Diabete: ‘pancetta’ sotto accusa, studio italiano conferma

Quasi il 45% è obeso e la stragrande maggioranza è comunque in sovrappeso. E in due casi su tre (circa il 70%) il grasso in eccesso è tutto concentrato sul girovita. Questo l’identikit dell’italiano malato di diabete, emerso dallo studio ‘Promise-Dia’ condotto su quasi 1.400 pazienti assistiti in 36 centri specialistici della Penisola. La ricerca, sostenuta da Sanofi-Aventis e presentata oggi a Milano, conferma dunque lo stretto legame fra diabete di tipo 2 (il più diffuso) e obesità addominale: in particolare con il grasso viscerale, che riveste gli organi circostanti e che “insudicia arterie e capillari aumentando il rischio di infarto e ictus”, avverte Riccardo Vigneri, past president della Società italiana di diabetologia (Sid) e della Società italiana di endocrinologia (Sie).

“I risultati della ricerca – spiega l’esperto – dimostrano che la valutazione del tessuto adiposo intraddominale permette di superare il valore dell’obesità generale, misurata dall’indice di massa corporea Bmi (Body mass index)”. In altre parole, l”arma’ davvero indispensabile allo specialista per garantire al suo paziente una terapia più efficace è il centimetro. Metro alla mano, quando il girovita supera gli 80 centimetri nella donna e i 94 nell’uomo (livelli soglia fissati dalle società scientifiche internazionali per la razza caucasica), è allarme rosso per cuore e vasi. E i dati emersi dallo studio sono preoccupanti: “Il 68,6% degli italiani con diabete di tipo 2, che rappresenta il 90% di tutte le forme di malattia – ricorda il medico – presenta obesità addominale. Una condizione ancora più diffusa nelle femmine (91%), in cui il diabete aumenta il rischio cardiovascolare più che nei maschi”.

E ancora: “L’86% dei pazienti mostra sindrome metabolica”, ossia un mix di pressione alta, chili di troppo e alterati livelli di zuccheri e grassi nel sangue. Infine, “il 55,2% ha l’emoglobina glicata sopra il limite del 7%”. Segno che “in presenza di obesità addominale, a parità di trattamento è più difficile ottenere un buon controllo del diabete”, precisa Vigneri. Età media 62,5 anni e over 65 nella metà dei casi, per il 58% maschi e per il 42% femmine. Queste la caratteristiche demografiche dei pazienti diabetici reclutati per lo studio ‘Promise-Dia’. “Una ricerca che – continua Vigneri – offre uno spaccato preciso della situazione che il medico incontra ogni giorno nel suo ambulatorio”. Soprattutto oggi che “la diffusione di sovrappeso e obesità si avvicina sempre più a un’epidemia, con un terzo della popolazione nazionale interessata”, aggiunge.

Lo studio conferma insomma “il valore diagnostico e prognostico dell’obesità addominale”, soprattutto nei diabetici: in Italia almeno 3 milioni, di cui “circa un milione e mezzo, nonostante le terapie – stima l’esperto in base ai dati dello studio – non riesce a raggiungere valori di emoglobina glicata tali da dimostrare un buon controllo della malattia”. Con tutte le patologie correlate e i costi che ne conseguono: “Il 50% della spesa legata al diabete è legata infatti alle sue complicanze”, evidenzia lo specialista. In particolare, “nei maschi con diabete il rischio cardiovascolare raddoppia rispetto a quello degli uomini non diabetici, mentre per le pazienti donne la probabilità di un evento aumenta addirittura di 3-4 volte”. Questo perché, andando avanti con l’età, la popolazione femminile perde l’effetto ‘scudo’ regalato dagli estrogeni.

Parlando di popolazione sana, tuttavia, se oggi la donna italiana ha un’aspettativa di vita media superiore di oltre 7 anni a quella dell’uomo (82,5 anni contro 75), è anche merito della sua tipica forma ‘a pera’. “La distribuzione ginoide del grasso corporeo è protettiva”, conclude Vigneri. L’adipe su glutei e cosce sarà forse antiestetico, “ma dal punto di vista della qualità e della durata della vita è da ritenersi un grasso ‘buono'”.

 

(Adnkronos Salute)