Il diabete è reversibile? Che cosa si può fare per invertire la malattia

Quando un paziente riceve la diagnosi di diabete è il momento in cui gli serve tutto l’aiuto possibile. Le prime settimane sono cruciali per organizzare nuove abitudini alimentari, imparare a misurare la glicemia, gestire i farmaci. Una delle prime domande che si pongono i pazienti è: ma potrò guarire? Dovrò assumere farmaci per tutta la vita?

«Bisogna essere chiari – avverte Gabriele Riccardi, già professore di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Ateneo Federico II di Napoli -. Non esiste una cura definitiva per il diabete e non si può realisticamente guarire per sempre una volta sviluppata la malattia, se non con un trapianto di pancreas, possibile solo nei casi di diabete di tipo 1 che tra l’altro presuppone una terapia antirigetto a vita. Tuttavia in alcuni casi il diabete può essere reversibile, cioé il ritorno della glicemia alla normalità è concepibile anche senza farmaci, e questo è possibile in chi è sovrappeso e riesce ad raggiungere una riduzione ponderale significativa».

Che cosa è il diabete

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da un eccesso di zuccheri nel sangue (iperglicemia). Nel diabete di tipo 1 (che in genere insorge nell’infanzia o nell’adolescenza) il pancreas non produce insulina o ne produce poca e va quindi iniettata nell’organismo in modo quotidiano. L’insulina è un ormone che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato il glucosio si accumula nel circolo sanguigno causando l’iperglicemia.

Il diabete di tipo 2 invece è determinato da una ridotta sensibilità dell’organismo all’insulina: il pancreas è in grado di produrre insulina, anche se in quantità ridotta, ma le cellule dell’organismo non riescono ad utilizzarla. In entrambi i tipi di diabete il livello elevato di zucchero nel sangue può danneggiare il nostro corpo causando malattie cardiache, problemi renali, dolore e danni agli arti (neuropatia diabetica) con la necessità di amputazione nei casi più gravi e persino cecità.

«Il diabete è una malattia progressiva – conferma il professor Riccardi – legata al fatto che a un certo punto le beta cellule , le cellule che producono l’insulina nel pancreas esauriscono la loro funzione. Nel diabete di tipo 2 questo processo non avviene in modo repentino, ma ha un andamento lento che va avanti nel corso della vita. Con l’avanzare dell’età le beta cellule invecchiano, diventando più fragili e meno efficaci nel produrre insulina».

Perché la perdita di peso migliora l’efficacia dell’insulina

Oggi non riusciamo a dare vita alle beta cellule che si vanno lentamente ad esaurire e questo processo al momento è irreversibile . «Ma chi è diabetico e sovrappeso, con le beta cellule che non funzionano bene, potrà migliorare l’efficacia dell’insulina perdendo peso » sottolinea Riccardi. Ma perché con la perdita di peso migliora l’efficacia dell’insulina? È tutta una questione di massa. Con la perdita di peso c’è meno tessuto che ha bisogno di insulina per utilizzare il glucosio. «Se un paziente con diabete, che ha la funzione delle beta cellule parzialmente compromessa perde peso, quel poco di insulina che le beta cellule riescono a produrre sarà in grado di tenere a bada la glicemia. Non è risolto il problema di fondo, ma almeno è risolta la condizione di aggravamento legata all’eccesso di peso» dice il diabetologo.

Il fattore tempo è fondamentale. «La remissione è possibile se il diabete è di recente insorgenza e la glicemia non è scompensata in modo eccessivo – sottolinea l’esperto – perché se la malattia è presente da molti anni è impossibile tornare indietro. Bisogna agire entro i primi cinque anni perché dopo le beta cellule si trovano già in una fase di grave decadimento e difficilmente si può recuperare»

Per chi invece è diabetico ma non è in sovrappeso non c’è purtroppo alcun intervento efficace ad eccezione dei farmaci. «Se il diabete insorge solo per la poca insulina prodotta e non per la sua scarsa efficacia non ci sono altre armi per aumentare la secrezione dell’insulina se non i farmaci» chiarisce Riccardi. Paradossalmente è proprio chi è in sovrappeso che può sperare di ottenere una remissione del diabete con la perdita di peso.

Quanto peso bisogna perdere?

Ma quanto peso bisogna perdere? «Almeno dieci chili. Con meno di dieci chili in genere non si riesce ad ottenere una remissione significativa. Ma abbiamo prove che con una perdita di peso importante, almeno il 50% delle persone riusciranno ad ottenere una remissione del diabete per molti anni» spiega Riccardi. E quali sono i vantaggi? Allontanare nel tempo il più possibile il rischio di un aggravamento. «Le complicanze del diabete sono infatti legate alla durata della malattia: più è lungo il periodo in cui si è esposti alla glicemia più è elevata la probabilità di andare incontro a retinopatia, danni al rene, piede diabetico. Accorciando la durata della malattia di 2-5 anni si guadagnerà del tempo nei confronti dell’insorgenza di complicanze, oltre al vantaggio in termini di qualità della vita nell’evitare i farmaci».

Come perdere 10 chili

Perdere 10 chili non è certamente una passeggiata ma sotto controllo medico è possibile senza rischiare altri problemi di salute. Uno studio del Regno Unito noto come Diabetes Remission Clinical Trial (DiRECT) ha dimostrato che i pazienti possono ridurre la glicemia al di sotto dei livelli diabetici. Due terzi dei pazienti di questo trial sono riusciti a mantenere controllata la glicemia per tre anni senza farmaci, che sono stati sospesi. Contemporaneamente i pasti sono stati sostituiti con una dieta rigorosa da 800 calorie al giorno che consisteva fondamentalmente in pasti artificiali con i nutrimenti fondamentali e le calorie strettamente necessarie. Poi gradualmente, dopo due-tre mesi, è stato reintrodotto cibo solido e i pazienti sono stati supportati da dietisti che hanno programmato una dieta personalizzata sui singoli per mantenere la loro perdita di peso. «Sappiamo proprio da questo studio che una rigida dieta ipocalorica è effettivamente efficace – conferma Riccardi – ed è importante non superare le mille calorie al giorno. Almeno un pasto andrebbe sostituito con i cosiddetti “beveroni”: il paziente non si siede neppure a tavola. Il secondo pasto può essere solido, ma ridotto dal punto di vista energetico. Quando si raggiunge la perdita di peso prefissata si può tornare al cibo solido con l’attenzione a non riprendere peso. Tutto deve essere svolto sotto rigoroso controllo medico».

Certamente il percorso è intenso ed impegnativo. Tuttavia è molto disagevole assumere più farmaci tutti i giorni e chi ha il diabete lo sa. La sperimentazione britannica sottolinea l’importanza di trovare un piano nutrizionale a cui attenersi da portare avanti a lungo termine, con cambiamenti nutrizionali pensati per essere sostenuti negli anni e non per poche settimane.

La chirurgia bariatrica

Chi deve raggiungere un’importante calo ponderale può optare per la chirurgia bariatrica o la chirurgia metabolica, interventi sull’apparato digerente. La chirurgia bariatrica prevede la riduzione della dimensione dello stomaco e di conseguenza il calo del senso di appetito; la chirurgia metabolica riduce l’assorbimento dei nutrienti (si assimila meno energia da quello che mangiamo). «È molto importante – conclude l’esperto – che non passi la falsa sensazione di essere guariti perché chi si sente guarito smette di controllare la glicemia, l’emoglobina glicata e il rischio è che la malattia, sempre in agguato, si manifesti con tutta la sua gravità. La remissione è possibile, la guarigione completa no».

da Corriere della Sera Salute

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