Diabete di tipo 2, il fumo aumenta fino al 40% il rischio di sviluppare la malattia

Nei pazienti con diabete di tipo 1 e 2 il fumo rappresenta il principale fattore di rischio per la mortalità per tutte le cause, più dei livelli di glucosio, dei lipidi e della pressione sanguigna, oltre ad aumentare fino al 40% il rischio di sviluppare la malattia. Se ne è discusso in occasione del congresso 2023 della Société Francophone du Diabète (SFD).

Il diabete di tipo 2 e il fumo sono condizioni croniche che rappresentano i principali problemi di salute pubblica e riducono significativamente l’aspettativa di vita: 10 anni in media per il fumo e 6 anni per il diabete di tipo 2. Gli ultimi dati sul numero di fumatori con diabete in Francia, pubblicati nel novembre 2022, riportano che un quarto degli adulti con diabete di tipo 1 (25,3%) e il 13,4% di quelli con diabete di tipo 2 si sono dichiarati fumatori occasionali o abituali.

«I numeri sono piuttosto alti» ha commentato Philippe Thuillier, ricercatore presso la University of Western Brittany e il Brest University Hospital. «Anche se c’è una tendenza al ribasso nella popolazione generale, i livelli di fumo rimangono alti nei pazienti diabetici, con una diminuzione molto modesta dell’1,1% dal 2007».

Questa osservazione non è una novità. Gli studi epidemiologici indicano un legame tra il fumo attivo e, in misura minore, quello passivo e il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, un dato confermato da diverse metanalisi. «Il fumo aumenta il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2 del 40%, e questa relazione dipende dalla dose, sia in termini di sigarette giornaliere che di pacchetti-anno» ha affermato.

Rischio quasi doppio di obesità addominale nei fumatori
Anche se i fumatori tendono ad avere un indice di massa corporea (BMI) e un peso inferiori rispetto ai non fumatori, il fumo favorisce l’accumulo di grasso corporeo addominale. Di conseguenza, più si fuma, più aumenta il BMI, con immagazzinamento del grasso tipicamente intorno all’ombelico. Questo eccesso di tessuto adiposo intorno all’addome, insieme a un maggiore rapporto vita-fianchi, è associato a una minore tolleranza al glucosio e una ridotta sensibilità all’insulina.

In uno studio di coorte trasversale che ha convolto oltre 6.000 pazienti di età compresa tra 35 e 75 anni, l’analisi dei dati sul fumo e sul grasso corporeo ha evidenziato un rischio quasi doppio di sviluppare obesità addominale tra i soggetti che fumavano più di 20 sigarette al giorno (2,15 nelle donne, 1,94 negli uomini), rispetto ai fumatori più moderati (da 1 a 10 sigarette al giorno).

«È molto probabile che esista un legame tra il fumo e l’accumulo di grasso viscerale, che promuove la sindrome metabolica» ha osservato Vincent Durlach, esperto di diabete e fumo presso il Reims University Hospital. «Questa condizione può includere una combinazione di diabete di tipo 2, ipertensione, ipertrigliceridemia e bassi livelli di colesterolo HDL, che si verificano tutti come parte dell’insulino-resistenza, con meccanismi fisiopatologici diretti e indiretti ancora da stabilire».

Effetti negativi della nicotina a più livelli
Nelle sigarette, il principale responsabile è la nicotina, che stimola la produzione di ormoni controregolatori del glucosio nel sangue, come le catecolamine, l’ormone della crescita e l’ormone adrenocorticotropo, causando un aumento del cortisolo. La nicotina ha anche un effetto antiestrogenico che favorisce la distribuzione del grasso a livello viscerale.

Inoltre, la nicotina è associata alla disfunzione endoteliale e allo stress ossidativo, risultato dell’ipossia causata dal monossido di carbonio. Se a questo si aggiunge l’effetto proinfiammatorio del fumo di sigaretta, il risultato è un’infiammazione di basso grado. Gli effetti della nicotina sono anche associati a un aumento della secrezione epatica di colesterolo VLDL e a un ridotto assorbimento di glucosio stimolato dall’insulina.

Aumento della resistenza all’insulina
La resistenza all’insulina è favorita dal fumo attivo (+40%) e dal fumo passivo (+28%), e ad essa possono contribuire anche eventuali fattori genetici predisponenti che colpiscono principalmente i recettori nicotinici dell’acetilcolina. La buona notizia è che la resistenza all’insulina è reversibile se si smette di fumare.

Il fumo sembra inoltre influenzare la funzione delle cellule beta, riducendo la secrezione di insulina. «In generale il fumo è associato a una ridotta funzione delle cellule beta, ma i potenziali meccanismi, mediati dalla nicotina, che si dice aumentino l’apoptosi di queste cellule, non sono ancora sufficientemente documentati» ha aggiunto Thuillier.

Peggiore controllo glicemico
Per tenere sotto controllo il diabete è meglio astenersi dal fumare. Una metanalisi che ha incluso quasi 88mila pazienti con diabete di tipo 1 e 2, il 15,21% dei quali erano fumatori, ha indicato che il fumo era associato a un aumento dello 0,61% dei livelli di emoglobina glicata.

Secondo uno studio giapponese su circa 2.500 pazienti maschi i con diabete di tipo 2, il livelli di HbA1c sono progressivamente aumentati al crescere del numero di sigarette fumate al giorno e del numero di pacchetti-anno rispetto ai non fumatori.

«Questi dati devono essere considerati con cautela, dato che i profili dei pazienti che fumano differiscono in modo significativo dai non fumatori» ha consigliato Thuillier. «I primi hanno spesso un livello di istruzione e uno stato socioeconomico inferiori e una minore aderenza alle misure legate a dieta e stile di vita, e sono necessari ulteriori studi.

Mortalità per tutte le cause più elevata
Il fumo aumenta la mortalità per tutte le cause tra i pazienti con diabete di tipo 1 e 2, rispettivamente del 64% e del 39% (in media del 58%), in primis per cancro e malattie cardiovascolari.

Secondo uno studio svedese, nei pazienti con diabete di tipo 2 il fumo è il principale fattore di rischio per la mortalità per tutte le cause, più della sedentarietà, della HbA1c e delle anomalie del profilo lipidico. Tra i partecipanti con diabete di tipo 1 e 2, è stato confermato l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari legate al fumo (RR aggregati rispettivamente di 2,26 e 1,42,), eventi cerebrovascolari (1,39 e 1,55), malattia coronarica (1,33 e 1,53), malattia delle arterie periferiche, insufficienza cardiaca (1,29 per il diabete di tipo 1) e decessi cardiovascolari (rispettivamente 1,91 e 1,44).

I dati del Nurses’ Health Study in pazienti con diabete di tipo 2 supportano questo collegamento con la malattia coronarica. I rischio relativo era di 1,66 per un consumo da 1 a 14 sigarette al giorno e di 2,68 per quantità superiori.

 

da PHARMASTAR

 

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