Staminali: sì alla ricerca su embrioni sovrannumero per Islam e Ebraismo, no per i Cattolici

Un sì all’utilizzo per la ricerca scientifica degli embrioni sovrannumerari, frutto delle pratiche di fecondazione assistita ed altrimenti inutilizzabili e destinati alla morte in contrapposizione al no dei cattolici è stato dato dai rappresentanti delle religioni ebraica e musulmana in occasione della conferenza europea sulle cellule staminali da cordone ombelicale in corso in questi giorni a Roma.

La 1st Cord Blood Transplant European Conference ha riunito per la prima volta scienziati, religiosi, filosofi, psicologi, docenti, politici italiani ed europei e associazioni di donatrici per confrontarsi sui temi etici e sulle implicazioni scientifiche legate alla donazione del sangue cordonale da cui si ricavano cellule staminali preziose per la cura di gravi patologie.

Presieduto dai professori William Arcese – responsabile unità di onco-ematologia e trapianti Università di Roma Tor Vergata e dalla professoressa Eliane Gluckman – Hospital Sanit Louis di Parigi, presidente dell’organizzazione internazionale Eurocord – il congresso si è aperto con una tavola rotonda “Bioetica, cellule staminali ed embrione umano: il pensiero religioso e laico” nella quale esponenti delle confessioni cattolica, ebraica e musulmana e rappresentanti della bioetica e della filosofia laica si sono confrontati sugli scottanti temi dell’utilizzo delle cellule staminali e della considerazione dell’embrione umano.

Il confronto ha evidenziato le differenze sostanziali delle prospettive religiose: la posizione della Chiesa Cattolica sulle questioni bioetiche parte, infatti, considerando l’embrione come persona umana, dotata di dignità e valore esistenziale sin dal concepimento. Alla luce di questo presupposto, la manipolazione o distruzione di embrioni umani è inconcepibile e la comunità cattolica respinge l’atteggiamento della scienza che trova giustificazione del proprio operato solo in sé stessa, senza tener conto della vita umana.

In un’opposta prospettiva si sono delineate le posizioni dell’Ebraismo e dell’Islam: in entrambe le religioni, infatti, l’essere umano acquisisce capacità giuridica al momento della nascita. Concordi nel divieto di produrre deliberatamente embrioni in vitro al solo fine della ricerca, Ebraismo e Islam non considerano l’embrione in vitro una vita potenziale a tutti gli effetti, per cui la ricerca scientifica e la crioconservazione sono permesse. Il punto di vista dell’Islam si spinge in tal senso ancora oltre: la ricerca sulle cellule staminali è doverosa, ed addirittura obbligatoria, in una società che voglia acquisire nuova conoscenza al fine di salvare vite umane, sempre ponendosi in un’ottica di equilibrio e rispetto della vita umana.

“Riteniamo legittima la ricerca scientifica sugli embrioni, sia pure con cautele e controlli – ha affermato il Rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni – se ci sono tre condizioni: se l’embrione è in vitro, cioè extracorporeo alla donna; se ha meno di 40 giorni e se la ricerca ha il fine ultimo di salvare altre vite umane. L’uovo fertilizzato e isolato – ha sottolineato Di Segni – riteniamo non sia ancora una persona e, quindi, non ha le stesse tutele”.

”Secondo il Corano – ha evidenziato l’ambasciatore Mario Scialoja, membro del centro culturale islamico – il feto diventa essere umano solo successivamente e non dall’istante del concepimento; dunque la distruzione di un embrione non è infanticidio. Per l’Islam la ricerca sugli embrioni sovrannumerari è anzi un ‘obbligo’ al fine di raggiungere maggiori conoscenze, anche se diciamo no alla creazione ad hoc di embrioni da usare per la ricerca”.

Secondo Scialoja studi su cellule staminali embrionali sono in corso in Iran, Egitto, Singapore, Turchia ed anche Arabia Saudita: ”Nel mondo islamico – ha affermato – c’è un crescente consenso per un uso responsabile degli embrioni ai fini della ricerca”. Opposta la posizione della Chiesa cattolica: ”La Chiesa non dice no alla scienza – ha affermato don Andrea Manto della Pontificia Università Lateranense – ma dice sì alla dignità della vita fin dall’inizio, contro un orientamento solo sulla base di criteri economici o manipolativi”.

In seguito a quelle religiose, sono state presentate le posizioni del mondo laico, unanimi nel ritenere fondamentale la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ragioni scientifiche e valutazioni filosofiche concordano nel ritenere arbitrario considerare l’embrione una vita umana, e invitano ad aprire le porte ad una ricerca costante.

La tavola rotonda del pomeriggio dal titolo “Le banche del sangue di cordone ombelicale: una problematica sanitaria, sociale e politica” ha visto i partecipanti confrontarsi sulla situazione politica attuale in materia del “bancaggio” delle unità di sangue.

L’impiego di staminali nella pratica clinica e nella ricerca è un tema di grande attualità e questo incontro, oltre a fare il punto sulla situazione, è stato occasione di approfondimento in vista dell’Ordinanza di rinnovo del decreto, in scadenza il 9 maggio, che il Ministero della Salute sta predisponendo allo scopo di fornire precise indicazioni sulle procedure consentite per la conservazione del sangue del cordone ombelicale e la regolamentazione delle apposite banche del sangue.

Il cordone, che normalmente viene gettato, contiene sangue ricco delle stesse cellule staminali rinvenibili nel midollo osseo, donarlo significa perciò dare speranza di vita a persone con leucemie e linfomi che non dispongono di donatori compatibili in famiglia o non ne trovano tra i volontari. Per favorire tale pratica, semplice, rapida, indolore per mamma e bambino e soprattutto sicura per i rigidi controlli cui è soggetta, sono partite campagne di sensibilizzazione in varie regioni italiane, che vedono in testa molte donne disposte a donare.

“Oggi in Italia disponiamo di circa 40.000 unità di sangue del cordone ombelicale – ha dichiarato Maria Cristina Tirindelli, Presidente di ADISCO Lazio – Il nostro obiettivo è quello di informare e sensibilizzare donne ed istituzioni per arrivare a triplicare l’attuale inventario di unità disponibili, nell’ottica di soddisfare il fabbisogno nazionale.”

 

 

da Salute Europa

5 maggio 2007