Glucagone: cos’è e come funziona

Il glucagone non è zucchero, non è glucosio che viene iniettato, non è una qualunque sostanza che AGGIUNGE zucchero al corpo e quindi copre l’attività dell’insulina in eccesso che fa andare in ipoglicemia.
Il glucagone è un ormone SALVAVITA che ESTRAE lo zucchero già esistente nel corpo, in particolare nel fegato, dove si trovano le nostre riserve di zucchero (chiamato glicogeno).
Il glucagone nelle persone sane viene prodotto dalle cellule alfa del pancreas, che sono vicino alle cellule beta (quelle che producono l’insulina) ed è un ormone controregolatore dell’insulina. In un corpo che funziona quando l’insulina sale il glucagone scende e viceversa. Inoltre quando il corpo di una persona sana è a corto di zuccheri il glucagone si attiva e li va a cercare nel fegato.
In una persona con diabete di tipo 1 purtroppo anche la funzione delle cellule alfa non va tanto bene e quindi il glucagone non viene prodotto per bene quando necessario (mi perdoneranno i medici la semplificazione, ma poiché la cosa è molto complessa da spiegare per chi non ha studiato biologia e medicina, direi che può bastare sapere questo).
Quindi il glucagone iniettato (quella scatoletta arancione che tutti i diabetici di tipo 1 dovrebbero avere in frigo o in borsa e se non la abbiamo è il caso di farsi fare la ricetta dal Diabetologo) va a stimolare il fegato a tirare fuori gli zuccheri lì presenti “in dispensa”, per coprire l’eccesso di insulina esogena, cioè iniettata.
E’ ovvio che se l’errore che ci porta in ipoglicemia è tale da farci perdere i sensi o se l’insulina che abbiamo iniettato è troppa rispetto al fabbisogno (35 unità a puro titolo di esempio son tante per qualunque tipo 1 non insulino-resistente) non basterà fare il glucagone, perché una volta finite le riserve che abbiamo nel fegato andremo di nuovo in ipoglicemia e a quel punto la situazione si farà molto problematica, perché non avremo più riserve cui attingere e andremo in coma.
Anzi potrebbe essere addirittura ancora più pericoloso fare il glucagone se ci si è iniettati una dose di insulina veramente eccessiva per sbaglio, perchè se nel frattempo non arriva l’ambulanza sono guai grossi.
Considerate che le riserve di glucosio nel fegato si riformano in 24-48 ore, capite quindi quanto può essere rischioso fare il glucagone senza aggiungere zuccheri immediatamente dopo per bocca e /o per via endovenosa.
Il glucagone esogeno è oggi presente in due forme:
– siringa parzialmente pre-riempita, da miscelare e iniettare intramuscolo. Va tenuta in frigo o si può tenere fuori dal frigo per 18 mesi a temperatura non superiore a 25 gradi. Si consigli ad ogni diabetico di tipo 1 di averla sempre dietro con se, come lo zucchero o il glucosio, perchè salva la vita. Questa formulazione è mutuabile.
– Glucagone nasale in forma spray: di facilissima somministrazione (v. capitolo più sotto), non rimborsabile al momento.

QUINDI, QUANDO SI FA IL GLUCAGONE?
– Quando la persona non riesce più a prendere per bocca lo zucchero o il glucosio o quando è già svenuta. Cioè in situazioni eccezionali come estrema ratio per rispondere immediatamente ad una ipoglicemia severa.
– Quando lo dice il proprio dottore

COSA SI FA DOPO AVER FATTO LA PUNTURA DI GLUCAGONE?
– Si chiama in ogni caso l’ambulanza, si spiega la situazione e si dice di venire a casa con le sacche di glucosata nel caso in cui l’ipoglicemia non sia risolta. – sempre è necessario reintegrare quanto prima il glucosio per bocca, quando la persona si riprende, e sempre bisogna chiamare il diabetologo, avvisarlo dell’ipoglicemia severa e chiedere il da farsi per non mettersi a rischio in caso di successiva ipoglicemia nelle seguenti 48 ore.

COSA E’ LA GLUCOSATA E PERCHE’ SI FA?
– E’ una flebo di soluzione liquida e glucosio in varie percentuali. Si fa per stabilizzare la glicemia in caso di ipoglicemia grave e prolungata o di rischio in caso di alte dosi di insulina, soprattutto se somministrate in eccesso per errore.

PERCHE’ NON SONO DISPONIBILI PUNTURE INTRAMUSCOLO DI GLUCOSIO INVECE DEL GLUCAGONE?
– Perchè quelle punture non farebbero nulla, il glucosio non verrebbe assorbito per via intramuscolare, causando invece un ascesso nella zona della puntura. Il glucosio si assorbe o per bocca oppure in vena. Oltre alla glucosata infatti esistono fiale di glucosio al 33% che possono essere fatte in vena, ma ovviamente, a meno di non avere un medico o un infermiere in casa, è impossibile somministrarle.

E IL GLUCAGONE NASALE?
– Speriamo sia presto disponibile gratuitamente, ma il fatto che sia facile somministrarlo non significa che possa essere usato a ogni piè sospinto. Valgono le stesse regole del glucagone iniettato.

CHE FACCIO SE MI INIETTO PER SBAGLIO UNA DOSE DI INSULINA ULTRARAPIDA O DI RAPIDA ECCESSIVA E CHE SO DI NON RIUSCIRE A COPRIRE IN 15-20 MINUTI INGERENDO GLUCOSIO E ALTRI CARBOIDRATI CORRISPONDENTI?
– Chiamo o faccio chiamare immediatamente l’ambulanza spiegando l’accaduto e chiedendo che portino la glucosata da mettere immediatamente in vena e intanto mangio zuccheri semplici come se non ci fosse un domani. E’ sempre importante quando si chiama l’ambulanza dire cosa è successo, perchè non tutte le ambulanze hanno la glucosata e/o personale che la può mettere in vena.

SE SONO DA SOLO A CASA E CAPISCO DI NON RIUSCIRE A GESTIRE L’IPOGLICEMIA, COSA FACCIO?
– Chiamo l’ambulanza e dico di venire con la glucosata poi mi siedo sulla porta di casa (aperta) con accanto l’astuccio del glucagone e cerco di rimanere al telefono con l’operatore che mi dirà cosa fare, sempre mentre continuo a mangiare zuccheri semplici. Tutto questo vale per il diabete di tipo 1.
Nel diabete di tipo 2, grazie a dio, le cellule alfa funzionano meglio e il glucagone prodotto dal corpo fa abbastanza il suo lavoro, in ogni caso, se si fa uso di insulina è importante confrontarsi con il proprio curante per capire cosa fare, se e quando usare o meno il glucagone iniettato e in ogni caso di ipoglicemie severe è importante sempre avvertire il curante e andare in ospedale dove stabilizzeranno la situazione.

 

 

Francesca Ulivi, giornalista, con la consulenza medico-scientifica del Prof. Emanuele Bosi