Diabete: con una migliore organizzazione dell’assistenza migliorano la cura e il controllo della malattia

La disponibilità nei centri per la cura del diabete di adeguate risorse mediche specialistiche (diabetologo, oculista, ecc.), infermieristiche e di professionisti sanitari come dietista, podologo, psicologo e relativi ambulatori specializzati, ha un impatto clinico positivo sulla cura della malattia.

Le persone con diabete assistite in centri con un’organizzazione integrata dell’assistenza, in grado di far fronte a tutti gli aspetti connessi con questa malattia cronica, le condizioni concomitanti (come ipertensione e ipercolesterolemia), le complicanze (dalla retinopatia che causa danni alla vista, alla nefropatia che compromette la funzione renale, alla neuropatia periferica che favorisce le lesioni al piede, sino all’aumentato rischio di arteriosclerosi e quindi di infarto e ictus), mostrano una tendenza al miglior controllo della glicemia (66,7% dei casi con valori di emoglobina glicosilata o HbA1c inferiore a 7%, contro un dato oscillante tra il 62 e il 66% in chi è curato in centri meno strutturati).

Anche la pressione arteriosa di queste persone risulta meglio controllata: il 43,2% ha valori entro le soglie stabilite dalle linee guida internazionali, ossia inferiori a 130/85 mmHg, rispetto al 33-38% di chi viene assistito in centri meno strutturati. Non sono state invece evidenziate differenze significative per quanto concerne il controllo del colesterolo.

Questi risultati, presentati oggi al IV Congresso Nazionale del Centro Studi e Ricerche – Fondazione Associazione Medici Diabetologi (AMD), costituiscono i dati preliminari del più ampio progetto di ricerca sul rapporto tra aspetti strutturali e organizzativi e risultati dell’assistenza diabetologica mai condotto in Europa. “Lo studio QUASAR, realizzato in collaborazione tra AMD e Consorzio Mario Negri Sud, con il contributo incondizionato di GlaxoSmithKline, è iniziato nel 2005 e si concluderà nel 2011 – ha spiegato Chiara Rossi, tra i responsabili del progetto. Coinvolge 78 centri diabetologici sul territorio italiano e oltre 6.700 persone con diabete. Oggi abbiamo presentato la prima analisi delle persone con diabete reclutate”.

“Questi dati sono da considerare assolutamente preliminari – ha detto Umberto Valentini, Direttore Centro Studi e Ricerche AMD. – Confermano tuttavia, dal punto di vista clinico, quanto già emerso dall’analisi economica di esperienze pratiche. Secondo i dati elaborati dall’Azienda sanitaria locale (ASL) di Brescia, nella quale opero, che conduce un programma di gestione strategica (disease management) della malattia, le persone con diabete rappresentano poco più del 4% degli assistiti, ma consumano l’11% delle risorse. E’ stato dimostrato che coinvolgendo nella loro assistenza diverse figure professionali mediche e non mediche, e organizzandone l’azione, si riducono le complicanze, proprio grazie al miglior controllo del profilo metabolico. I costi della malattia sono diminuiti da un valore medio pro-capite di circa 2.650 euro nel 2000 a 2.500 euro nel 2003, con una drastica diminuzione del costo per i ricoveri (-28,8%), indice proprio di una minor presenza di complicanze” ha aggiunto Valentini.

“I primi dati di QUASAR, che potremo valutare appieno solo tra 3 anni, ci dicono anche un’altra cosa importante – ha proseguito Rossi. – Dimostrano inequivocabilmente che nei centri più strutturati gli indicatori di processo, ossia quello che viene fatto, come la frequenza della misurazione dell’HbA1c, della pressione arteriosa, del profilo lipidico, sono nettamente migliori. Tuttavia non è dimostrata corrispondenza tra questi indicatori e il risultato della terapia.
Significa, in altre parole, che non è sufficiente controllare, ma è necessario adeguare prontamente la strategia di cura ai risultati del controllo.
Al termine dello studio, poi, ci aspettiamo di valutare un altro aspetto fondamentale per migliorare ulteriormente la qualità della cura e dell’assistenza diabetologica in Italia: misurare l’impatto dell’organizzazione delle strutture e dei processi utilizzati sul verificarsi delle complicanze macrovascolari, come infarto e ictus”, ha concluso Rossi

 

da Salute Europa