Cammina e ti curi il diabete

Arrivano i personal trainer che insegneranno il fitwalking ai malati nei centri diabetologici

Praticare lo sport in libertà e migliorare la salute è lo slogan del progetto Freedom league dedicato alle persone diabetiche. L’iniziativa si avvale della collaborazione di Abbott diabetes care (che produce strumenti per la cura di queste patologie), ed è stata presentata ai primi di maggio a Villasimius (Cagliari) durante il primo Global forum dedicato a diabete e attività fisica organizzato dall’Aniad, l’Associazione nazionale italiana atleti diabetici. L’obiettivo è promuovere la pratica del fitwalking, una camminata sportiva che attiva la muscolatura senza affaticare articolazioni e cuore e permette una migliore risposta all’insulina.

Il progetto Freedom leaugue nasce grazie alla collaborazione della società Asd Fitwalking di Giorgio e Maurizio Damilano, vincitore quest’ultimo di una medaglia d’oro nella 20 chilometri alle olimpiadi di Mosca nel 1980. Sono una cinquantina i Centri di diabetologia in tutta Italia che hanno aderito all’iniziativa (l’elenco è consultabile dal sito www.freedomleague.it). Trainer laureati in scienze motorie formati ad hoc, con l’apporto del personale medico e infermieristico, accompagneranno i pazienti, in tutto circa mille, in un percorso che durerà sei mesi durante i quali sarà insegnata loro la camminata sportiva. In questo periodo saranno monitorati costantemente dal punto di vista clinico e motivazionale.

“Questa pratica, vicina al nuoto per il numero di muscoli impiegati durante l’esercizio, si pone a metà strada tra il normale passeggiare e la marcia agonistica”, spiega Maurizio Damilano, “è caratterizzata da un movimento del piede che prevede un appoggio vigoroso del tacco e una rullata seguita dalla spinta con la punta”.

“L’attività sportiva può essere considerata a pieno titolo un vero e proprio farmaco di benessere”, aggiunge il presidente dell’Aniad Gerardo Corigliano, “nel caso del diabete, l’esercizio motorio influisce in maniera positiva su tutti gli aspetti che lo caratterizzano: migliora l’insulino resistenza, riduce il fabbisogno di farmaci, l’osteoporosi, il grasso addominale, i livelli di ansia e depressione, il rischio cardiovascolare globale, migliora i grassi nel sangue, abbassa la pressione arteriosa, contribuisce a un miglioramento dei problemi di erezione negli uomini”.

Per il presidente Aniad anche l’attività sportiva deve dunque avere una corretta posologia: “è bene praticarla almeno tre volte alla settimana, minimo per 30 minuti, con il giusto grado di intensità e una corretta tecnica”. Corigliano ricorda infine i numerosi studi internazionali che dimostrano che un programma di attività fisica strutturata e una riduzione del peso corporeo di almeno il 5 per cento riducono del 60 per cento il rischio di malattia nelle persone predisposte: tra gli altri lo studio svedese “Malmo feasibility study” del 1991, il cinese “Da Qing IGT and Diabetes Study” del 1997, il finlandese “the Finnish Diabetes Prevention Study” del 2003 e l’americano “Diabetes prevention program”.

Una ricerca italiana condotta dall’èquipe perugina del professor Pierpaolo De Feo dimostra invece che a fronte di un investimento di circa 100 euro a persona per interventi educativi e personal trainer vi è una riduzione di spesa sanitaria di circa 500 euro all’anno (studio Diabetes Care, 2004).

di Carla Etzo

da Supplemento Salute di Repubblica.it