Diabete a scuola

Il Diabete mellito tipo 1 è la più frequente patologia endocrino metabolica in età pediatrica. Secondo le stime di Patterson nel 2020 raddoppieranno i casi di età inferiore a 4 anni , che già i Finlandesi avevano sottolineato incrementare del 3-4% all’anno nella loro casistica. Anche in Italia abbiamo assistito ad un particolare incremento degli esordi, soprattutto in tenera età. Tutto questo ci mette davanti ad uno scenario nuovo che va debitamente studiato ed affrontato. Considerato per altro che il bambino non è un piccolo adulto, ecco che un’altra sfida si presenta al Pediatra diabetologo che deve confrontarsi con la particolare instabilità metabolica del bambino e con le nuove esigenze della sua famiglia.
Se da una parte sono aumentate le risorse sia in termini di terapia (nuove insuline, nuovi dispositivi per la somministrazione dell’ormone come i microinfusori) che di monitoraggio glicemico (strumenti sempre più affidabili per la valutazione glicemica, strumenti che consentono il monitoraggio continuo del glucosio interstiziale come gli Holter), d’altra parte bisogna affrontare sempre nuove problematiche nella care (presa in carico) del paziente e della sua famiglia. Il diabete si inserisce nello sviluppo evolutivo del bambino, che deve comunque essere accompagnato nella crescita senza correre particolari rischi quotidiani. La nostra società è senz’altro cambiata e spesso entrambi i genitori lavorano, il che può comportare difficoltà organizzative o di gestione che possono influenzare l’inserimento scolastico, condizionando il futuro inserimento sociale e lavorativo del bambino.
Talvolta si tende a tenere il bambino con glicemie elevate per evitare il rischio ipoglicemico. Fino ad una certa età il bambino non può essere direttamente coinvolto nella gestione della patologia ed è dipendente dagli altri, il che provoca disagi legati alla necessità soprattutto da parte delle madri di recarsi a scuola per il monitoraggio della glicemia o per la somministrazione dell’insulina al momento del pasto. Fino al 2004 esisteva la figura del medico scolastico, che successivamente è pressocchè scomparsa in rapporto alla presenza dei pediatri di famiglia e di comunità che ne hanno assunto le competenze. D’altra parte in un momento storico come quello attuale sarebbe improponibile la reintroduzione di questa figura in rapporto agli ulteriori costi aggiuntivi che questo provvedimento provocherebbe. Cosa fare allora? Quali sono i compiti istituzionali di una figura ormai scomparsa ? Chi se ne dovrebbe prendere carico nella tutela della salute dei nostri piccoli pazienti anche quando sono a scuola? Innanzi tutto vediamo cosa dice la legge: esiste un accordo tra il Ministero della Salute ed il Ministero della pubblica Istruzione, pubblicato nel novembre 2005, che codifica le raccomandazioni in tema di somministrazione di farmaci in ambiente scolastico, nel quale sono individuati gli obblighi del dirigente scolastico in tema di salute.

In particolare i Dirigenti scolastici possono:
1.Verificare l’idoneità dei locali per la conservazione e la somministrazione dei farmaci
2.Concedere l’accesso ai genitori
3.Promuovere la formazione di personale docente o ATA su particolari patologie (come il Diabete)
4.Stipulare convenzioni con gli assessorati competenti
5.In caso di emergenza devono chiamare il 118.

Un sondaggio condotto dalla SIEDP qualche anno fa presso i Centri di Diabetologia Pediatrica faceva rilevare che nel 94% dei casi è un familiare ad andare a scuola per fare l’insulina (madre). Nel 47% dei casi emerge che (su base volontaristica) la scuola aiuta per la valutazione della glicemia, nel 60% nella correzione di ipoglicemie lievi, ma solo nel 7% si trova personale disponibile a praticare terapia insulinica. Solo il 22% delle scuole conservano il Glucagone (ormone salvavita nella risoluzione di crisi ipoglicemiche gravi con perdita di coscienza), e solo nel 37% delle scuole esiste un protocollo condiviso per le emergenze. Lo studio ALBA condotto su un campione di genitori e di insegnanti ha fatto rilevare come i genitori abbiano paura delle ipoglicemie durante il soggiorno a scuola , e che sono essenzialmente i familiari a praticare la terapia insulinica, tranne qualche rara eccezione in cui si è provveduto alla convenzione con le ASL per ottenere infermieri di supporto, – o ancor più raramente – il personale scolastico si è dichiarato disponile alla somministrazione dell’insulina o del glucagone. D’altra parte il personale scolastico dichiarava che solo nel 40% dei casi aveva ricevuto una formazione specifica riguardo al Diabete ed alla sua gestione, e che in caso di emergenza era stato avvisato il 118.
Quali sono dunque le possibili proposte?
Esaminiamo gli attori coinvolti e cerchiamo di verificarne i compiti:
1.I Centri Diabetologici dovrebbero certificare la patologia e prevedere Corsi di Formazione specifici per gli insegnanti ed il personale scolastico del loro bacino di utenza, rilasciando un’informativa dettagliata su come riconoscere e risolvere le crisi ipoglicemiche.
2.I Pediatri di Famiglia dovrebbero collaborare in questo percorso formativo coordinandosi con i Centri e con i Pediatri di Distretto, promuovendo anche l’inserimento nella formazione curriculare di programmi sulla corretta alimentazione ed attività fisica nella prevenzione dell’obesità infantile.
3.I genitori dovrebbero comunicare che il loro figliolo è diabetico al Dirigente scolastico, fornendo opportune istruzioni sulle modalità di riconoscimento dei sintomi ipoglicemici e sulle regole per risolverle in accordo con i Centri ed i PDF. È necessario lasciare il numero di telefono sia della famiglia che del Centro e del PDF.
4.Laddove si rilevi la disponibilità del personale scolastico alla somministrazione del farmaco, può essere fornito un dettagliato piano terapeutico personalizzato sottoscritto dal Centro di riferimento e dai genitori del piccolo.
5.I Dirigenti scolastici dovrebbero farsi carico di promuovere le attività formative identificando il referente per la salute dell’Istituto e sollecitando alla formazione gli insegnanti o il personale ATA e gli insegnanti di ed. fisica.

Dal pediatra la scuola si attende notizie corrette e tranquillizzanti. A tal proposito la SIEDP cercando di venire incontro alle esigenze delle famiglie e delle scuole ha promosso un lavoro collaborativo tra i 63 Centri di Diabetologia Pediatrica distribuiti sul territorio nazionale, che hanno cercato di rispondere ai principali interrogativi sul Diabete infantile. Ci si può connettere con il sito www.scuolaediabete. it/siedp/ nel quale sono individuate diverse aeree: per i genitori, per i dirigenti scolastici, per gli insegnanti e per gli insegnanti di educazione fisica.

Solo dalla collaborazione fattiva di tutti i protagonisti si potrà ottenere la tutela della salute dei nostri piccoli, che potranno così affrontare nel miglior modo possibile la vita di ogni giorno.

 

 

Francesca Cardella
Diabetologia Pediatrica
Osp. Dei Bambini “G. Di Cristina”
Palermo

 

 

da Diabete Giovani