Peron: “Io diabetico alla Sanremo nel festival di ruote”

Aveva 16 anni. “Correvo da cinque. Ma negli ultimi tempi avevo sempre sete, facevo spesso la pipì, mi venivano i crampi, mi disidratavo. Andai da un medico. Più che una diagnosi, sembrò una sentenza: diabete. Posso continuare a correre?, domandai. Devi continuare a fare sport, mi rispose. Ed eccomi qui”. Andrea Peron è uno degli otto corridori diabetici che domattina correranno la loro prima Milano-Sanremo. Gli otto corridori diabetici della Novo Nordisk: con lui due spagnoli (Lozano e Megias), due francesi (Planet e Lefrançois), un finlandese (Henttala), un belga (De Mesmaeker) e un olandese (Verschoor), testimoni di una malattia che colpisce 387 milioni nel mondo (ma fra meno di 20 anni saranno 592 milioni), di cui più di 3 milioni in Italia (il 5,5% della popolazione).

“NON MI SENTO DIVERSO” — “Ma non mi sento un corridore diverso – dice Peron – perché il diabete è una malattia che si può tenere sotto controllo, anche nello sport ad alto livello. Con farmaci, alimentazione, attenzione. In corsa, con un semplice test. A volte non sento neppure il bisogno di farmelo”. Sarà un’emozione lunga 300 km: “Mai fatti, in un solo colpo, in vita mia. E neppure riesco a immaginarmeli. Magari entrando in una fuga. Se no, risparmiando energie”. Peron si porterà dietro il ricordo della prima bici (“Una Rebellato gialla da corsa, avevo 9 anni, era un regalo di papà”), il brivido della prima corsa (“Qualche mese dopo, partii e arrivai, e lo considerai già un successo”), la gioia della prima vittoria (“Da esordiente, in volata”).

“STILE CICLISMO” — Padovano di Camposanpiero, perito informatico, è un passista veloce (“Ma non velocissimo: piazzamenti e podi, ma non ancora vittorie”), il suo debole “è che mi scoraggio facilmente”, il suo forte “è che velocemente mi riprendo”, sostiene che “la bicicletta è una scelta e poi uno stile” e che “il ciclismo è una vita da vagabondi”.
E la Sanremo? “Forse un festival di ruote”.

 

Marco Pastonesi

 

 

da La Gazzetta dello Sport