Sen. Sbrollini (IV): «Dati Gimbe di estrema gravità. Confermano il nostro allarme: il Ssn deve essere la priorità della legge di bilancio»
«I dati diffusi ieri dalla Fondazione Gimbe sono di estrema gravità e confermano pienamente quanto sosteniamo da tempo: il progressivo definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale non è più sostenibile. La sanità deve diventare la vera priorità della prossima legge di bilancio, attraverso risorse adeguate e riforme strutturali».
Lo dichiara la senatrice Daniela Sbrollini, responsabile Salute di Italia Viva, commentando il rapporto GIMBE sulla spesa sanitaria pubblica nel 2025.
«L’Italia destina alla sanità pubblica appena il 6,2 per cento del PIL, contro il 7,1 per cento della media OCSE ed europea. Siamo al quindicesimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE per spesa pubblica pro capite e ultimi tra i Paesi del G7. La spesa pro capite italiana è pari a 3.952 dollari: 1.013 dollari in meno rispetto alla media europea. Tradotto in termini complessivi, significa un divario di oltre 36 miliardi di euro».
«È la conferma di quanto avevamo già denunciato: non basta registrare un aumento nominale del Fondo sanitario nazionale se, in rapporto al PIL, agli altri Paesi europei e ai bisogni crescenti della popolazione, la sanità italiana continua a perdere terreno. Le risorse richieste dal ministro Schillaci per la prossima manovra rappresentano il minimo indispensabile per affrontare l’emergenza, ma occorre superare la trattativa annuale tra il Ministero della Salute e il Ministero dell’Economia. Il futuro del SSN non può dipendere ogni anno da quanti miliardi il ministro della Salute riuscirà a ottenere dal MEF».
Secondo Sbrollini, «quindici anni di progressiva erosione delle risorse hanno prodotto conseguenze che i cittadini sperimentano quotidianamente: liste d’attesa sempre più lunghe, pronto soccorso in sofferenza, carenza di medici di medicina generale e di altri professionisti sanitari, aumento della spesa privata e profonde diseguaglianze territoriali e sociali».
«Il dato più drammatico è quello relativo ai 5,8 milioni di italiani che nel 2024 hanno rinunciato a visite, esami o cure. Quando quasi un cittadino su dieci non riesce più ad accedere alle prestazioni di cui ha bisogno, non siamo davanti a una semplice inefficienza organizzativa: siamo davanti alla progressiva negazione di un diritto costituzionale».
«Preoccupa anche la mancanza di una rendicontazione pubblica e documentata sull’effettiva operatività delle strutture sanitarie territoriali finanziate dal PNRR. A due mesi dalla scadenza del 30 giugno non conosciamo ancora gli esiti relativi alla piena operatività di almeno 1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità. Senza servizi, professionisti e strumenti adeguati, il rischio è quello di avere edifici completati ma incapaci di garantire assistenza e presa in carico».
«L’allarme lanciato da Gimbe trova inoltre riscontro nelle valutazioni della Commissione europea, dell’OCSE e dell’OMS Europa. Il deterioramento del sistema sanitario non viene più considerato soltanto un problema di salute pubblica, ma un fattore che incide direttamente sull’equità sociale, sulla produttività e sulla tenuta economica del Paese. Il Consiglio dell’Unione europea ha chiesto formalmente all’Italia di assicurare un accesso più tempestivo ed economicamente sostenibile alle cure e di affrontare la carenza di personale nelle professioni sanitarie essenziali. Il Governo non può ignorare questa raccomandazione».
«Italia Viva chiede che nella Legge di Bilancio 2027 venga avviato un percorso pluriennale e verificabile per avvicinare progressivamente la spesa sanitaria italiana alla media europea. Le risorse devono essere destinate prioritariamente al personale, alla riduzione delle liste d’attesa, alla medicina generale e territoriale, alla prevenzione, all’assistenza alle cronicità e all’erogazione uniforme dei Livelli essenziali di assistenza».
«Occorre un patto politico e istituzionale che metta il Servizio Sanitario Nazionale al riparo dalle scelte contingenti e dagli avvicendamenti di Governo. La tutela della salute non è un costo da comprimere, ma un investimento nella qualità della vita, nella coesione sociale e nello sviluppo economico dell’Italia».
«Se non cambieremo rapidamente direzione, il principio di universalità resterà scritto soltanto sulla Carta: chi dispone delle risorse economiche necessarie potrà rivolgersi al privato, mentre chi non può permetterselo sarà costretto ad aspettare o a rinunciare alle cure. È una selezione dei diritti in base al reddito, incompatibile con l’articolo 32 della Costituzione», conclude Sbrollini.
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