Quando il nemico è …. la famiglia.

Ciao a tutti,
vorrei presentarni per chi ancora non mi conoscesse bene, anche se sono iscritta alla ML da un po’ pero’ non intervengo molto.
Mi chiamo Simonetta, ma mi faccio chiamare Simo per praticita’, sono diabetica da quando avevo 9 anni e ora ne ho 33.
Sono sarda di Alghero, come Lina ma da circa 7 anni vivo a Londra, ci vivo e ci lavoro, e vengo seguita da un centro il quale e’  molto conosciuto per ricerche innovazioni ecc..

Volevo spendere due parole per quei genitori come Sarah, Tom, Lidia e sorelle come Daniela che danno supporto ai loro cari.
Quel supporto che alcune persone, vedi Lina, magari tante altre e me inclusa non hanno avuto.
E’ molto
difficile spiegare alla gente, magari anche amici cosa sia il diabete, come sia difficile gestirlo, come sia difficile conviverci, alzarci la mattina col mal di testa perche’ la notte precedente hai avuto un ipo, o magari svogliata per un iper, come fai a spiegarle queste cose, come fai a spiegare queste cose ad una persona che non vive il diabete tutti i giorni quando nemmeno i tuoi genitori e tue sorelle non lo capiscono?
Se non aiuti tua madre nelle faccende domestiche sei una scansafatiche se hai avuto sbalzi di glicemie e ti senti nervosa sei una nevrotica o musona.
E’ per questo che sono andata via dalla Sardegna, si sono scappata, non ho affrontato il nemico e cioe’ la mia Famiglia, per il mio bene psicologico.
Pensate che quando avevo 15 anni bevevo alcool, mi facevo di birra o Martini per dimenticare il tutto per stare bene.
Per fortuna non e’ durato molto, forse madre natura mi ha dotato di quel buon senso non so…
Pero’ e’ cosi’: il diabete nella mia famiglia era ed e’ Tabu’.
Perche’? Piu’ ci penso e meno riesco a darmi una spiegazione.
Pensate che la settimana scorsa sono scesa in Sardegna per delle ferie e al tg2 Salute parlavano di Diabete gestazionale, in quel momento mia sorella stava parlando e io ho chiesto (gentilmente) che stesse zitta perche’ volevo ascoltare la notizia.
sapete che mi ha risposto lei?
” Beh gira gira bisogna stare zitti quando si parla di diabete.”
Non vi dico di che colore e’ diventata la mia faccia e quanto male mi abbiano fatto le sue parole. Non immaginate quanto dolore e sofferenza mi causa questo disinteressa o mancanza di conoscere.
Avrei desiderato una sorella come Daniela che era vicina al fratello, prima durante la malattia, dopo il trapianto e tuttora con la ml, una sorella che si e’ sempre informata sul diabete, e tuttora lo fa per gli altri nonostante il fratello sia insulinoindipendente.
Per una mamma come Sarah che non dorme la notte pensando al suo piccino, al dovergli misurare la glicemia o fargli delle unita’ in piu’ perche’ sta andando in iper, per Tom e tanti altri padri che invece di chiudersi in un mutismo e sofferenza parla del diabete di suo figlio e se ne fa portavoce come se il diabete l’avesse lui…

Mi dispiace se vi ho annoiato o forse mi sono dilungata un po’ pero’e bello sapere che ci sono persone come voi e GRAZIE a voi i vostri figli cresceranno con una sicurezza e fiducia impari.
Perche’ parlarne in famiglia e’ importante,non ti fa sentire ignorato o insicuro.
Continuate cosi perche’ questo vi fa rendere delle persone speciali.

Con affetto

 

Simo

 

 

Ciao Simo, lo sai che io ti sono molto vicina in questi momenti…. anche la mia situazione non e’ delle migliori ma io vivo per me stessa!!!!
non voglio essere piu’ capita dai miei anzi ti diro’ che oramai non parlo piu’ dei miei problemi,  … tanto non capiscono!!!!!
pensano che voglia essere compatita ma sinceramente, quello che e’ successo a Pisa, per il mio trapianto, mi ha fatto capire tante cose! non voglio piu’ condividere i momenti belli o brutti che siano con i parenti … tanto ognuno pensa ai fatti suoi … io ho deciso di vivere a pieno ritmo e mentre prima cadevo in depressione, perche’ mi facevano sentire una nullita’, un’ egoista, ora ho un bel sorriso stampato sul viso ma non e’ falso…cerco di prendermi cura del mio animo!!!!!
io sto bene, il mio diabete sta bene e tutti quelli che mi stanno accanto stanno bene!!!! cosa dirti … i miei credono che sono una povera fallita, una fissata perche’ vado a fare i controlli, figurati che mio padre dice che i medici sono come i meccanici, ti trovano sempre qualcosa che non va!!!! ma cosa devo fare???? rido!!!! rido sempre di piu’!!!!
almeno, ora vado a fare tutti i controlli, prima mia mamma, in un certo senso me lo impediva …lavoravo con lei, e quando lavori in famiglia, le ore son sempre tante .. la mattina che dovevo fare i controlli, mia mamma mi diceva che prima dovevo fare il mio dovere, ma non potevo andare a fare un prelievo alle 6!!!!
ma basta parlare di queste cose … penso che altrimenti ognuno di noi potrebbe scrivere un libro!!!!
beh, tutta colpa dell’inquinamento!!!!!! sta rovinando la testa a parecchi!!!!! prendiamola a ridere, credo che il nostro corpo ci ringraziera’!!!!!

un bacio, ciao ciao    

 

LINA

 

 

 

Beh siccome ne parliamo ne volevo parlare anch’io perchè ho un grosso peso del quale non ho mai parlato, perchè io sono il tipo che vuole andare d’accordo con tutti, e fare sempre finta che tutto è dimenticato e che va tutto bene.

Al mio trapianto, a parte mio marito, sono stata quasi per dire “sola”.
Ho tre fratelli che in un mese intero di ricovero sono venuti a trovarmi 1 o max due volte. Nel mio coma di 9 giorni solamente uno (fratello) è venuto a trovarmi e una sola volta!!!!!   Mio marito si è sentito molto solo e voleva morire per il dolore (i suoi non sono qui) ed a lui devo tutto perchè mi è rimasto accanto per 1 mese intero 24/24.

Non ne ho mai parlato, ma questa cosa anche oggi mi fa male.
I miei stavano in Italia. Non riuscivano a trovare un volo per ritornare il piu presto possible qui in Canada (era fine luglio) e quando sono finalmente tornati erano passate già tre settimane. Lo so che hanno sofferto tanto anche loro ma avrei voluto averli accanto. 

Insomma, non ho mai detto niente alla mia famiglia e non so se sia normale sentirsi cosi, ma ogni volta che ci penso mi invade una grande tristezza nel cuore.

I miei sono sempre stati abbastanza comprensivi però siccome pensavano che il diabete era ereditario, si sono sempre sentiti un pò colpevoli e vergognosi, e purtroppo credo che non dovrebbe essere cosi.

Adesso mi stanno piu vicino, sono piu comprensivi (i miei) non i fratelli ed anch’io come Simona sognavo di avere per lo meno uno dei i miei fratelli che fosse un pò come Daniela, ma come LEI ce ne sono pochissimi secondo me…… anzi…….

L’ultima cosa che a me ha fatto tanto male, e lo so che mia madre non lo faceva per farmi del male ma piuttosto per aiutarmi, mi nascondeva il cibo. Tutti in casa sapevano dove nascondeva certe cose e solo io no. Con questo suo atteggiamento mi aveva ferito molto, ma un giorno l’ho confrontata e poi si è resa conto che quello che faceva, dava risultati completamente diversi da quelle che si aspettava Lei.
Si deve assolutamente aver fiducia in un figlio !!

Ok, comunque è la prima volta che parlo di questo, il cuore mi batte forte.
Scusatemi. ma dovevo.
Anzi vi ringrazio per avermi dato questa occasione di parlarne.

ciao

 

Vicky  

 

 

Come mi spiace sentire queste cose, cara Vicky! O Simo, o Lina…

Io e mio fratello non abbiamo mai avuto un rapporto di complicità “fraterna” (almeno se vedo cosa succede tra i miei figli!): io sono più grande di lui di 5 anni, sono sempre stata la sorella “brava”, lui lo “scapestrato”.
(Io e mio fratello siamo il sole e la luna )
Io gli davo ripetizioni (e pure qualche scappellotto!) quando era alle superiori.
Io tenevo il motorino per 5 anni, lui in 5 minuti me lo distruggeva!

Poi quell’accidenti di malattia…lui che ha voluto gestirsela da solo…io che l’ho “accontentato” defilandomi.
Fino a quando sono esplose le complicanze e allora è tornata la “sorella maggiore”, quella che gli preparava i riassunti per passare l’interrogazione, quella che gli preparava le tesine per la maturità…quella che si è messa a cercare informazioni, dati, statistiche sui trapianti.

Vivevo in Inghilterra in quel periodo e ricordo le ore passate al telefono per cercare di farlo parlare, sfogare…mi riempiva di parolacce, diceva che non capivo, non potevo capire: io zitta, a volte piangendo, lo lasciavo gridare.
Spesso mi sbatteva la cornetta giù…poi mi richiamava, sereno, tranquillo, come se non fosse successo nulla.
Non si scusava, ma a me bastava sentire la sua voce rasserenata per capire che “aveva funzionato”.
Quando è stato trapiantato mio marito era stato trasferito in Venezuela: io restai a Milano per quell’anno.
In quei 15 giorni fui la carta da parati del San Raffaele, settore Q, primo piano: nessuno avrebbe mai potuto tenermi da un’altra parte.

Mattino e pomeriggio. A fare “niente”, perchè non c’era certo bisogno di nulla, l’assistenza è stata ineccepibile, solo a fargli compagnia, a dargli fiducia, a dirgli, 5 minuti prima che glielo dicesse il medico cosa sarebbe successo (perchè ci credesse).

Ve lo garantisco: neanche per un momento ho pensato che non ce l’avrebbe fatta!
Neanche nei 2 momenti di “paura” che comunque ci sono stati in quei 15 giorni. E questo lui lo “sentiva”.
Quando l’ho riportato a casa, ha detto a mia madre: “non credevo che Daniela fosse così”… a me sembra di essere stata solo una sorella…ora leggo con tristezza le vostre email…

Fu emozionante sentir dire in televisione “Vorrei ringraziare il professor Secchi, i suoi medici, il suo reparto…e quella nazista di mia sorella che non mi ha mollato per un attimo…”
Ma cosa c’era da ringraziare? A me sembra di aver fatto solo una cosa normale.
Io credo che sia “strano” chi si comporta diversamente, non una sorella che fa la sorella!

Un bacione Vicky, io ti considero un pò la mia “nipotina” canadese…se vuoi una zia italiana … sono qui!

 

Daniela

 

 

Carissima Daniela,

Ancora adesso scrivendoti sto piangendo, piangendo a causa delle tue parole, e delle cose che dici.
Quante volte avrei voluto che uno dei miei fratelli mi dicessero ‘sai Vicky ho cercato informazione su internet e lo so che non sarè facile ma…saro con te….. ecc ……niente! Ho vissuto tutto da sola con mio marito che stava anche lui completamente solo, abbiamo 33 e 34 anni!!!!.
Quante volte lui mi ha detto ” quando stavi in coma non avevo nessun con cui parlare e per la prima volta mi sono rivolto a Dio, non riuscivo a smettere di piangere” lui prima era non credente. 

Sai Daniela, non volevo ripensare a tutte queste cose, preferivo nasconderle dentro di me, ma avete scatenato qualcosa e ti ringrazio delle tue parole, di sentire nel tuo cuore che sono come una nipotina perchè l’accetto senza rifletterci nemeno un minuto.

Io non so perchè per ora sono l’unica nella famiglia che ha una malattia, però sono convinta e sicurissima che se un fratello, un genitore, un amico o mio marito andasse in coma……..potrebbero essere sicuri che starei lì per tutto il tempo, senza mai mollare e molto di piu, ma mi sembra che non siamo tutti cosi, non so che pensare.

A volte mi chiedo ma allora, mi amano davvero o non conto per loro, tanto sono solo una ragazza ammalata.
Grazie a Dio che ho un marito che non mi fà sentire cosi anzi sento il suo amore, la sua ammirazione e questo mi fà continuare, ma per gli altri sono davvero confusa.

Grazie per la liberazione

TVB tanto

 

Vicky

 

 

Che dire?
Sono Silvia e, da diabetica, ho incontrato persone profonde, sensibili e piene d’amore per me, come mia mamma e mio papà, ma anche persone che, pur amandomi, non hanno capito fino in fondo me e la mia malattia.
Mi ricordo ancora di mia sorella, più piccola di me di 3 anni, che mi ha confessato, dopo anni di diabete, di pensare che io fossi fissata e sclerata perché, se non si cenava alle 19.30 o non mi servivano a tavola entro 30 min. da quando avevo fatto l’insulina, iniziavo ad agitarmi e preoccuparmi.
Non aveva capito che dovevo fare l’insulina a quell’ora perché sennò saliva la glicemia, anche se non mangiavo, o che rischiavo di andare in ipo dopo 30 min. dalla puntura.

Era lei che era insensibile e non capiva? Ero io che non le spiegavo bene?

Non lo so. Durante il mio trapianto ho sentito molto vicini i miei, molti amici soprattutto voi della ML. Lei di meno. Era preoccupata, si informava ma so che non ha mai capito fino in fondo.

Forse, come dice Vicky, non è mai stata male (per fortuna!). Spesso chi soffre acquisisce una sensibilità particolare nei confronti del dolore degli altri, una forma di condivisione privilegiata. Quella condivisione che ha Daniela, anche se non è malata.

E poi ci sono diabetici che, nonostante la loro esperienza, non hanno imparato niente dal dolore, che dicono di amarti e di voler stare vicino a te, e poi ti abbandonano durante il ricovero in ospedale per il trapianto perchè….. sono malata e avrei potuto essere d’ostacolo alla sua vita, oltre a non potergli dare un figlio.
E lui che era diabetico da più anni di me, che cos’era: sano come un pesce?

Credo che sia inevitabile incontrare chi ci capisce e ci ama come siamo, chi è ignorante e non capisce, chi ha paura e ferisce per non essere ferito lui. Io ho cercato sempre di fare tesoro di ogni esperienza e di usarla per uscirne più forte. La cosa più importante della mia vita, come dice Daniela, è *la mia vita* e spetta a me difenderla con ogni strumento, sia esso un trapianto o allontanarmi da chi ho amato ma mi ha fatto male.

 

Ciao

 

Silvia

 

 

Mi accodo alla mail di Simona (con la quale, pur non conoscendola, condivido rabbia, frustrazione e tutto il resto…Christian, Alessandro…nomi di una lunga lista….) perchè ha detto cose che io non ho osato dire, sottolineare un ovvio che è senz’altro giusto.

Per Vicky, Simo e Lina……io non so come si fa a fare la mamma. In questi giorni, nuova della ml ho avuto tante parole buone, ma la verità resta questa: io non so come si fa a fare la mamma.

Quando Ale ha avuto l’esordio ed eravamo ricoverati in ospedale (dico “ricoverati” perchè io non l’ho lasciato un solo istante, mi sono anche beccata i rimproveri dei medici che passavano in visita, perchè incinta di sei mesi, secondo loro, sarei dovuta andare a casa a lavarmi, dormire nel mio letto anzichè su di una sedia….sono riuscita solo a riderne, mai mi sarei potuta assentare, neanche un  istante) m’è capitato di ascoltare una conversazione fra gli infermieri del reparto.

Eravamo in pediatria, il reparto di diabetologia si occupa solo dei day hospital…
Essendo arrivato Alessandro, gli infermieri si sono ricordati di un bambino che era stato ricoverato all’esordio, poi dimesso, poi nuovamente ricoverato purtroppo in coma.
Stavano parlando fra loro, senza pensare a me che ero a due metri, dicevano cose terribili, insulti pesantissimi indirizzati ai genitori….

Non capivo, da mamma che stava vivendo i primi giorni…non riuscivo proprio a capire, e pensavo che erano troppo duri con quei poveri genitori.
Poi mi hanno raccontato che, una volta dimesso il bambino, i genitori avevano completamente negato la malattia, non facendo controlli, non facendo mai una sola insulina….
Quando il piccolo era stato nuovamente ricoverato, ripeto in coma, loro si erano giustificati dicendo che il bambino non sembrava affatto malato….da qui la mancanza assoluta di cure.

Io ero fuori di testa in quei giorni, spaventata sentivo che il problema era grande ma la cosa che mi faceva stare peggio era la mia completa ignoranza in materia…Il buio….

Quando ci hanno dimesso mi sono messa a piangere davanti alle porte dell’ascensore perchè mi è preso il panico….
Ma quando ho sentito di quei genitori ho pensato che sicuramente c’era qualcosa di sbagliato, che gli infermieri avevano certamente  capito male, che forse il coma era successo per altre cause, che i genitori non c’entravano niente, perchè mai avrei potuto immaginare che dei genitori abbandonassero il figlio che ha bisogno di cure.

….Ora leggo quello che scrivete, care Lina, Simo e Vicky….e mi sento male perchè penso che forse gli infermieri avevano ragione, che esistono davvero cose del genere…e sento attraverso i vostri racconti, quanto male possa fare tutto questo, anche quando ormai si è grandi….Eppure non passa e non può passare… MAI.

Ricomincio da capo, io non so come si fa a fare la mamma.
La mia, oggi tranquillissima signora di 71 anni, quando ero piccola era una “fuori di testa”….
Contro tutto e tutti, protestava e andava sempre contro corrente…
Una “pazza” scatenata e anticonformista (per usare un eufemismo!).
Ma quando avevo la febbre non riusciva a dormire tranquilla, e doveva dormirmi accanto. Nella mia camera non c’era un secondo letto, così lei prendeva due coperte, e si sdraiava per terra, accanto a me….

E io ho avuto i figli tardi, due miracoli che mai mi sarei aspettata di avere. E ancora non so come si fa a fare la mamma. Ma quando Alessandro ha avuto il suo primo febbrone, istintivamente, sono andata a prendere due coperte nell’armadio, perchè neanche nella camera di mio figlio c’è un secondo letto (o meglio, c’è, ma sta in alto e io soffro terribilmente di vertigini…) per sdraiarmi a terra accanto a lui….

La magia della vita sta nel fatto che mio marito non ha voluto assolutamente  che dormissi per terra, e ci siamo ritrovati in tre nel lettone.

Chiedo scusa, sono stata lunghissima, cercherò di non farlo più….Si comincia con una madre “pazza” (che poi diventa una nonna incredibile) e ci si ritrova in tre nel lettone.

Fa male non sentirsi amati, nonostante l’amore che proviamo…
Ma cos’è peggio? Aver amato e perduto o il non aver amato affatto?
Chi fra noi è il più “povero”? Chi ha perso di più dalla vita? L’amore resta e ritorna…il non aver avuto il coraggio di amare anche…

Ma quando me ne andrò, quando raggiungerò la fine del mio sentiero, avrò la consolazione di aver fatto quello che sentivo nel cuore, la soddisfazione di non essermi MAI tenuta dentro un “ti voglio bene” a costo di diventare sdolcinata ed apparire scontata…..

Chi non lo fa, alla fine del sentiero ci arriverà comunque…ma forse avrà un sorriso in meno sulle labbra e qualche rimpianto in più….

Chiedo ancora scusa per la lunghezza…

Vi abbraccio, da mamma, tutte e tre


 

Sarah

 

 

Mi avete mosso dentro ricordi, emozioni, paure di quel fatidico 12 maggio 2005, giorno in cui feci, grazie alla mia testa dura, a Daniela, alla voglia di non arrendermi nonostante due coma provocati dal diabete, il mio trapianto di pancreas a Pisa.

Quel giorno, dopo la corsa per raggiungere l’aereoporto ed il volo che mi portò in ospedale, credo sia stato il più lungo della mia vita.

Dieci ore in attesa del trapianto in cui dovetti accettare che avrei dovuto fare quel percorso da sola, mio padre era già morto, mia madre non poteva neanche capire cosa fosse un trapianto per problemi di handicap suoi, non avevo fratelli o sorelle o un marito, ma VOLEVO a tutti i costi farcela.

Seduta su una barella in corridoio, con un feroce mal di testa, mi chiesi se esistesse un dio da qualche parte. La disperazione fa fare tante cose. E capii che la forza è dentro di noi, è la voglia di viverre ad ogni costo, di veder crescere mio figlio e di esserci nella sua vita.

E sopraggiunse una serenità, una calma che non so descrivervi, una cosapevolezza, assolutamente irrazionale, che da sola avrei potuto affrontare tutto il percorso.

Nella sala operatoria mi addormentai scherzando con l’anestesista.

In quel periodo avevo vicino un uomo a cui devo comunque tanto, perchè se lui non ci fosse stato, quasi certamente, neanche il mio trapianto avrebbe potuto realizzarsi. E’ stato con me in ospedale per tre mesi, perchè ebbi dei problemi di sanguinamento che si ripetevano, ma, per tornare al discorso della solitudine, non capì il mio dolore e neanche di cosa avessi bisogno.
Il mio trapianto divenne il suo trofeo da esibire, non riuscì a capire quanto avessi bisogno di silenzio e privacy in quella fase, di calore e tenerezza, non di inutili esibizioni.

Quello non era amore, ovunque tu sia, semmai esistesse una dimensione parallela, scusami ma è così, amore è dare senza chiedere niente in cambio, amore è comprensione, amore è alleggerire l’altro del suo dolore mettendosi, se necessario, anche in disparte e il tuo non era amore…forse un calesse…perchè facesti del mio trapianto il tuo show personale? Sapevi quanto mi facesse male perchè continuavo a dirtelo, ma tu…

…feci appello a quella forza che avevo sentito in quelle ore prima dell’intervento e cominciai a lottare per rimettermi in piedi il prima possibile. I medici di Pisa ne sanno qualcosa…ci scherziamo ancora, era un continuo sfidare i miei limiti, tanto che, visto che facevo ciclette quotidianamente, mi prendevano in giro perchè in quel mese ci sarebbe stata la maratona dei trapiantati e mi volevano iscrivere. Ho un bellissimo rapporto con i medici, specie i diabetologi che vedo di più, Alberto in particolare e la Gianna.

Vi ricordate ragazzi il tam tam continuo in ml, avevo il pc in ospedale, e questa fu la mia salvezza. Grazie per tutto quello che mi avete dato, per la vostra presenza, per il calore e l’affetto che mi trasferiste. Vi voglio bene.

E ora Silvietta, la dolce Vicky che bacio, Angelo, Monica, la signora milanese che poi, tanto milanese non è, non sei riuscita bene Daniè, e tutti gli altri che conosco poco, siamo quì a continuare un percorso che dal dolore spero ci porti alla serenità, alla consapevolezza dell’importanza del momento e della sua irripetibilità, all’importanza di esserci, sempre e comunque, all’importanza dell’amore in tutte le sue manifestazioni, all’importanza di saper dare solo per amore.

 

Teresa

 

 

Ritormare indietro a certi momenti che magari uno vuol dimenticare non è facile.
Anche perchè abbiamo sofferto tanto.

Nel caso dei i miei genitori, li amo da morire e credo che anche loro mi amono tanto, però mi è sempre rimasto dentro un piccolo qualcosa che anche se mi ha ferito, non affronterei mai con loro, perchè l’ultima cosa che voglio fare è ferirli.

Comunque un mese dopo il trapianto ho saputo da mia cugina che lei aveva trovato un volo per i miei però sapendo che l’operazione era andata bene hanno deciso di aspettare un pò.

Poi il coma, beh li si sono mossi, ma quando sono arrivati finalmente in Canada, erano passate già tre settimana e cioè, il coma di 9 gg, il rigetto, ecc……….sono arrivati pochi giorni prima di rientrare a casa mia.

Non ho mai detto niente e rimarrà cosi per la vita. Sono sicura che hanno fatto il possibile, ma insomma mi sento un piccolo qualcosa quando ne parlo e quindi vuol dire che alcuni momenti mi sento ancora ferita!!!! 
Il fatto che noi tutti siamo certamente più sensibili degli altri e al dolore… questo ci credo. Ogni volta che ascolto un programa con bimbi che hanno malattie ecc……io piango sempre perchè capisco il dolore invece quando mi guardo intorno la reazione non è la stessa.

Io comunque ho perdonato nel mio cuore i miei cari fratelli, come lo ha fatto anche Nelson, che avrebbe voluto un po d’appoggio nei momenti di disperazione, ma insomma la vita è cosi.
 Ed è vero che la vità ce la dobbiamo curare noi e solo noi.

Quando dovevo fare il trapianto in Italia, la cosa che mi ha spinto a rifiutare era perchè volevo stare vicino alla mia famiglia perchè credevo di poter contare su di loro però ora mi dico…….sarebbe stato lo stesso !!!!

Spero davvero che tutti noi possiamo un giorno trovare tranquilità e serenità dentro di noi, perchè la via della felicità  è nella pace con se stessi.

Grazie per avermi fatto sentire normale, a volte mi chiedo se magari sono io ad esagerare però poi rifletto di nuovo e mi dico “Come fa un fratello che sa che sua sorella è in coma e no la va a trovare … boh!” questo rimarrà sempre per me un enigma da risolvere.

Cara Teresa,

sono contenta di aver potuto rillegrti. Mi sei mancata.
TVB tanto tanto

 

Vicky