I cani che fiutano il diabete

Alcune specie rilevano le alterazioni della glicemia nel sangue dei padroni

Il cane è il miglior amico dell’uomo e può diventare un formidabile aiuto per chi soffre di diabete. Non solo perché aiuta a fare attività fisica, ma anche perché potrebbe rivelarsi un eccezionale rilevatore diagnostico per scoprire se la glicemia sale troppo. Dopo diversi “aneddoti” che paiono dimostrare la capacità di alcune specie – in particolare i Labrador – di percepire gli “umori” rilasciati nell’ambiente dall’aumento del glucosio nel sangue, ora sta per partire alla Queen’s University di Belfast, in Irlanda, una ricerca proprio per dimostrare questa possibilità.

L’indagine scientifica nasce soprattutto per cercare di spiegare come l’olfatto canino riesca a percepire gli aumenti della glicemia nel sangue dei padroni dei quattro zampe, perché al momento non esistono prove chiare che dimostrino come questo possa verificarsi. Di certo c’è che, soprattutto negli USA, il cane che vive a stretto contatto con il diabetico è spesso una realtà.
Ci sono addirittura almeno due organizzazioni che si occupano di allenare i cani per affinare le loro potenzialità olfattive allo scopo di aiutare chi soffre di diabete. Nella California del nord, ad esempio, sono già stati “consegnati” cani “allenati” direttamente al domicilio di una trentina di pazienti affetti da diabete di tipo 1, quello che colpisce i bambini e i giovanissimi. E ci sarebbero già un centinaio di persone in lista d’attesa per avere presto l’animale “diagnostica”, in grado di segnalare al diabetico le elevazioni eccessive della glicemia.

L’allenamento prevede di insegnare ai cani – intorno ai due anni – l’abitudine progressiva a percepire nell’ambiente gli umori legati all’iperglicemia. Secondo alcuni responsabili di associazioni come “Dogs for diabetcs” (cani per diabetici) che si occupano proprio della “formazione” specifica degli animali, in media occorrono da due a tre mesi di corsi per assicurare la giusta preparazione ai cani. In media, basta questo breve periodo di addestramento perché il 90 per cento degli animali riesca a percepire le alterazioni dei valori di glucosio nel sangue.

 

Tratto da Il Secolo XIX del 06.02.2008