Agonisti GLP-1 nel diabete di tipo 1, nessun aumento di chetoacidosi e meno ricoveri nella real life

Negli adulti con diabete di tipo 1, spesso con sovrappeso o obesità e trattati off-label con agonisti del recettore GLP-1, l’utilizzo di queste molecole non risulta associato a un aumento del rischio di chetoacidosi diabetica o pancreatite ed è invece correlato a una riduzione significativa dei ricoveri ospedalieri, secondo i dati presentati al congresso AACE 2026.

Negli ultimi anni si è osservato un progressivo aumento dell’obesità tra le persone con diabete di tipo 1, con una prevalenza che negli Stati Uniti raggiunge circa il 37%. Questo cambiamento epidemiologico ha portato a un crescente utilizzo off-label degli agonisti del recettore GLP-1 come terapia aggiuntiva, soprattutto nei pazienti con eccesso ponderale.

Nonostante questi farmaci non siano approvati per il diabete di tipo 1, il loro impiego si basa su benefici già consolidati nel diabete di tipo 2, inclusi effetti favorevoli sul peso corporeo, sul rischio cardiovascolare e sulla funzione renale. Sono tuttavia emerse preoccupazioni cliniche rilevanti, in particolare il rischio di chetoacidosi diabetica (DKA), potenzialmente legato a una riduzione eccessiva dell’insulina o a una diminuzione dell’apporto calorico.

Disegno dello studio e caratteristiche della popolazione
Per chiarire questi aspetti, è stato condotto uno studio retrospettivo trasversale su larga scala presso il Loma Linda University Medical Center in California, includendo complessivamente 7377 adulti con diabete di tipo 1 osservati tra luglio 2024 e luglio 2025.

Di questi, 255 erano in trattamento con un agonista GLP-1, e presentavano caratteristiche cliniche diverse rispetto ai non trattati: erano mediamente più anziani (45 anni vs 37), con una maggiore percentuale di donne (65,2% vs 50,3%) e con un indice di massa corporea significativamente più elevato (33,4 vs 26,6), riflettendo un utilizzo selettivo in soggetti con obesità o sovrappeso.

Tra i farmaci utilizzati, semaglutide rappresentava il trattamento più frequente (65,5%), seguito da tirzepatide (23,5%), mentre una quota minore era trattata con molecole di generazione precedente come liraglutide o dulaglutide.

Nessun aumento di DKA e pancreatite
L’analisi degli endpoint di sicurezza ha mostrato che nei pazienti trattati con agonisti GLP-1 non si sono verificati ricoveri per chetoacidosi diabetica né per pancreatite nel periodo osservato. Al contrario, nei soggetti non trattati i tassi di ricovero per DKA e pancreatite sono stati rispettivamente dello 0,39% e dello 0,55%, con differenze tuttavia non statisticamente significative (P=0,62 per la DKA e P=0,64 per la pancreatite).

Hanno comunque indicato che l’uso dei GLP-1 non si associa a un incremento del rischio di questi eventi, un dato particolarmente importante alla luce delle preoccupazioni iniziali, e che suggerisce come, almeno in un contesto clinico reale, l’utilizzo off-label possa essere considerato relativamente sicuro sotto questo profilo.

Riduzione significativa dei ricoveri ospedalieri
Un risultato inatteso ma clinicamente rilevante riguarda la riduzione dei ricoveri ospedalieri complessivi. I pazienti trattati con GLP-1 agonisti hanno mostrato un’incidenza significativamente inferiore di ospedalizzazione rispetto ai non trattati, pari al 7,45% contro il 13,11% (P=0,01). Sebbene lo studio non abbia analizzato in dettaglio le cause dei ricoveri, è plausibile che questa riduzione sia correlata ai benefici sistemici dei farmaci GLP-1, in particolare sul profilo cardiovascolare e metabolico, come già osservato nel diabete di tipo 2.

Come hanno segnalato gli autori, la natura osservazionale, monocentrica e retrospettiva dello studio impone cautela nell’interpretazione dei risultati. Esiste infatti un potenziale bias di selezione, poiché i farmaci potrebbero essere prescritti a pazienti con caratteristiche cliniche più favorevoli o con maggiore aderenza terapeutica, limitando la possibilità di stabilire un rapporto causale diretto tra trattamento e outcome.

Implicazioni pratiche: gestione dell’insulina
Un aspetto cruciale nella pratica clinica è la gestione della terapia insulinica nei pazienti che iniziano un GLP-1. La riduzione dell’appetito e dell’introito calorico indotta da questi farmaci richiede un aggiustamento della dose di insulina per prevenire ipoglicemie. Tuttavia, una riduzione eccessiva può aumentare il rischio di chetoacidosi.

Per questo motivo viene raccomandato un approccio personalizzato. In pazienti con buon controllo glicemico iniziale, ad esempio con emoglobina glicata (HbA1c) inferiore al 7,5% e time in range del 65–70%, può essere appropriata una riduzione iniziale dell’insulina del 20–30%, accompagnata da un monitoraggio clinico stretto nelle fasi iniziali del trattamento.

Prospettive future
Sono attualmente in corso studi randomizzati di ampie dimensioni, come i trial SURPASS-T1D-1 e SURPASS-T1D-2 con tirzepatide, che forniranno evidenze più robuste sull’efficacia e sicurezza di queste molecole nel diabete di tipo 1. I risultati di questi studi saranno determinanti per comprendere se i benefici osservati nei dati real-world possano tradursi in raccomandazioni cliniche formali.

 

 

Da Pharmastar.it 

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