Report diabete, migliorano assistenza e terapie ma screening al palo

Sono sempre di più gli italiani con diabete che riescono a tenere sotto controllo la glicemia. Deciso passo avanti anche nella capacità di tenere a bada il colesterolo. Cresce l’impiego dei farmaci innovativi e aumenta la diffusione dei microinfusori. Questi alcuni dei dati dei nuovi Annali Amd, il report dell’Associazione medici diabetologi che ogni anno descrive e monitora la cura del diabete in Italia e lo stato di salute di cui godono i pazienti. Nel quadro generale di un costante miglioramento dell’assistenza, gli Annali non mancano di segnalare alcune aree critiche. Al palo, lo screening del danno renale, del piede diabetico e della retinopatia. E cattive abitudini dure a morire, come il fumo, a cui non rinuncia un quarto delle persone con diabete di tipo 1. L’analisi, che quest’anno per la prima volta fornisce anche i dati sull’utilizzo dei sensori per il monitoraggio in continuo del glucosio (Cgm), è stata presentata ieri al Senato, nel corso di un convegno promosso dalla senatrice Daniela Sbrollini.

“Continua a crescere il numero di centri diabetologici che aderiscono al nostro network, ormai oltre 340, distribuiti in tutto il Paese, inclusa la Basilicata, unica regione rimasta scoperta nelle precedenti rilevazioni – illustra Andrea Da Porto, direttore Gruppo Annali Amd -. Di conseguenza, cresce il numero di pazienti censiti: più di 775.000 in quest’ultima edizione (relativa ai dati raccolti nel 2025), di cui 51.013 con diabete tipo 1, 693.000 con diabete tipo 2 e 15.093 con diabete gestazionale. Disponiamo, insomma, di un campione sempre più rappresentativo della popolazione italiana con diabete”.

Gli italiani con diabete tipo 1 – emerge dal report – hanno in media 49 anni, gli over 65 sono quasi il 19% e addirittura l’1% ha superato gli 85 anni. In molti fumano (26,2%) e presentano obesità (14,7%) ma possono contare su un buon livello di assistenza: il 37,2% ha l’emoglobina glicata a target, il 40,5% un buon controllo pressorio e oltre il 50% ha il colesterolo sotto controllo.

Prosegue, lieve ma costante, la penetrazione della tecnologia: i microinfusori vengono utilizzati dal 21,3% dei pazienti (valore, comunque, lontano dal reale potenziale di diffusione di questi device). I primi dati sul Cgm (per ora disponibili in circa 13.000 pazienti con DT1) mostrano margini di miglioramento ma anche i benefici dello strumento: da un lato, solo un paziente su tre riesce a mantenere la glicemia nel cosiddetto time in range (tra 70 e 180 mg/dl) per almeno il 70% del tempo, dall’altro lato, la maggior parte dei pazienti evita pericolose ipoglicemie. Sul fronte farmacologico, stabile l’impiego dell’insulina basale di seconda generazione (90,6% del campione), e quello degli antipertensivi (circa il 30%), mentre cresce la terapia ipolipemizzante (la assumeva il 48% dei pazienti l’anno precedente, mentre oggi siamo a quasi il 50%). La retinopatia resta la complicanza prevalente (29,5%).

L’età media – sottolinea l’indagine – continua a salire tra i pazienti con il diabete tipo 2, ormai quasi a quota 70 anni. La prevalenza dell’obesità, diminuita negli ultimi anni, sembra aver raggiunto un plateau, assestandosi intorno al 35%. Positivi i dati sulla gestione dell’emoglobina glicata (a target per oltre il 56% del campione) e soprattutto sul controllo del colesterolo (in regola per quasi il 49% dei pazienti, contro il 44,6% dello scorso anno).
“Questi dati raccontano l’impegno dedicato dai diabetologi alla riduzione del rischio cardiovascolare dei propri assistiti, negli anni passati identificata come area critica – evidenzia Da Porto -. È quello che potremmo definire ‘effetto Annali’: dopo la rilevazione di un problema, si innesca una reazione di risposta per porvi rimedi”.

I dati di oggi richiamano l’attenzione su un’altra zona d’ombra: la gestione delle complicanze microvascolari del diabete. È in calo il monitoraggio di micro e macroalbuminuria (campanello d’allarme di malattia renale), della retinopatia e del piede diabetico. Il fenomeno si riflette anche sul fronte terapeutico. “Se da un lato – spiega Da Porto – crescono i farmaci innovativi (Sglt2 inibitori, agonisti recettoriali del Glp-1o Dual Agonist) utilizzati dall’85,6% dei pazienti (vs il 77,4% dello scorso anno), dall’altro lato, Ace-inibitori e sartani, farmaci ‘classici’ ma fondamentali in caso di danno renale, non vengono impiegati in circa il 43% dei pazienti che ne avrebbero bisogno”.
La malattia renale cronica si conferma la complicanza prevalente, interessando oltre il 50% del campione.

Cresce l’ampiezza del campione Amd che, con oltre 15.000 donne, ormai arriva a coprire circa la metà dei casi di diabete gestazionale registrati ogni anno in Italia. L’età media delle pazienti con Gdm è di oltre 34 anni e più di un terzo di loro proviene da Paesi extra-Ue. I principali fattori di rischio per questo tipo di diabete sono risultati l’età superiore a 35 anni (45,5% del campione), seguita dall’obesità pregravidica (30,4%, era a quota 25% nella scorsa rilevazione) e dalla familiarità per diabete pari al 10,1%. Aumenta il numero di future mamme con Gdm che assume insulina, passate dal 38 al 50%.

“La crescita del database degli Annali Amd testimonia come la disponibilità di informazioni cliniche strutturate possa tradursi in risultati di salute concreti per i pazienti – dichiara Salvatore De Cosmo, presidente Amd -. L’attività di benchmarking, fondata sul confronto con i centri best performers, ha favorito nel tempo un miglioramento progressivo e misurabile degli indicatori di qualità, contribuendo in modo sostanziale all’evoluzione della diabetologia italiana. Gli Annali sono oggi uno strumento strategico per l’analisi dei percorsi assistenziali e per il supporto alle decisioni in ambito di sanità pubblica. Le prospettive future riguardano l’integrazione dei dati, lo sviluppo di modelli di cura sempre più personalizzati, anche attraverso l’impiego delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, in un contesto sanitario in continua evoluzione”.

“Il nostro database si configura come uno dei registri clinici di patologia più grandi d’Europa – rimarca Giuseppina Russo, presidente eletto Amd -. Non a caso, l’evento di oggi è stato preceduto da un workshop internazionale in cui gli Annali sono stati messi a confronto con i registri diabete di UK, Spagna e Svezia. L’evento potrà auspicabilmente favorire l’avvio di una collaborazione in ambito di ricerca, promuovendo il confronto dei dati clinici e dei modelli di gestione del diabete tra diversi Paesi europei”.

“Con 15 edizioni, oltre 65 articoli pubblicati su riviste internazionali, 40 monografie tematiche e oltre 2 milioni di dati raccolti dal 2006, gli Annali Amd hanno dato vita a un’intensa attività di ricerca osservazionale basata sulla real world evidence, che ha consentito di approfondire diversi aspetti clinici, organizzativi e socio-demografici della malattia – conclude Riccardo Candido, presidente di Fondazione Amd -. Tra i principali ambiti di studio: medicina di genere, fragilità e invecchiamento, popolazioni migranti, rischio cardiovascolare e renale ed appropriatezza terapeutica. Queste analisi consentono di delineare con maggiore precisione l’evoluzione dei bisogni dei pazienti e le strategie di gestione del diabete nel nostro Paese”.

 

 

Da ADNKronos Salute

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