Sei diabetico? Meno male che non vivi in Usa

Negli ultimi anni il costo dei farmaci per il diabete negli Usa è aumentato a dismisura, a fronte solo di un modesto incremento nei consumi, secondo quanto rileva un recente rapporto dell’Health Care Cost Institute. Il costo medio per la gestione del diabete di tipo 1 nei piani di assicurazione sanitaria sponsorizzati dai datori di lavoro è salito da $12.467 nel 2012 a quasi $18.500 nel 2016. 

Il 47 per cento di questo aumento sarebbe ascrivibile al maggior prezzo dell’insulina. Il costo per persona per questa terapia è infatti raddoppiato in soli 4 anni, passando da $ 2.900 nel 2012 a $ 5.700 nel 2016, una crescita principalmente legata all’aumento dei prezzi a livello del punto vendita. 

Data la sua sempre maggiore diffusione a livello mondiale, il diabete rappresenta un importante fattore di costo per la salute, inevitabilmente destinato a lievitare se si considera che nei soli Stati Uniti si stima che ben 86 milioni di adulti abbiano il prediabete. 

L’American Diabetes Association ha fatto presente che i costi associati agli oltre 30 milioni di diabetici statunitensi sono già più del doppio di quelli per le persone senza diabete e ha stimato che la diagnosi di diabete ha un costo di 327 miliardi di dollari all’anno. 

Negli Stati Uniti, il costo dell’insulina è in costante aumento, al punto che i pazienti potrebbero vedersi costretti a sacrificare la terapia, razionandola o addirittura sospendendola per poter far fronte ad altre necessità primarie. Naturalmente questa scelta non farebbe altro che peggiorare il loro stato di salute e aumenterebbe ulteriormente i costi dell’assistenza sanitaria. 

Una vita persa per aver razionato l’insulina
La drammaticità di questa situazione è ben evidenziata dalla vicenda di un 26enne statunitense con diabete di tipo 1, che nel 2017 è deceduto perché non poteva permettersi il farmaco. Il clamore mediatico suscitato da questa notizia rimbalza ancora oggi, un triste caso che ha assunto un valore rappresentativo del problema dei costi dell’insulina e che viene portato a esempio per sollecitare un intervento governativo che ponga fine a questa situazione.

Il giovane, con entrate per 35mila dollari l’anno non poteva sostenere i costi di una assicurazione sanitaria, $ 450 al mese gravati da una franchigia di $7.600 che lo avrebbe comunque costretto a pagare la cura di tasca propria per diversi mesi. 

Non potendo spendere $1300 ogni mese per acquistare l’insulina, ha cominciato a razionarla, fino a morire di chetoacidosi diabetica un mese più tardi. «La mia storia non è così diversa da quella che sento da altre famiglie», aveva commentato la madre. «I giovani stanno abbandonando il college. Si sposano solo per avere un’assicurazione, o non sposano chi amano davvero solo per non perdere l’assicurazione statale». 

Insulina a prezzi ingiustificabili
L’analisi dell’Health Care Cost Institute (HCCI) ha preso in esame le richieste di rimborso sanitario di 13.800-16.200 persone con diabete di tipo 1 che usufruivano di piani sanitari sponsorizzati dal datore di lavoro. Secondo il rapporto, il prezzo medio dell’insulina tra il 2012 e il 2016 è aumentato del 92% e il suo costo ha superato quelli legati alle prescrizioni di altri antidiabetici e alle cure ospedaliere e ambulatoriali. 

Niall Brennan, CEO di HCCI, ha fatto presente che è difficile giustificare questo aumento di prezzo, dato che il farmaco non è sostanzialmente cambiato. «Spesso ci viene spiegato che gli alti prezzi dei farmaci sono giustificati dalla necessità di finanziare nuove terapie innovative, ma il costo dell’insulina – una terapia datata alla quale 1,25 milioni di americani con diabete di tipo 1 si affidano per sopravvivere – è quasi raddoppiata negli ultimi cinque anni, nonostante minimi cambiamenti del prodotto», ha dichiarato. 

La ricerca ha rilevato l’aumento dei prezzi non può essere addebitato né a una mancanza di insulina e neppure a una maggior richiesta, dato che in quattro anni il suo utilizzo è cresciuto solo del 3%. Quello che sta cambiando sono i metodi per somministrarla. L’uso tramite siringa rimane il più diffuso, anche se dal 61% del 2012 è sceso al 53% nel 2016, mentre stanno prendendo sempre più piede le penne per insulina preriempite, il cui impiego nello stesso periodo è passato dal 38% al 46%. 

La protesta per l’insulina non si ferma
«Nessun malato che fa affidamento sull’insulina dovrebbe chiedersi se sarà in grado di permettersela», affermava pochi mesi fa l’American Diabetes Association (ADA) in una petizione online per una campagna per “l’insulina a prezzi accessibili”. 

Negli anni in molti si sono mobilitati per cercare di risolvere questo problema. Nel novembre 2016 il senatore del Vermont ha mandato una lettera per chiedere al Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti e alla Federal Trade Commission di indagare su alcune compagnie farmaceutiche produttrici di insulina per una possibile collusione sull’aumento dei prezzi. 

«Non solo queste aziende hanno aumentato i prezzi dell’insulina in modo significativo – a volte in doppia cifra da un giorno all’altro – in molti casi l’aumento sembra che sia avvenuto in tandem», riportava la lettera. «Abbiamo sentito dai nostri elettori che il costo dell’insulina salva-vita di cui hanno bisogno è sempre più insostenibile». 

Cosa sta facendo salire i prezzi dell’insulina?
Diversi fattori stanno alimentando gli aumenti dei prezzi. I produttori di insulina hanno modificato continuamente le formulazioni, creando insuline “analoghe” più facili da usare e con meno rischi di innescare una crisi ipoglicemica, ma che hanno richiesto milioni di dollari per lo sviluppo, osservavano i ricercatori della Johns Hopkins University in un rapporto del 2015 pubblicato sul New England Journal of Medicine

Questa pratica, che i ricercatori chiamavano “evergreening”, fa sì che i marchi più costosi conservino la copertura brevettuale evitando che altri produttori di farmaci possano copiare le formule e offrire versioni meno care. Questo è uno dei motivi per cui non ci sono insuline generiche ​​a basso costo negli Stati Uniti, scrivevano gli autori del rapporto. Un’altra ragione è che l’insulina è un farmaco biologico prodotto in batteri viventi o cellule di lievito ed è quindi più difficile da copiare per realizzarne una versione generica. 

Anche l’insulina biosimilare non è servita
L’attesissima introduzione negli Usa dell’insulina biosimilare a marchio Basaglar nel dicembre del 2016 avrebbe dovuto mettere a disposizione dei pazienti un tipo di insulina a un prezzo significativamente inferiore, ma non è quello che è successo, secondo Amy Hess-Fischl, membro del comitato editoriale della rivista web OnTrack Diabetes. Al momento del lancio, il costo di Basaglar era inferiore a quello della versione branded di solo il 15 per cento.

Basaglar e Admelog (insulina glargine e lispro) sono opzioni più economiche, ma in realtà la differenza con i prodotti di marca non è così elevata, ha spiegato Hess-Fischl. «Il brevetto di Lantus (insulina glargine introdottta in Usa nel 2001) era scaduto e Lilly ha lanciato la sua versione di glargine. Poi è scaduto anche il brevetto di Humalog (insulina lispro), permettendo a Sanofi di lanciare Admelog. Per le due aziende farmaceutiche si sono rivelate un nuovo flusso di entrate con un altro farmaco».

 

da PHARMASTAR