Sui social circolano spesso paure o informazioni parziali sulle nuove immunoterapie come il teplizumab. Basiamoci sui fatti clinici: ecco i motivi per cui queste terapie cambiano la vita delle famiglie.

1. Intervento precoce, non reattivo: Non si aspetta più la comparsa dei sintomi per iniziare l’insulina. Oggi la ricerca permette di agire prima della manifestazione clinica o subito all’esordio, bloccando l’attacco autoimmune sul nascere.

2. Protocolli brevi, nessuna cura a vita: Niente ricoveri infiniti. Nei trattamenti proposti all’esordio per salvare il pancreas, sono previsti soltanto uno o due cicli in totale a distanza di 6 mesi, ciascuno della durata di circa 2 settimane. Un impegno temporaneo e ben definito. Che dipende se Teplizumab è fatto in prevenzione secondaria o terziaria.

3. Stop all’esordio traumatico (DKA): Intervenire precocemente azzera o riduce drasticamente il rischio di chetoacidosi diabetica (DKA) all’esordio, una complicanza acuta che può portare i bambini in rianimazione. Evitarla è un traguardo fondamentale.

4. Cellule beta “in cassaforte”: Proteggere la funzione residua delle cellule del pancreas che producono insulina significa garantire un controllo glicemico migliore, più semplice e con meno complicanze negli anni futuri.

5. Il valore del tempo: L’immunoterapia ritarda l’insulino-dipendenza di una media di 3 anni. O migliora il C-peptide residuo. Per un bambino significa 3 anni di compleanni, scuola e crescita in totale normalità, senza aghi, monitoraggi continui e senza il pesante carico della malattia. E migliore prospettiva di protezione dalle complicanze.
La medicina innovativa ci regala lo strumento più prezioso: il tempo. Non lasciamoci frenare dal passaparola dei social. Per ogni dubbio, il diabetologo di riferimento è l’unico vero alleato della salute dei vostri figli.
di Andrea Scaramuzza
Responsabile Endocrinologia, Diabetologia & Nutrizione Pediatrica
ASST di Cremona