella DRSS nel 41% dei pazienti e una riduzione del 90% delle complicanze pericolose per la vista.
«Abbiamo osservato un’efficacia robusta e un buon profilo di sicurezza con tarcocimab in pazienti con un ampio spettro di retinopatia diabetica, utilizzando quattro o cinque iniezioni nell’arco di un anno, comprese somministrazioni distanziate di sei mesi» ha dichiarato Wykoff. «È in preparazione la domanda di autorizzazione alla FDA per una indicazione biologica multi-retinica di tarcocimab».
Alla domanda se questi risultati possano favorire un trattamento più precoce dei pazienti prima della comparsa delle complicanze, Wykoff ha riconosciuto che molti pazienti con malattia retinica diabetica vengono ancora seguiti senza un trattamento attivo.
«Credo che esista un’enorme popolazione di pazienti che oggi non trattiamo, pur presentando una malattia lentamente progressiva, e personalmente non mi piace limitarmi a osservare questa evoluzione» ha spiegato. «Comprendo però la riluttanza a iniziare iniezioni intravitreali prima della comparsa di edema maculare diabetico o retinopatia proliferante, ed è ciò che facciamo nella maggior parte dei casi. Ritengo comunque che la nostra disciplina abbia bisogno, e che i nostri pazienti meritino, un modo migliore per trattare e soprattutto prevenire la progressione della malattia».
Referenze
Wykoff C, et al. Intravitreal tarcocimab tedromer for diabetic retinopathy: first-time primary endpoint results from the phase III GLOW2 trial. ASRS 2026.
Da Pharmastar

