Diabete: più frequente tra le donne e nelle classi sociali disagiate

“Chi sostiene che il diabete sia una malattia del benessere ha ancora una concezione antiquata di questa condizione, visto che il diabete è più frequente soprattutto tra le classi sociali più basse, e in particolare tra le donne, oltre che essere in crescita tra i giovani – ha affermato Riccardo Vigneri, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) durante i lavori di “Panorama Diabete”, Forum nazionale di Operatori e Professioni, che si chiude oggi a Riccione.

Vigneri ha commentato i dati presentati da Graziella Bruno, Professore associato del Dipartimento medicina interna dell’Università di Torino, che sta conducendo, in collaborazione con Roberto Gnavi dell’Osservatorio epidemiologico della Regione Piemonte, un importante studio sulle persone con diabete. L’equipe di Bruno ha messo in evidenza come la malattia sia cresciuta, in linea con quanto accade nel resto del Paese, da 2,9 diabetici su 100 nel 1988 a 5 su 100 oggi, quasi raddoppiando in meno di 20 anni.

“Ma ancor più rilevante è ciò che emerge dall’esame di oltre 35.000 persone con diabete, che rappresentano l’80% di tutti i diabetici torinesi – ha aggiunto Bruno – Nelle classi sociali più povere il diabete è più frequente, soprattutto tra le donne nelle quali a fronte di una donna con diabete che abbia un livello di istruzione e di censo elevati ne esistono 3 con scolarità e livello sociale bassi. Una diretta conseguenza – secondo Bruno – è che ciò deve avere impatto sia sugli indirizzi delle campagne di sensibilizzazione e di educazione sia sul ruolo che assume il percorso diagnostico e assistenziale integrato tra centri specialistici e medici di medicina generale.

Diverse indagini sociali dimostrano come questa categoria di persone riponga grande fiducia nel proprio medico di famiglia, che costituisce quindi un presidio di rilievo tanto nella prevenzione quanto nella cura del diabete, a testimonianza ulteriore della necessità di promuovere una gestione integrata della malattia coinvolgendo tutte le componenti interessate”.

Sempre dall’indagine di Bruno, risulta che comparando i consumi di farmaci dei 35.000 torinesi diabetici rispetto agli oltre 800.000 concittadini adulti non diabetici, i diabetici consumano annualmente farmaci per 831 euro, a fronte di un dato medio di 183 euro per i non diabetici.

“I diabetici – ha concluso – consumano più farmaci dei non diabetici considerando qualunque classe di medicinali: dagli antibiotici, agli ansiolitici, agli antinfiammatori. Ciò significa che soffrono contemporaneamente di un numero maggiore di altre malattie rispetto alle persone non diabetiche, il che ci riporta al ragionamento precedente circa il bisogno di integrazione delle competenze”.

 

 

 

da Salute Europa