Malattia renale nel diabete di tipo 1, finerenone nuova opzione con profilo beneficio-rischio favorevole
Nei pazienti con diabete di tipo 1 e malattia renale cronica finerenone, un antagonista non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi, ha comportato una riduzione significativa dell’albuminuria rispetto al placebo, secondo i risultati di uno studio presentati alla Kidney Week 2025 dell’American Society of Nephrology.
Nonostante i progressi nella gestione del diabete di tipo 1, fino al 30% dei pazienti e fino al 50% dei soggetti di almeno 60 anni di età sviluppano una malattia renale cronica (CKD), con conseguente aumento del rischio cardiovascolare. Negli ultimi dieci anni sono emerse numerose nuove terapie per la CKD nel diabete di tipo 2, ma la gestione medica del diabete di tipo 1 e della malattia renale cronica si basa ancora su evidenze del 1993, quando l’inibizione del sistema renina–angiotensina (RAS) fu dimostrata efficace e sicura, ha sottolineato l’autore principale Hiddo Heerspink dello University Medical Center Groningen, Paesi Bassi.
«Mentre il trattamento del diabete di tipo 2 è avanzato, i pazienti con diabete di tipo 1 sono rimasti indietro, e questo evidenzia un evidente bisogno medico insoddisfatto» ha aggiunto.
Farmaci come i GLP-1 agonisti e gli SGLT2 inibitori, indicati per il diabete di tipo 2, non sono attualmente approvati per il tipo 1 anche se vengono prescritti sempre più frequentemente. Finerenone, introdotto di recente anche nel diabete di tipo 2, agisce bloccando l’attivazione patologica del recettore dell’aldosterone, un fattore chiave nella progressione della CKD in entrambe le forme di diabete, riducendo così infiammazione e fibrosi a livello renale e cardiovascolare.
Uno studio su pazienti con diabete di tipo 1 e CKD
Per valutarne i benefici nel diabete di tipo 1, i ricercatori hanno condotto lo studio di fase III 3 FINE-ONE, in doppio cieco, che ha arruolato 242 pazienti in 82 centri di nove Paesi, randomizzati in rapporto 1:1 a ricevere finerenone (10 o 20 mg una volta al giorno) o placebo.
L’età media era di 52 anni, il 65% erano uomini e la durata media del diabete era di 32 anni. Tutti i pazienti presentavano CKD, definita da un rapporto albumina/creatinina urinario (UACR) compreso tra ≥200 e <5.000 mg/g, un filtrato glomerulare stimato (eGFR) tra ≥25 e <90 ml/min/1,73 m², diabete di tipo 1 con emoglobina glicata (HbA1c) <10% e potassio sierico ≤4,8 mmol/l. La maggior parte era in terapia stabile con RAS.
Miglioramenti significativi vs placebo dopo soli 3 mesi
Il trattamento ha mostrato differenze significative già dopo 3 mesi, con riduzione dell’UACR del 30% con finerenone rispetto al 10% con il placebo (differenza del 21%). A 6 mesi la riduzione era del 37% con finerenone in confronto al 13% con il placebo, con una differenza del 28%. Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario, rappresentato dalla media tra 3 e 6 mesi, con un rapporto geometrico dei minimi quadrati su 6 mesi pari a 0,75, corrispondente a una riduzione del 25% (P=0,0001).
«Questo è un effetto robusto e clinicamente significativo, perché sappiamo dagli studi clinici che una riduzione del 25% dell’albuminuria è associata a una probabilità molto elevata di ridurre a lungo termine il rischio di dialisi e trapianto renale» ha spiegato Heerspink.
Eventi avversi emergenti dal trattamento (TEAE) si sono verificati nel 47,1% dei pazienti trattati con finerenone e nel 49,2% del gruppo placebo, con eventi gravi simili tra i gruppi, rispettivamente dell’11,8% e 11,5%. L’iperkaliemia, un effetto collaterale noto di finerenone, è stata osservata più frequentemente con il trattamento attivo (10,1% vs 3,3% con il placebo), ma l’impatto clinico è stato basso, con solo l’1,7% di interruzioni del trattamento per iperkaliemia rispetto allo 0% con il placebo. I benefici osservati con finerenone si sono manifestati in tutti i sottogruppi prespecificati dello studio, indipendentemente da età, sesso, valori di eGFR o livelli di albuminuria, e gli effetti sono risultati coerenti.
Nel complesso finerenone è stato generalmente ben tollerato nella popolazione studiata, con un profilo di sicurezza e tollerabilità coerente con quanto già osservato nei pazienti con diabete di tipo 2 e CKD.
«Si tratta del primo studio in oltre trent’anni sul diabete di tipo 2 che dimostra un profilo di rischio favorevole per i pazienti, verosimilmente traducibile in una protezione renale a lungo termine e possibilmente anche nella prevenzione delle malattie cardiovascolari» ha commentato il relatore. «Questi risultati indicano che finerenone è una nuova opzione terapeutica con un profilo beneficio–rischio favorevole, in grado di ridurre gli esiti renali avversi nei pazienti con malattia renale cronica e diabete di tipo 1» ha concluso.
Nirupama Ramkumar, professore associato di medicina interna presso la University of Utah Health di Salt Lake City, ha sottolineato l’importanza dei risultati. «Lo studio è molto rilevante perché il numero di farmaci che possiamo utilizzare attualmente nel diabete di tipo 1 è molto limitato. Abbiamo testato solo gli inibitori del sistema renina–angiotensina e per 35 anni non abbiamo avuto altre opzioni terapeutiche, quindi questo è davvero rivoluzionario» ha affermato.
Il prossimo passo sarà verificare se con finerenone è possibile prevenire la progressione della malattia in questa tipologia di pazienti.
da Pharmastar

