Medicina – Endocrinologia Oncologica: esperti a confronto a Udine

Udine 13 aprile – Il 15 e il 16 aprile si terrà a Udine il 1^ UpDate in Endocrinologia Oncologica che vedrà la presenza di numerosi esperti nazionali ed internazionali in endocrinologia e oncologia. Il meeting, organizzato da AME – Associazione Medici Endocrinologi, sarà un momento di incontro tra oncologia e endocrinologia con l’obiettivo di porre a confronto i principali esperti nazionali ed internazionali nella ricerca clinica.

“L’endocrinologia oncologica, spiega il dr. Franco Grimaldi, Direttore della SOC di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo – Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine e organizzatore del convegno, è una disciplina che studia i tumori che si sviluppano nel sistema endocrino e tutte le interazioni tra ormoni e neoplasie. Il convegno sarà l’occasione per analizzare ed approfondire alcune neoplasie che presentano aspetti endocrini: i tumori neuroendocrini gastroenteropancreatici, i tumori ipofisari, della tiroide, al seno, alla prostata e la gestione del diabete come complicanza della terapia oncologica; saranno inoltre presentati i trial su alcuni nuovi farmaci”.

I tumori neuroendocrini sono relativamente rari poiché presentano 2.500-2.700 nuovi casi all’anno e rappresentano meno dello 0,5% di tutti i tumori maligni. Sono più comuni tra gli adulti e gli anziani anche se possono essere diagnosticati anche in bambini e adolescenti. I più frequenti sono quelli che interessano il tratto gastroenteropancreatico (60-70%), seguono quelli che colpiscono i polmoni e apparato respiratorio (20-30%) e altre regioni del corpo come cute, tiroide, paratiroide e surreni (10%).

“Negli ultimi anni in campo endocrinologico ed oncologico sono stati compiuti notevoli progressi, sottolinea il dr. Franco Grimaldi coautore di una recente Consensus Internazionale sulla diagnosi dei tumori neuroendocrini. Un aspetto particolarmente interessante è quello dell’interazione tra diabete e tumori, la cui gestione presenta notevoli difficoltà e richiede una continua sinergia tra team diabetologico, team oncologico ed assistenza territoriale, con l’obiettivo di integrare le conoscenze scientifiche, migliorare la collaborazione esistente e programmare le attività in coerenza con il fabbisogno di appropriatezza e in sinergia con le potenzialità del Territorio”.

Infatti, tra i soggetti affetti da patologia oncologica e ospedalizzati, la prevalenza del diabete è significativamente la più elevata rispetto la popolazione generale ed i dati della letteratura riportano una prevalenza di iperglicemia del 38% tra le persone degenti. In un terzo dei pazienti, l’iperglicemia è spesso la conseguenza dei trattamenti antitumorali o delle terapie di supporto, in particolare quella cortisonica.

La coesistenza di diabete conferisce un incremento del rischio di mortalità per numerose patologie tumorali e pone problemi complessi relativi alla gestione clinica, come l’obiettivo del controllo dell’iperglicemia, quando l’aspettativa di vita si riduce e quali scelte terapeutiche adottare per controllare in sicurezza l’iperglicemia.

“Tra i principali farmaci utilizzati nel trattamento dei tumori neuroendocrini, continua il dr Grimaldi, si segnala il pasireotide, un potente inibitore dei recettori della somatostatina, e l’everolimus; entrambi possono avere effetti collaterali importanti tra cui un incremento della glicemia fino ad un diabete conclamato.

“L’endocrinologo, afferma Rinaldo Guglielmi, Presidente Associazione Medici Endocrinologi, occupa un ruolo centrale nella gestione multidisciplinare nella cura dei tumori neuroendocrini. Per tale motivo l’AME ha deciso di avviare una serie di iniziative formative volte ad aumentare   le competenze adeguate al riconoscimento, trattamento e follow-up di questi tumori; tali iniziative vengono svolte in collaborazione con gli altri specialisti coinvolti nella gestione multidisciplinare al fine di migliorare l’integrazione e la gestione dei casi più difficili”.

“Un’ulteriore aspetto significativo, prosegue Guglielmi, è l’insorgenza dell’osteoporosi secondaria alle terapie adiuvanti impiegate per ridurre l’aggressività del tumore. Alcune terapie adiuvanti possono operare un “blocco ormonale” inducendo un’eccessiva attività di “distruzione” dell’osso con conseguente perdita di massa ossea ed osteoporosi. In tali condizioni, è necessario utilizzare farmaci che rallentino la perdita di osso e riducano il rischio di fratture. Tra i farmaci al omento disponibili, il denosumab, è tra quelli con la migliore capacità di frenare il processo e dare  beneficio nel trattamento dell’osteoporosi secondaria alle terapie adiuvanti in ambito oncologico”.

“Seppur rare, conclude il dr. Grimaldi, queste patologie possono essere curate a distanza di anni con la corretta terapia, prolungando la sopravvivenza del paziente con un miglioramento della qualità di vita ed è fondamentale che più specialisti lavorino in team per tracciare il percorso diagnostico-terapeutico migliore per il paziente: un team così composto vede diminuita la percentuale di errore diagnostico, assicurando un percorso curativo molto più approfondito”.

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Foto Franco Grimaldi 1

Foto Franco Grimaldi 2

 

Ufficio stampa AME
HealthCom Consulting