Il ruolo della tecnologia nel diabete dei più giovani

Il pancreas artificiale è efficace e sicuro nei bambini sotto gli otto anni che soffrono di diabete di tipo 1. A dirlo è uno studio coordinato dall’Università di Cambridge, pubblicato sul New England Journal of Medicine, in cui è stato confrontato il controllo glicemico durante l’utilizzo del sistema di controllo ad ansa chiusa o della pompa per insulina potenziata da sensore. I progressi tecnologici possono fare la differenza per la salute presente e futura dei giovani diabetici, ma anche per il benessere delle loro famiglie. “La gestione del diabete di tipo 1 nei bambini molto piccoli è impegnativa per via dell’elevata variabilità del fabbisogno insulinico, per la marcata sensibilità all’insulina e schemi di alimentazione e di attività imprevedibili – scrivono gli autori dello studio, sottolineando come i caregiver vivano in ansia per il timore che il bambino vada in ipoglicemia e siano quindi costantemente impegnati nel monitoraggio dei livelli glicemici – Questi problemi spesso portano a un elevato carico di gestione e a una ridotta qualità di vita per tutta la famiglia”. È qui che può venire in aiuto la tecnologia: i sistemi ibridi ad ansa chiusa (pancreas artificiale) sono sistemi in cui un algoritmo corregge automaticamente la somministrazione di insulina sulla base dei livelli di glucosio misurati dal sensore.

Lo studio randomizzato, con design crossover, ha arruolato 74 bambini che hanno ricevuto il trattamento in due intervalli di 16 settimane in cui sono state confrontate la modalità ad ansa chiusa e quella aperta. L’esito primario era la differenza nel tempo in cui la glicemia era nel range target (70-180 mg/dL). Nelle settimane in cui si usava la modalità ad ansa chiusa, la percentuale del tempo in cui la concentrazione di glucosio era all’interno di questo range era 8,7 punti percentuali più elevata, il che si traduceva in 125 minuti in più al giorno, una differenza clinicamente significativa. Col sistema ad ansa chiusa, il tempo trascorso in iperglicemia era più basso, mentre quello in ipoglicemia era simile. La mediana del tempo in cui è stata usata la modalità ad ansa chiusa nelle 16 settimane assegnate a questa modalità era alta, pari al 95%, a dimostrazione dell’usabilità anche in questa fascia di età.

“Lo studio di Ware e colleghi offre la speranza che le aree più problematiche della gestione del diabete nei bambini molto piccoli possa essere risolta con la tecnologia appropriata – scrive in un editoriale Lynne L. Levitsky del Dipartimento di pediatria dell’Università di Harvard – I cambiamenti includono diminuzioni del numero e della severità degli episodi ipoglicemici con i sistemi potenziati da sensore e aumento dei periodi di normoglicemia con la gestione ibrida ad ansa chiusa. È probabile che queste strategie di trattamento riducano lo stress dei genitori e la privazione di sonno e portino a una minore interferenza con le attività evolutive infantili per via di un maggiore potenziale di autonomia”. Il migliore controllo glicemico può avere conseguenze importanti sullo sviluppo cerebrale in un’età così delicata e su altre possibili complicanze del diabete. Levitsky sottolinea però che la tecnologia di cui disponiamo ha ancora spazio per evolversi, infatti, pur garantendo un buon controllo glicemico, causa iperinsulinismo periferico che può portare a distubi macrovascolari. “La prevenzione delle complicanze del diabete probabilmente richiede sia un eccellente controllo glicemico sia un apporto di insulina che sia fisiologicamente disponibile alla circolazione nel tratto epatoportale prima di essere rilasciata a livelli più bassi nella circolazione periferica”.

 

da UNIVADIS from MEDSCAPE

 

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