Digitopressione contro le complicanze da diabete

I risultati di uno studio clinico randomizzato parlano chiaro: la terapia che utilizza la sola pressione delle dita – la digitopressione – inibisce la progressione dell’ipercolesterolemia o lipidemia e diabete, migliora le funzioni renali e neuropatia nei pazienti con il diabete di tipo 2.

Per lo studio sono sati reclutati 80 pazienti cinesi affetti da diabete di tipo 2. I ricercatori del Wenzhou Medical College di Zhejiang (Cina) hanno seguito per tre anni tutti 80 i partecipanti e sottoposto ai test con la digitopressione 64 di questi.
Durante il periodo di trial, tutti i pazienti sono stati comunque trattati con le terapie comuni in questi casi. Hanno infatti assunto regolarmente i farmaci e seguito programmi dietologici e l’esercizio fisico previsti dai programmi per il controllo dell’iperglicemia e dell’ipertensione.

I pazienti del gruppo A, sottoposti alla terapia digitopressione, hanno ricevuto un trattamento supplementare di digitopressione della durata di 90 minuti, 4-6 volte alla settimana per 3 anni consecutivi.
Durante questo periodo sono stati monitorati i livelli di lipidi nel sangue, i livelli di glucosio a digiuno, il cuore, le funzioni renali e la velocità di conduzione nervosa (NCV).
Dai risultati delle analisi è emerso che a seguito della terapia durata 3 anni, i livelli di colesterolo totale, i trigliceridi, e il colesterolo “cattivo” LDL erano significativamente più bassi. Mentre erano più elevati i livelli di colesterolo “buono” o HDL. Sono anche stati osservati incrementi insignificanti aumenti dei livelli di creatinina sierica e proteine nelle urine nel gruppo A, rispetto a quelli del gruppo di controllo. Inoltre, i valori medi della NCV nel gruppo A a distanza di 2 anni dal trattamento erano significativamente superiori rispetto a quelli del gruppo di controllo non sottoposto alla digitopressione e sono risultati ulteriormente elevati anche al termine dello studio.

Commentando i risultati, i ricercatori suggeriscono che la digitopressione può essere un’efficace strategia aggiuntiva non farmacologica per alleviare lo sviluppo e la progressione delle complicazioni legate al diabete di tipo 2.

Lo studio è stato pubblicato sul “Journal of Alternative and Complementary Medicine” – Ke-Ke Jin, Lei Chen, Jing-Ye Pan, Jian-Min Li, Yang Wang, Fang-Yan Wang. September 2009, 15(9): 1027-1032. doi:10.1089/acm.2008.0608.
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da LaStampa.it Benessere