Obesita’: italiani in fila per il bisturi, pochi centri e un anno d’attesa

Fino a 12 mesi di attesa a Casoria, nel Napoletano. E circa 18 mesi di ‘coda’ a Genova. Da Nord a Sud, i 3.500 italiani che ogni anno decidono di combattere l’obesità a colpi di bisturi rischiano di mettersi in fila “in media per più di un anno”. A lanciare l’allarme è il presidente della Sicob (Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche) Luigi Angrisani, oggi a Milano durante un incontro sulla chirurgia bariatrica. Interventi di cui avrebbero bisogno almeno 5 milioni di connazionali, di cui 500 mila con urgenza. Nella penisola i centri specializzati sono 91: almeno uno per regione, con un picco massimo in Lombardia (26 strutture) – calcolano gli esperti – seguita da Lazio (19), Sicilia (13), Campania (11) e Toscana (9). Liguria e Puglia contano 5 centri, ma in generale “all’entità delle domande non corrisponde una sufficiente presenza di ospedali in grado di rispondere ai malati”.

Un caso su tutti. “Nel nostro centro all’ospedale San Martino di Genova, punto di riferimento nazionale per la chirurgia dell’obesità – sottolinea Nicola Scopinaro, presidente onorario della Sicob – siamo occupati a tal punto che due volte l’anno sospendiamo gli appuntamenti, perché dovremmo fissarli dopo oltre 6 mesi. In tutto abbiamo 300 pazienti in lista, con un’attesa media di un anno e mezzo circa”. Angrisani lancia un appello alle Istituzioni nazionali e locali: “Abbiamo bisogno di interlocutori insieme ai quali definire il numero e le caratteristiche dei centri regione per regione, elaborando una sorta di Programma nazionale per la chirurgia dell’obesità, come avviene per il trapianto d’organi”. Lo specialista pensa a “un Registro nazionale che aggiorni costantemente numero e provenienza dei pazienti obesi bisognosi di intervento, suddivisi per gravità, urgenza e tipo di intervento più indicato”.

Per la Sicob queste strutture vanno quindi potenziate, sostenute, “ma anche certificate”. La società progetta quindi di creare entro due anni la prima Scuola di formazione e aggiornamento ad hoc: un metodo da ‘esportare’ anche all’estero e grazie al quale, lungo lo Stivale, “rendere disponibili almeno altri 10 centri di eccellenza nei prossimi anni”.

 

 

(Adnkronos Salute)