Ridurre il peso. E poi mantenerlo

La moderna società post-industriale ha assunto un carattere decisamente diabetogenico a causa degli stili di vita prevalenti che la caratterizzano.
L’aumento della obesità e del diabete, determinati da una alimentazione contraddistinta da un eccessivo apporto di calorie, di zuccheri semplici e di grassi animali a cui si associa una riduzione assai consistente della attività fisica rappresenta, di fatto, l’indicatore di una patologia ben più ampia che affligge la società nella sua globalità.
Il forte condizionamento a cui sono esposte soprattutto le fasce più giovani della popolazione attraverso le più sofisticate tecniche di comunicazione, induce scelte alimentari e comportamentali più orientate alla tutela dei processi produttivi che non alla soddisfazione dei gusti e delle necessità di salute delle singole persone.

È importante considerare che quando tali comportamenti sono indotti nella età evolutiva, come purtroppo sempre più frequentemente avviene, sono destinati a radicarsi nella coscienza individuale rendendo estremamente difficili interventi correttivi quando questi si rendano necessari per arrestare la insorgenza o la progressione di condizioni quali la obesità, il diabete e prevenire eventi cardiovascolari come l’infarto cardiaco e l’ictus cerebrale.

In effetti studi eseguiti in Finlandia, negli Stati Uniti, in Cina ed anche in Italia indicano come attraverso interventi educativi intensificati in ambito nutrizionale e comportamentale sia possibile prevenire la insorgenza di diabete in soggetti a rischio e come una percentuale significativa di casi con diabete manifesto possa regredire ad una condizione di semplice intolleranza agli zuccheri o addirittura di normalità.
Si è potuto constatare come per ottenere tali risultati sia sufficiente una riduzione anche modesta del peso corporeo, non superiore al 5%, senza dover necessariamente rientrare entro i limiti della norma. È necessario, però, che una volta ottenuta, la riduzione del peso venga mantenuta nel tempo. Perché questo si possa verificare tale riduzione non deve essere raggiunta in tempi rapidi con regimi alimentari fortemente carenziali, ma attraverso un giusto equilibrio fra una alimentazione bilanciata ed una attività fisica adeguata alle caratteristiche cliniche del singolo soggetto ed in grado di determinare un debito calorico di circa 300-500 calorie giornaliere.

Non necessariamente la attività fisica deve essere eseguita presso strutture apposite, ma può essere rappresentata da 30-60 minuti di cammino sostenuto, come se si fosse in ritardo per l’orario di ufficio, da eseguire regolarmente, meglio se con ritmo quotidiano e cercando di sfruttare tutte le possibilità anche semplici, che si possano presentare nel corso della giornata, come ad esempio, ove possibile, evitare di prendere l’ascensore.

Nonostante le evidenze scientifiche ormai consolidate ci indichino con precisione quale sia la via da intraprendere, questi risultati, apparentemente facili, sono assai difficili da realizzare nelle pratica quotidiana per le difficoltà oggettive che vengono determinate dalla struttura stessa della società attuale.
Perciò si deve essere coscienti che per fare fronte alla emergenza della epidemia di diabete sono necessari interventi che richiedono l’impegno non solo del sistema sanitario, ma della intera società.

 

di Massimo Massi Benedetti
Vicepresidente International Diabetes Federation

da La Repubblica, Supplemento Salute

10 novembre 2006