Le rivoluzioni che cambiano la vita dei diabetici

Tre rivoluzioni stanno per cambiare la vita dei diabetici: un pancreas artificiale di qualche centimetro, gestito da un telecomando; la rigenerazione dello stesso organo dalle staminali; il trapianto di cellule eterologhe che producono insulina, iniettabili nel sangue. L’altra buona notizia sul fronte dell’endocrinologia riguarda la mortalità da tumori che crescono sotto l’azione degli ormoni, destinata a un ridimensionamento grazie alle terapie personalizzate.

Sono queste alcune delle principali innovazioni secondo Riccardo Vigneri, docente e direttore della Scuola di specializzazione in endocrinologia dell’Università di Catania. Vigneri è componente della Commissione nazionale «Ecm – educazione continua in medicina», che istituisce l’obbligo della formazione per i professionisti della Sanità, e ha collezionato centinaia di pubblicazioni sulle testate più accreditate per «impact factor», l’indice internazionale di qualità e affidabilità delle riviste scientifiche.

Professor Vigneri, lei è un prolifico scienziato, ma critico nei confronti della gestione della ricerca nel nostro Paese. Che cosa spinge, tuttavia, la sua passione?
«Negli Anni 60, quando iniziai a formarmi, eravamo indietro rispetto a realtà come gli Usa. Dagli Anni 70 in poi abbiamo recuperato, avvicinandoci, negli anni Duemila, ai leader. Oggi, però, la qualità della ricerca sta regredendo a causa della scarsa disponibilità economica e dell’inefficiente allocazione delle risorse, distribuite in maniera “orizzontale”, se non clientelare. Inoltre la ricerca è ostacolata da una burocrazia elefantiaca. D’altro canto la mia passione per la ricerca era ed è coltivata dalla curiosità intellettuale. Da giovane ricercatore la frequentazione del Centro di fisiopatologia clinica di Pisa e l’incontro con un grande promotore italiano della cultura medico-scientifica come Nino Salvatore, professore di Patologia Generale a Napoli, mi hanno spinto a creare rapporti con importanti istituti esteri, prima a Bruxelles e poi negli Usa. Sono luoghi in cui si respira l’atmosfera del campus universitario, dove giovani e docenti studiano e vivono insieme, un modus vivendi che stimola molto la ricerca e che dovremmo imitare».

Al momento su che cosa vertono i suoi progetti professionali?
«Da 40 anni mi occupo, principalmente, di due linee di ricerca. L’una segue i tumori ormono-dipendenti, l’altra concerne altre malattie ormono-correlate, come diabete e obesità. Inoltre rientra nei miei compiti l’assistenza ai pazienti e la didattica».

Quali sono i risultati più significativi e gli obiettivi ancora da raggiungere nel suo campo?
«Tre grandi avanzamenti stanno per migliorare sensibilmente la qualità della vita del malato di diabete, riducendo il rischio delle complicanze, l’aspetto più grave oggi associato a questa malattia. È ormai alle ultime fasi cliniche un dispositivo che simula le funzioni di un pancreas, delle dimensioni di un pacchetto di sigarette, in grado di misurare la glicemia tramite un ago sottocutaneo e di iniettare la quantità di insulina di cui il paziente ha bisogno in un dato momento. Il tutto è controllato da un telecomando. Passi avanti, inoltre, si stanno completando nel trapianto di cellule eterologhe, che secernono insulina, tramite l’iniezione lungo la vena ombelicale fino al fegato. E saremo presto in grado di differenziare cellule staminali in cellule pancreatiche sane, un progetto ora in fase preclinica».

La sua lunga frequentazione dei centri nazionali e internazionali l’ha messa in contatto con centri d’eccellenza: può farci una mappa?
«Dal momento che l’endocrinologia si occupa di una serie vastissima di malattie, è necessario sapere cosa si cerca. Per esempio, per le patologie dell’ipofisi, sono da segnalare i centri universitari di Torino, Milano e Napoli. Per l’andrologia vanno ricordati quelli di Roma La Sapienza, in pianta al Policlinico Umberto, e dell’Università di Firenze. Per le malattie della tiroide il riferimento è Pisa e per il diabete Torino, Milano, Verona e Roma. A livello internazionale l’Istituto Gustave Roussy di Parigi ha mezzi all’avanguardia contro il cancro alla tiroide. Per la vasta sfera delle affezioni tumorali di cui si occupa l’endocrinologia, tra i migliori al mondo, c’ il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York».

Come deve muoversi, invece, il paziente che cerca risposte sul Web?
«Per il diabete, può consultare il sito della Sid, la Società italiana di diabetologia, all’indirizzo www.siditalia.it, dove trova i nostri documenti, accurati e accessibili per linguaggio, e quelli delle Società europea e americana di diabetologia. Sul sito della Società italiana endrocrinologia, www.societaitalianadiendocrinologia.it, analogamente, troviamo informazioni sulle patologie e le strutture endocrinologiche. Infine, per i tumori, c’è l’ottimo sito dell’Airc: www.airc.it ».

Quali progressi vede verosimilmente alla portata del paziente?
«Penso soprattutto, sul fronte dei tumori, alle terapie biologiche mirate. Saremo in grado di conoscere, con crescente accuratezza, i bersagli molecolari, ovvero le molecole alterate che causano la crescita dei tumori. Una volta individuate, ne bloccheremo l’azione, secondo un approccio personalizzato, pensato in base al differente tipo di tumore per ogni paziente».

Può farci un esempio dell’applicazione più vicina?
«Con gli inibitori della tirosinchinasi, un enzima importante per i fattori che controllano la crescita delle cellule, potremo spegnere l’interruttore che permette a diversi tumori di crescere. Farmaci come questi, indirizzati contro target specifici, rappresentano una grande prospettiva per il prossimo futuro».

 

di Marco Pivato

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da LaStampa.it Scienza