Trapianti di isole: novità?

D:
Buongiorno,
sono P. S. e sono papà di una bambina di 10 anni che è affetta da diabete di tipo 1 da 8 anni e mezzo.
Sono di Padova e mia figlia è seguita dalla prof.ssa ……
Ho letto del trapianto che è stato effettuato a Perugia con l’equipe del dott.Calafiore delle insule incapsulate nel 2006. Esistono dei risultati accettabili dopo 3 anni dal primo trapianto o questa tipologia di trapianto non ha portato ad risultati sperati??
Ad oggi, 06/10/2009, la strada più promettetnte è quella che stà sperimentando il San Raffaele con il trapianto nel midollo osseo??
In attesa di una vs. cortese risposta, vi invio i miei migliori saluti

S. P.

 

R: 
Caro Signor S.,
le isole incapsulate sono una possibilità in via di sperimentazione, ma per il momento i risultati non sono consolidati: pochi casi ed ancora tempi di controllo troppo brevi. I due pazienti che sono stati trapiantati a Perugia con isole incapsulate non sappiamo attualmente che funzione residua abbiano conservato, non hanno comunque mai interrotto la terapia insulinica.

La strada intrapresa presso il nostro istituto del trapianto di isole nel midollo osseo apre la speranza ad un migliore attecchimento ed a una sopravvivenza del tessuto trapiantato duratura, ma anche qui siamo all’ inizio. Certo è che in questo campo la ricerca ha fatto passi avanti notevoli negli ultimi anni e si è passati da una fase totalmente sperimentale ad una di applicazione clinica standard. Oggi il trapianto di isole con infusione nel fegato (sede sperimentata al meglio) rappresenta una valida alternativa per quei pazienti che non riescono a raggiungere il compenso del diabete per mezzo della terapia insulinica anche intensiva (microinfusore associato all’ uso di microsensore per il rilevamento continuo della glicemia).
Rimangono aperti i problemi legati alla terapia antirigetto che deve essere effettuata per evitare che le isole vengano aggredite dal sistema immunitario del ricevente e della durata , in quanto ancora il 50 % circa dei casi perde la funzione dopo 3 /4  anni. Ma su questo fronte abbiamo buone notizie: pazienti che  a 5/6 anni dal trapianto continuano a stare bene ed a non avere più bisogno dell’ insulina.

Per la sua bambina al momento non ci sono indicazioni (l’ età al di sotto dei 18 anni rappresenta una controindicazione assoluta) , ma è prevedibile che quando avrà raggiunto l’ età adulta avrà possibilità di terapia e di “cura definitiva” più ampie di quelle disponibili ora.

In ambito di trapianto lavoriamo per la guarigione e non solo per la cura del diabete.

Le auguro una buona giornata e La saluto cordialmente

Dr Paola Maffi

Responsabile Unità Funzionale
Medicina Interna e dei Trapianti
Istituto Scientifico San Raffaele
Via Olgettina 60 – 20132 Milano