Il ruolo delle incretine nel mantenimento dell’equilibrio glicemico

Le incretine sono ormoni prodotti da alcune cellule presenti nell’intestino e immessi nel sangue in occasione di un pasto. Le incretine più importanti sono il GLP-1 e il GIP, entrambe hanno l’effetto di promuovere, in modo glucosio dipendente, il rilascio dell’insulina da parte delle cellule beta del pancreas. Il GLP-1 inoltre, in combinazione con l’aumento dei livelli di insulina, riduce la secrezione di glucagone (ormone che regola il metabolismo degli zuccheri con azione iperglicemizzante in antagonismo con l’insulina) da parte delle cellule alfa del pancreas.

In occasione di un pasto quindi, l’aumento dei livelli di incretine aiuta, in modo glucosio-dipendente, a rilasciare una quota maggiore di insulina e a produrre meno glucagone, ottenendo un migliore controllo della glicemia, il cosiddetto “effetto incretinico”. Negli individui sani “l’effetto incretinico” è interrotto dopo 2 -5 minuti da un enzima: la DPP-IV o Di-Peptidil-Peptidasi IV)

“Le principali incretine – sottolinea il Prof. Francesco Giorgino, Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’università di Bari – sono il GLP-1 (glucagon-like petide-1) e il GIP (glucose-dependent insulinotropic peptide). L’industria farmaceutica ha prodotto sia molecole simili al GLP-1, ma non degradabili (analoghi del GLP-1, come exenatide e liralutide) sia inibitori dell’enzima che fisiologicamente degrada il GLP-1 e il GIP, la DPP-4, con il conseguente innalzamento dei livelli di GLP-1 e GIP nel sangue.

Va inoltre segnalato che studi finora solo in vitro e su animali hanno dimostrato un effetto protettivo delle incretine sulle Beta cellule. Mancano, al momento, risultati sulla capacità delle incretine di produrre effetti simili in vivo nei pazienti diabetici. Tuttavia, le osservazioni effettuate nei modelli sperimentali lasciano ben sperare riguardo alla possibilità che il trattamento con farmaci basati sul meccanismo di azione delle incretine possa favorire la sopravvivenza delle cellule beta pancreatiche e quindi consentire una migliore preservazione del patrimonio di beta cellule nel paziente diabetico.
Questo potrebbe essere di grande importanza da un punto di vista clinico, poiché il motivo per cui, nel diabete tipo 2, con il passare degli anni, la glicemia tende a salire sempre di più e le terapie farmacologiche si rivelano progressivamente meno efficaci è rappresentato in larga misura dal fatto che il numero di beta cellule si riduce progressivamente.

 

da Salute Europa