Trapianti: rischio trasmissione tumori, più basso del previsto

E’ piu’ basso del previsto il rischio che durante il trapianto di un organo possa avvenire anche il passaggio di cellule tumorali.

Lo hanno dimostrato gli studi italiani presentati oggi a Roma, nel convegno internazionale organizzato dal Centro nazionale trapianti dell’Istituto Superiore di Sanita’ e dall’universita’ di Pittsburgh. ”Finora non c’erano dati certi sul rischio della trasmissione di un tumore durante il trapianto e si riteneva che questo fosse comunque elevato”, ha detto il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa.
Uno dei fattori di rischio era considerata l’eta’ media dei donatori, il 42,5% ha piu’ di 60 anni, insieme alla la terapia immunodepressiva antirigetto nel ricevente.
”Per la prima volta – ha aggiunto – i dati italiani dimostrano che il rischio e’ meno elevato di quanto si ritenesse”.

Gli studi italiani, in parte pubblicati sulla rivista internazionale Transplantation e in parte in corso di pubblicazione sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanita’, sono il risultato del primo studio prospettico condotto su migliaia di pazienti grazie al registro istituto dal 2003. Grazie al registro sono stati stabiliti criteri che, per ciascun donatore, hanno permesso di evidenziare diversi livelli di rischio (da quello standard a non conosciuto, da calcolato a inaccettabile).
In quattro anni, ha proseguito Nanni Costa, grazie a questa griglia di valutazione e’ stato individuato un ipotetico rischio in 1.300 donatori. ”La griglia italiana – ha rilevato – e’ attualmente l’unico modello di studio i questo tipo a livello internazionale”. Contemporaneamente sono stati tenuti sotto controllo i riceventi e, fra questi, una ventina hanno ricevuto un organo da parte di donatori nei quali il tumore non aveva dato alcun sintomo e non era stato quindi diagnosticato. ”E’ risultato che nessuno dei riceventi ha la malattia”.

Da quanto osservato finora, risulta che il tumore puo’ trasmettersi con un trapianto solo se la malattia nel donatore e’ ad uno stadio avanzato. Si fa intanto strada l’ipotesi che esista un meccanismo di protezione naturale, una sorta di incompatibilita’, capace di bloccare le cellule tumorali

 

ANSA