Diabete killer: 3 milioni di morti l’anno

L’epidemia non risparmia neanche i Paesi emergenti nei quali dilaga il tipo 2.
Dati impressionanti: nel 2025 potrebbe arrivare a colpire 380 milioni di persone dalle 246 attuali.

ROMA. Fa qualcosa come tre milioni di vittime l’anno nel mondo e nel 2025 potrebbe arrivare a colpire 380 milioni di persone dai 246 attuali: è il diabete che sembra non risparmiare nessuno. Il problema si andrà accanendo proprio nei Paesi in via di sviluppo dove il controllo della malattia è più difficile.
È l’allarme lanciato nella serie speciale «Diabetes Special Issue dalla rivista britannica The Lancet che spiega: a diffondersi non è solo il diabete adulto, cioè quello che aumenta di pari passo col dilagare dell’obesità, ma anche il diabete giovanile, insulino-dipendente. Questa forma, che colpisce bimbi anche di soli 4 anni, aumenta a ritmi del 2.5-3% l’anno, con picchi in Finlandia e in Sardegna, dove, secondo uno studio citato da Lancet , nella prima metà degli anni ‘90 l’incidenza era già di 37 nuovi casi ogni anno per 100.000 persone, contro incidenze in altri Paesi di 0,1 casi.
Eppure uno studio diretto da Ping Zhang del Centers for Disease Control and Prevention con sede ad Atlanta dimostra che, se le persone a rischio di ammalarsi seguono una dieta sana e praticano sport, la malattia viene ritardata di ben 14 anni.
“Il diabete — scrive Lancet — è causa del 6% della mortalità totale globale. Con appropriati programmi e strategie di prevenzione, gran parte della morbilità (capacità di causare altre malattie e complicanze) e mortalità del diabete sarebbe prevenibile”.

COS’E’ IL DIABETE. La malattia consiste nell’impossibilità di regolare la concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia). Questo controllo spetta all’insulina, ormone prodotto dal pancreas. Esistono due forme di diabete: il diabete adulto o di tipo due e il diabete uno, giovanile, o insulino-dipendente.

LE COMPLICANZE. Soprattutto quando la malattia non è gestita a dovere, cioè non vi è un controllo ottimale della glicemia, negli anni il paziente può andare incontro a complicanze anche gravi, a livello renale, cardiovascolare e oculare (retinopatie).

LA PREVENZIONE. Permette di ritardare l’insorgenza della malattia nelle persone a rischio, cioè quelle che hanno una bassa tolleranza al glucosio, stato pre-diabetico associato a resistenza all’insulina e rischio cardiovascolare.
Infatti lo studio di Zhang presentato da Lancet , condotto dal 1986 al 2006 su 577 adulti prediabetici in 33 cliniche in Cina, dimostra che, adottando per sei anni un piano di prevenzione (un regime dietetico controllato e sport) si dimezza il rischio di incidenza di malattia per tutto il periodo di intervento con sport e dieta; il rischio si riduce inoltre del 43% per i 20 anni successivi.

PAESI IN VIA DI SVILUPPO
. Il diabete non risparmia i Paesi emergenti: indiani, pachistani, persone del Bangladesh e altri asiatici sembrano più suscettibili al diabete di tipo due.

 

 

 

Tratto da La Sicilia del 23.05.08