Incretine nella terapia del diabete di tipo 2: position paper e appello società scientifiche

Il corretto impiego delle incretine per la terapia del diabete di tipo 2 e la relativa appropriatezza prescrittiva sono stati oggetto di discussione durante l’evento “Diabete tipo 2 ed innovazione terapeutica: le incretine”, organizzato oggi in Senato dall’ Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione e dall’Italian Barometer Diabetes Observatory. Al meeting ha preso parte anche il Direttore Generale di AIFA prof. Pani.

Per il senatore Antonio Tomassini e la Senatrice Emanuela Baio, firmatari di una mozione parlamentare sul tema, bisogna che a livello nazionale e Regionale venga garantita da parte di AIFA, la piena disponibilità dei farmaci incretinici e l’accesso ai farmaci innovativi in linea con quanto avviene a livello di altri paesi Europei, per garantire a tutti i pazienti diabetici di tipo 2 che ne hanno bisogno una corretta gestione della terapia e una gestione precoce della malattia, con gli effetti positivi sulla riduzione delle gravi complicanze del diabete.

La preoccupazione di fondo da parte delle Società Scientifiche di diabetologia, che hanno redatto un position statement sulle incretine, è che l’imposizione di un tetto di spesa a tali farmaci innovativi da parte di AIFA, rischia di non garantire per tutti i pazienti che già ne traggono beneficio il mantenimento della terapia, e di ostacolarne  o negarne l’utilizzo per altri  potenziali pazienti che a giudizio del diabetologo dovrebbero farne uso. 

Secondo il Prof. Gabriele Riccardi, Presidente della Società Italiana di Diabetologia, “la terapia incretinica rappresenta una importante innovazione nel trattamento del diabete di tipo 2 portando innegabili vantaggi soprattutto ai pazienti con complicanze cardiovascolari, particolarmente frequenti nelle persone anziane, oppure a chi ha problemi di obesità”. Nel suo intervento di apertura il Prof. Riccardi ha sottolineato come le incretine “sono farmaci di grande maneggevolezza ed efficacia che possono portare addirittura ad una riduzione della spesa per la cura del diabete se si considera che sono proprio le complicanze e, la conseguente ospedalizzazione che ne può derivare, ad incrementare i costi per questa malattia. Le ipoglicemie rappresentano una frequente causa di ricovero specie nelle persone anziane e i farmaci incretinici riducono drasticamente il rischio di ipoglicemie e di conseguenza anche gli interventi sanitari, inclusa l’ospedalizzazione, che sono necessari per trattarle”. 

Il Dottor Carlo Giorda, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi ha sottolineato  “l’importanza dell’uso mirato dei farmaci incretinici, strumenti di terapia ormai indispensabili per una cura moderna e tempestiva del diabete – facendo notare nel contempo come – in Italia la prescrizione di questi farmaci è pari ad un ottavo di quella degli altri paesi Europei”. Il dottor. Giorda ha spiegato inoltre “come sarebbe semplice e immediato monitorare l’utilizzo dei farmaci incretinici attraverso le reti, già esistenti, di cartelle cliniche elettroniche della diabetologia e della medicina generale, garantendo così, in tempo reale,  un efficace controllo dell’appropriatezza d’uso”.

Per i presidenti delle due Società Scientifiche, in definitiva la terapia incretinica può offrire un buon rapporto costo/efficacia se impiegata in categorie specifiche di pazienti con diabete mellito di tipo 2. In questi soggetti è possibile calcolare come l’aumento di spesa iniziale possa fornire un risparmio economico a lungo termine grazie alla riduzione dei costi assistenziali diretti e di ricovero. Per ottenere tali risparmi, tuttavia, è indispensabile garantire la prescrivibilità degli ARGLP-1 e delle gliptine ai pazienti nei quali i benefici terapeutici, inclusa la documentata riduzione delle complicanze acute e croniche, giustifichino l’incremento dei costi farmaceutici. 

L’attuale tetto di spesa non è in grado di garantire la prescrivibilità al paziente fragile, che svolge professioni a rischio, con fattori predittivi di rischio di grave ipoglicemia, in quello con intolleranza alla metformina. A tal fine SID e AMD si rendono immediatamente disponibili a collaborare all’elaborazione di linee guida condivise sull’uso di questi farmaci che prevedano indicazioni precise al loro uso (anche mediante un’apposita nota AIFA alla prescrivibilità di questi farmaci) costituire un osservatorio sull’appropriatezza prescrittiva, verificare gli outcomes della terapia. 

In questa prospettiva un valore aggiunto avrebbe la promozione delle cartelle cliniche informatizzate già in uso presso Medici di Medicina Generale e Diabetologia Specialistica, con la possibilità di scambio dati per la verifica dell’appropriatezza prescrittiva e degli outcomes della terapia.

Il Dott. Carlo Tomino, Direttore Ufficio Sperimentazione e Ricerca di AIFA, ha presentato i dati del monitoraggio AIFA su questi classi di farmaci. Il prof. LorenzoMantovani, Presidente Comitato Scientifico “Fondazione Charta”, nel suo intervento ha spiegato: “E’ assodato che la terapia con le diverse incretine, quando usate in modo appropriato, contribuisce in modo efficace e costo efficace alla gestione di un paziente complesso come il soggetto diabetico. Questo ruolo è stato riconosciuto anche dalle agenzie di technology assessment che adottano i criteri severi nel giudizio dei nuovi farmaci, vale a dire lo Scottish Medicine Consortium (SMC) ed il NICE. Nonostante la letteratura scientifica italiana mostri rapporti di costo efficacia simili a quelli stimati da NICE ed SMC per Inghilterra Scozia e Galles, tuttavia l’uso di questi farmaci in Italia rimane a tutt’oggi decisamente più limitato di quanto sia in altri paesi, incluso il Regno Unito.”

In conclusione il Prof. Renato Lauro, Presidente dell’Italian Barometer Diabetes Observatory, ha evidenziato come sia necessario oggi affrontare globalmente gli aspetti pandemici dei diabetici, puntando sulla prevenzione, diagnosi e trattamento precoce e che certamente l’utilizzo di nuove classi di farmaci quali le incretine, servono in tal senso a portare un reale contributo nella terapia del diabete tipo 2.

Alla base del diabete di tipo 2 vi sono, principalmente, una ridotta ed alterata produzione di insulina e la resistenza agli effetti biologici della stessa: è stato dimostrato che un controllo glicemico ottimale riduce le complicanze croniche di tale patologia. Fino a poco tempo fa, la terapia farmacologica del diabete tipo 2 era basata in via quasi esclusiva sulla metformina,  sui secretagoghi (sulfoniluree e glinidi), sui glitazoni (pioglitazone) e sull’insulina. Di recente, si è diffusa una nuova classe di farmaci, le cosiddette incretine, che comprendono  gli agonisti del recettore del Gastrointestinal Like Peptide (GLP-1)  (ARGLP-1, exenatide e liraglutide) e le glipitne (inibitori della dipeptil-peptidasi 4 -DPP4).

Il Diabete Mellito di tipo 2 (DMt2) è una delle sfide più ardue per tutti i sistemi sanitari del pianeta, a causa della continua e inesorabile crescita della sua prevalenza, dipendente soprattutto dalla diffusione dell’obesità e dall’invecchiamento della popolazione. Si stima che entro il 2030, nei Paesi industrializzati, il DMt2 possa diventare la quarta causa di morte; tra le persone affette da diabete, infatti, le patologie cardiovascolari sono da due a quattro volte più frequenti rispetto ai soggetti non diabetici di pari sesso ed età. Secondo i dati riportati nell’annuario ISTAT del 2010, in Italia è diabetico il 4,9% della popolazione (5,2% delle donne e 4,5% degli uomini), pari a circa 2.960.000 persone

 

da PHARMASTAR