Glicemia dopo pasto

Diabete, il pericolo dei “picchi” Al centro del Convegno europeo di Amsterdam la questione dei valori che restano alti per molto. Come bloccare certi enzimi

Alle arterie gli sbalzi di glicemia proprio non piacciono e ad essere dannosi sono soprattutto i “picchi” che si verificano dopo i pasti.
Se negli individui normali l’organismo è in grado di mettere in atto una serie di meccanismi volti a smussare questi picchi, nel diabetico la glicemia tende a salire senza freni. A meno di non bloccarla con farmaci dall’azione rapida e potente.
Che l’iperglicemia post-prandiale fosse pericolosa lo avevano già ampiamente dimostrato una serie di studi clinici. Più la glicemia sale e si mantiene alta dopo un pasto, più aumenta il rischio di ictus, infarti e di danni alla retina.
Ma le linee guida sul trattamento del diabete realizzate fino ad oggi si sono concentrate soprattutto su come riportare alla norma i valori di glicemia a digiuno e pre-prandiali. È per questo che l’International Diabetes Federation ha deciso di colmare questo vuoto, realizzando le prime linee guida espressamente dedicate alla glicemia post-prandiale, presentandole alla platea dei 14 mila diabetologi che hanno affollato ad Amsterdam la 43 edizione del congresso dell’EASD (European Association for the Study of Diabetes).

La raccomandazione principale scaturita da questo documento è di mantenere i livelli di glicemia a due ore da un pasto entro il limite di 140 mg/dl.
Per ottenere questi risultati, oltre ad uno stile di vita corretto – attività fisica, mangiare sano (evitando in particolare le diete ad elevato carico glucidico e aumentando l’apporto di fibre), controllo rigoroso del peso corporeo – è bene ricorrere all’uso di farmaci particolarmente efficaci sulla glicemia post-prandiale.
E qui per fortuna il medico non ha che l’imbarazzo della scelta.

Oltre ai farmaci ‘tradizionali’, quali inibitori delle alfa-glucosidasi, glinidi e analoghi rapidi dell’insulina, sono in arrivo una serie di nuove molecole appartenenti alle classi degli analoghi dell’amilina, degli analoghi del GLP-1 e degli inibitori del DPP-4.
Tra i primi ad arrivare in Italia sarà nei prossimi mesi il sitagliptin, un inibitore dell’enzima dipeptidil-peptidasi-4 (o DPP-4), a somministrazione orale.
Bloccare l’azione di questo enzima, consente di prolungare la vita di due ormoni intestinali, il GLP-1 (glucagon like peptide-1) e il GIP (gastric inhibitory peptide), che hanno l’importante ruolo di stimolare il pancreas a produrre insulina subito dopo i pasti, per riportare nella norma la glicemia.

Il sitagliptin, già in vendita negli Stati Uniti e in altri paesi da diversi mesi, ha dimostrato di essere particolarmente efficace anche quando somministrato in associazione alla metformina, il farmaco insulino-sensibilizzante per antonomasia che festeggia quest’anno il cinquantesimo compleanno.
Tra i grandi vantaggi del sitagliptin c’è quello di abbassare efficacemente la glicemia nei pazienti con diabete di tipo 2, senza indurre pericolosi episodi di ipoglicemia.

 

di Maria Rita Montebelli
da Supplemento Salute di Repubblica

4 ottobre 2007