Il diabete spiegato da una mamma

Il mio cucciolo ha frequentato la scuola dell’infanzia ed ora è in prima elementare, ma da solo non può dosare l’insulina e anche se sa farsi il controllo glicemico in autonomia da due anni ormai, ha sempre bisogno della presenza costante di un adulto istruito sulla sua malattia e formato a far si che i livelli di zuccheri nel suo sangue non scendano sotto una certa soglia, in modo da evitargli di perdere i sensi ed entrare in coma ipoglicemico, ma bisogna fare attenzione anche a che non salgano troppo evitando così che il suo organismo (occhi, reni, apparato circolatorio) subisca troppi danni.

 

Così, come segue, ho dovuto presentare mio figlio alle sue maestre, agli istruttori di nuoto, sci e calcio e ai pochi amici che hanno avuto il cuore di chiedermi di più sulla sua malattia per aiutarci a vivere più serenamente:

 

Paolo è nato il 6 Marzo 2008, perfettamente sano e nella “norma”, all’età di 21 mesi gli è stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 1, da allora è insulinodipendente…. In realtà ognuno di noi è insulinodipendente, la differenza che passa tra un diabetico tipo 1 e un non diabetico non sta tanto nella dipendenza da insulina ma nel modo in cui questa viene prodotta ed arriva all’interno del corpo per svolgere l’indispensabile lavoro di traghettare gli zuccheri dal sangue all’interno delle cellule dell’organismo.

IL DIABETE E PAOLO

Il sistema immunitario di Paolo, e dei diabetici come lui, per ragioni ancora ora piuttosto ignote, invece di riconoscere come amiche le cellule-beta del pancreas le ha catalogate come nemiche, estranee al proprio organismo alla stessa stregua di batteri nocivi, corpi esterni, virus e le ha annientate, bloccate, distrutte. Le cellule-beta del pancreas di ognuno di noi producono insulina ogni qual volta percepiscano un aumento della percentuale di glucosio nel sangue e fanno ciò perché l’insulina è la chiave che permette agli zuccheri di essere assimilati dalle cellule, da tutte le cellule (occhi, muscoli, polmoni, derma….) tranne quelle cerebrali.

 

SENZA INSULINA.

Senza insulina non si vive, il corpo non riceve nutrimento, gli zuccheri ingeriti col cibo si accumulano nel sangue alzando velocemente la glicemia e a causa di ciò l’organismo patisce a tutti i livelli, aumenta uno stato di torpore e sonnolenza, si ha una sete implacabile, i reni compiono un lavoro improbo fino ad andare in grave sofferenza….. intanto, registrando una carenza di zuccheri a livello cellulare, l’organismo (ignaro della mancanza di insulina) da l’ordine di scindere grassi e proteine (muscoli) per trasformarli in zuccheri, il dimagrimento che ne consegue è velocissimo, ma questo processo oltre ad essere inutile è assai dannoso perché crea scarti (corpi chetonici) che intossicano tutto l’organismo danneggiandolo ulteriormente anche a livello cerebrale, lo step successivo è il coma iperglicemico in cheto-acidosi e poi la morte… tutto ciò non in anni, ma in mesi.

ALLA COSTANTE RICERCA DI UN EQUILIBRIO.

Senza insulina non si vive, lo ripeto, e così tutti i diabetici tipo 1 in tutto il mondo devono costantemente mimare il funzionamento della parte di pancreas che è stata distrutta, per fare ciò sono tenuti a controllare 4,5,6,7,8 volte al giorno la loro glicemia attraverso l’utilizzo di glucometri  i quali analizzano una goccia di sangue e di rimando permettono di visualizzare il valore relativo al contenuto di glucosio al suo interno in mg/dl: i valori di riferimento nella norma sono tra gli 80 mg/dl e i 110mg/dl. Oltre i 180mg/dl i reni vanno già in lieve sofferenza, sotto i 60 mg/dl l’organismo non ha l’energia ed il nutrimento necessario per svolgere al meglio le proprie funzioni, se la glicemia scende troppo può sopraggiungere il coma ipoglicemico. A seconda dei valori glicemici del proprio sangue ogni diabetico, quotidianamente, controlla, rivede, modifica, aggiusta la propria terapia insulinica.

IL GLUCOSIO (LO ZUCCHERO).

Lo zucchero nel sangue arriva per due vie differenti, la prima è attraverso il nutrimento, ciò che si mangia: tutti gli alimenti che contengono carboidrati più o meno complessi (ovvero che si trasformino all’interno del corpo più o meno velocemente in zuccheri semplici) vanno calcolati prima di essere ingeriti ed a seconda dei propri fabbisogni individuali stabiliti con il proprio diabetologo e a forza di tentativi, i diabetici di tipo 1 devono iniettarsi la quantità di insulina necessaria alla loro assimilazione a livello cellulare, non di meno e non di più… individui diversi, fasce giornaliere diverse, fabbisogni diversi.

L’altra via è attraverso il fegato (che è anche una sorta di  magazzino di zuccheri): esso “sbriciola” glucosio nel sangue con cadenza variabile durante tutta la giornata in modo da garantire una copertura “basale” di nutrimento giornaliero: il diabetico deve imparare a capire come funziona il proprio fegato e tenendo conto di ciò inserire nel proprio corpo anche l’insulina necessaria a coprire il suo lavoro.

L’unica terapia possibile, terapia e non cura, è la somministrazione di insulina.
L’insulina non può essere ingoiata, né spruzzata né spalmata: va iniettata nel derma.
Due sono attualmente le modalità di introduzione d’insulina nel corpo:

  • tramite più punture al giorno (terapia multi-iniettiva) tra cui una di insulina detta “lenta” per coprire la basale (il lavoro del fegato) ed una di insulina “rapida” per gestire gli zuccheri inseriti ai pasti.
  • attraverso microinfusore: macchinario programmabile, dell’ingombro di un grosso cellulare, contenente una siringa a pompa che attraverso un sottile catetere che termina con un’ago-cannula nella cute (ago cannula fissato con cerotto) inietta insulina a piccolissime dosi per coprire la basale e ad ogni pasto inietta, con intervento manuale, un “bolo” per coprire i carboidrati ingeriti.

    Paolo ha il microinfusore da quando aveva 23 mesi. L’agocannula e l’insulina vanno cambiate ogni 3 giorni, la puntura a volte è dolorosa. Ogni diabetico di tipo 1 staccato dal proprio microinfusore subirebbe un innalzamento repentino della propria glicemia.

Per meglio gestire gli andamenti glicemici, Paolo ha anche un sensore (dexcom) che rileva ogni 5 minuti il livello della glicemia intradermica e lo mostra sul display del microinfusore. I valori riferiti non sono da leggersi come precisi al 100%, in quanto in leggero ritardo rispetto alla glicemia effettiva (ritardo di 15/20 minuti) e quindi soprattutto prima di somministrare insulina è necessario fare riferimento alla glicemia capillare tramite glucometro (Paolo lo chiama “pic dito”).


IPERGLICEMIA/IPOGLICEMIA.
Il diabete tipo 1 di per sé causa dunque un innalzamento della glicemia che a lungo termine risulta nocivo a tutto l’organismo, questo innalzamento viene chiamato iperglicemia. Per combattere l’iperglicemia non si può far altro che introdurre insulina, ma bisogna essere molto attenti perché troppa insulina somministrata potrebbe far abbassare eccessivamente il contenuto di zuccheri all’interno dell’organismo portando alla condizione inversa chiamata ipoglicemia. In coma iperglicemico ci si arriva mantenendo dosi massicce di zuccheri nel sangue per periodi lunghi, in coma ipoglicemico basta sbagliare dosaggio una volta sola. L’ipoglicemia per un diabetico è molto più pericolosa, nell’immediato, dell’iperglicemia.


IPERGLICEMIA

(glicemia sopra i 180 mg/dl.)

Cause:

  • Somministrazione insufficiente di insulina rispetto alla quantità di cibo ingerito.
  • Forte emozione/forte spavento.
  • Produzione endogena dell’ormone della crescita, antagonista dell’insulina.
  • Non compiere un’attività fisica predeterminata.

Prevenzione:

  • Somministrazione di insulina nella quantità dovuta, nel dubbio autocontrollarsi con determinazione della glicemia e della glicosuria (contenuto di glucosio nelle urine).
  • Alimentazione adeguata come quantità, bilanciata qualitativamente.

Sintomi:

  • Fame, sete, mal di testa, mal di pancia, nausea, frequente bisogno di urinare.

Segni:

  • Cambio d’umore, irritabilità, sonnolenza, difficoltà di concentrazione.

Terapia:

  • Somministrare insulina nei giusti dosaggi
  • Bere molta acqua.

 

IPOGLICEMIA
(glicemia sotto gli 80 mg/dl.)

Cause:

  • Somministrazione di una quantità eccessiva d’insulina rispetto alla quantità di cibo ingerito.
  • Ritardo del pasto dopo la somministrazione d’insulina.
  • Attività fisica esagerata.
  • Sforzo mentale impegnativo e prolungato.

Prevenzione:

  • Somministrazione di insulina nella quantità dovuta, nel dubbio autocontrollarsi con determinazione della glicemia e della glicosuria (contenuto di glucosio nelle urine).
  • Alimentazione adeguata come quantità, bilanciata qualitativamente.
  • Attività fisica adeguata.
  • Avere con sé, sempre, il riflettometro/glucometro e zuccheri semplici.

Sintomi:

  • Freddo “strano”, tremori, palpitazioni, fame, mal di testa, vista confusa, senso di nausea (legato ad abbassamento repentino della glicemia.

Segni:

  • Cambio d’umore, irritabilità, sbadigli, deficit d’attenzione, sonnolenza, incubi notturni, perdita di coscienza.

Terapia:

  • Zucchero, alcune caramelle, bevande zuccherate…

 

 

 

 

Alessia Orsi, insegnante di scuola primaria, mamma di Paolo.