La spesa: ogni anno per cura e assistenza tra i 10 e gli 11 miliardi

Nel 1998 il diabete pesava sulle casse dello stato italiano per circa 5 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa totale per la Sanità. Nel 2006, quando i pazienti erano quasi raddoppiati, si era già passati tra i 7 e gli 8 miliardi, circa l’8% delle risorse assorbite dalla Sanità. Ora le stime sono tra i 10 e gli 11 miliardi di euro con un costo più che raddoppiato in meno di 15 anni. 

I costi del diabete per il budget della Sanità italiana ammontano così al 9-10% di tutte le risorse disponibili. Ancora una volta non è il trattamento del diabete per sé la fonte maggiore dei costi, ma sono le complicanze a generare un conto molto salato per la Sanità.
Secondo le stime dell’Osservatorio ARNO ogni persona con diabete ha generato un costo diretto per la Sanità italiana di 2.921 euro. Le spese ospedaliere rappresentano oltre la metà (57%) dei costi complessivi, i farmaci sono pari al 29% (16% circa del totale della spesa farmaceutica pubblica nazionale) e le prestazioni specialistiche il 14%. In media una persona con diabete trattato con farmaci orali (diabete tipo 2) è costato il 40% in più rispetto ad una persona senza diabete (2.158 euro vs i 1.622 nel non-diabete); nel caso del diabete trattato con insulina (sia esso un tipo 1 o un tipo 2 in fallimento terapeutico) il costo è all’incirca triplicato (prossimo a 5mila euro).
Vediamo in dettaglio le spese.

I costi dei ricoveri ospedalieri
Tra i soggetti con diabete ricoverati in regime ordinario, le categorie diagnostiche più frequenti sono rappresentate dalle malattie dell’apparato cardiocircolatorio (47%), seguite da sistema nervoso (40%) e apparato muscolo scheletrico (22%). Tra le 10 diagnosi di ricovero a più alta incidenza di spesa, ben 7 si riferiscono a complicanze cardiache o vascolari. L’insufficienza cardiaca costituisce la diagnosi più frequente, con un differenziale rispetto alla popolazione senza diabete pari a +181%, che genera una spesa aumentata del 210%. La differenza maggiore nell’incidenza di spesa per ricovero rimane comunque quella legata all’arteriosclerosi (361%). Sia la durata media di degenza, sia la spesa media pro capite appaiono più elevate nel diabete in presenza di complicanze cardiovascolari rispetto a quanto si osserva nella popolazione generale con le stesse complicanze. Da rilevare infine che la differenza di spesa è molto elevata anche per il Drg riferito a insufficienza renale (+253%). Le donne con diabete sono gravate da un tasso più elevato di diagnosi per insufficienza cardiaca, rispetto agli uomini.
Da segnalare che anche i ricoveri per neoplasie maligne dell’apparato epatobiliare o del pancreas appaiono decisamente più frequenti rispetto alla popolazione generale (+222%), contribuendo ad alzare il profilo di spesa.
Diminuiscono invece i ricoveri per complicanze acute nella popolazione con diabete. Così, tra tutte le cause di ricovero, solo il 3.5% sono dovute a complicanze acute, siano esse come chetoacidosico o iperosmolare (94% o coma ipoglicemico (6%). Il tasso di ricovero per queste complicanze è sceso da 14,4 casi/1000 persone con diabete/ anno a solo 7,1, peraltro con una fortissima variabilità regionale probabilmente dovuta a diversi sistemi di organizzazione territoriale del trattamento del diabete.

I farmaci tra costi e consumi
Sulla base del trattamento farmacologico, si può stimare che i pazienti con diabete tipo 2 (uso di soli ipoglicemizzanti orali o dell’associazione ipoglicemizzanti orali+insulina) siano poco più del 91% di tutti i casi. Una stima prudente della frequenza del diabete tipo 1, considerando i casi trattati con sola insulina al di sotto dei 35 anni da valori intorno al 4% di tutte le persone con diabete.
La spesa per il trattamento farmacologico del diabete è particolarmente elevata nelle prime tre-quattro decadi di vita, in rapporto al costo del diabete tipo 1, e soprattutto costituisce un fortissimo aumento del costo rapportato alla popolazione senza diabete che, in quelle fasce d’età, consuma invece pochissime risorse. All’aumentare dell’età, il costo di una persona con diabete si stempera per il sommarsi di persone trattato con soli farmaci orali e la differenza con la popolazione senza diabete si riduce per l’aumentare del costo individuale nella popolazione generale, sempre più complicata. Rispetto al 1997 a fronte di un incremento dei casi trattati del 68%, la spesa media per trattato è sostanzialmente raddoppiata. Guardando le varie voci di spesa per farmaci, quella per farmaci propri del diabete (insulina e farmaci orali) si è mantenuta intorno ad un 20-22% del totale (intorno a 200 euro per anno nel 2010); la maggior parte della spesa è riferita ai farmaci attivi sul sistema cardiovascolare o antidislipidemici, con un aumento del 40- 50% rispetto alle persone senza diabete per una maggiore utilizzazione (statine ed altri farmaci per la dislipidemia, + 115%), pur ancora lontana da un uso secondo Linee guida.
Per le statine, solo il 39% dei soggetti con diabete continua una terapia con statine dopo un infarto del miocardio. È interessante osservare come la spesa per questi farmaci, così come quella relativa ad altri farmaci del sistema cardiovascolare (ACE inibitori, sartani) abbia subito un forte aumento fino al momento nel quale alcune molecole sono state rese disponibili come farmaci “generici”. Da allora, l’aumentata utilizzazione è stata largamente compensata dalla riduzione del prezzo e la spesa per unità di popolazione con diabete si è stabilizzata.
In questo panorama di spesa farmaceutica, non va comunque trascurato l’arrivo sul mercato di nuovi farmaci per il diabete, il cui costo potrebbe contribuire in modo significativo ad alzare il costo medio per unità di popolazione con diabete. Di fronte ad un costo annuo tra meno di 50 euro e 100 europer la metformina e le sulfoniluree di vecchia generazione, si parla oggi di costi dai 400 euro ad oltre 1.000 mille per soggetto trattato, che potrebbe dare un colpo definitivo alla sostenibilità di un sistema sanitario universalistico quale quello Italiano, considerando i numeri nei quali questi farmaci sarebbero potenzialmente impiegabili.

 

 

da quotidianosanità.it