Tirzepatide precoce cambia il corso del diabete di tipo 2
L’avvio precoce di tirzepatide nelle fasi iniziali del diabete di tipo 2 rafforza l’efficacia delle strategie terapeutiche mirate al controllo metabolico e al rischio cardiometabolico, riducendo il rischio di complicanze già nelle prime fasi. È quanto emerge dai risultati a due anni dello studio SURPASS-EARLY, presentati all’International Conference on Advanced Technologies and Treatments for Diabetes (ATTD) 2026.
Negli ultimi anni, la gestione del diabete di tipo 2 si sta progressivamente spostando da un approccio sequenziale, basato sull’intensificazione terapeutica tardiva, verso strategie più tempestive e mirate. In questo scenario, le terapie incretiniche di nuova generazione si stanno affermando non solo per l’elevata efficacia sul controllo glicemico, ma anche per il loro impatto su peso corporeo e rischio cardiometabolico.
Lo studio SURPASS-EARLY si colloca in questo contesto, valutando l’effetto di un trattamento precoce con tirzepatide in pazienti con diabete di tipo 2 di recente diagnosi. L’ipotesi è che intervenire in una fase iniziale della malattia possa tradursi in un controllo glicemico più profondo e stabile nel tempo, con benefici estesi anche ai principali fattori di rischio cardiovascolare.
Disegno dello studio
SURPASS-EARLY, di fase 4, multicentrico, randomizzato, in aperto, a gruppi paralleli, ha arruolato 794 pazienti provenienti da 10 Paesi, con diabete di tipo 2 diagnosticato da meno di 4 anni e non adeguatamente controllato con metformina (emoglobina glicata, HbA1c, compresa tra 7,1% e 9,5%). I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere tirzepatide 15 mg o alla dose massima tollerata in aggiunta a metformina (n = 398), oppure la terapia convenzionale intensificata associata a metformina (n = 396), comprendente farmaci approvati come agonisti GLP-1 orali o iniettabili oppure inibitori SGLT2, ma non tirzepatide né insulina.
Il trattamento era dinamico e adattabile, con possibilità di aggiungere o modificare farmaci nel tempo e con intensificazione progressiva secondo la pratica clinica e le linee guida. Dopo 104 settimane, 359 pazienti nel gruppo tirzepatide e 350 nel gruppo controllo erano ancora in studio, confermando una buona persistenza al trattamento in entrambe le coorti.
Controllo glicemico: riduzione significativa e target più ambiziosi
Partendo da un valore medio basale di HbA1c pari al 7,81%, a 104 settimane il gruppo trattato con tirzepatide ha raggiunto un valore medio del 5,56%, rispetto al 6,35% nel gruppo in terapia standard, con una differenza di trattamento significativa sia nell’analisi per efficacia (-0,79) sia nell’analisi per regime terapeutico (-0,68).
La quota di pazienti che ha raggiunto i target glicemici è risultata sistematicamente più elevata con tirzepatide. Per l’obiettivo di HbA1c <7%, le percentuali sono state pari al 95,06% vs 77,94% nell’analisi di efficacia e all’85,5% vs 72,14% nell’analisi per regime terapeutico, con differenze significative anche per soglie più stringenti (≤6,5% e <5,7%).
Differenze marcate e clinicamente rilevanti nella perdita di peso
Il trattamento con tirzepatide ha determinato una riduzione ponderale significativamente superiore rispetto alla terapia standard. A partire da un peso medio iniziale di 100,1 kg, la perdita è stata di 15,8 kg nel gruppo tirzepatide contro 6,5 kg nel gruppo di confronto, con una differenza significativa di -7,95 kg nell’analisi per regime terapeutico.
Anche la proporzione di pazienti che ha raggiunto riduzioni di peso ≥5%, ≥10% e ≥15% è risultata significativamente maggiore con tirzepatide, indicando un effetto consistente e clinicamente rilevante.
Miglioramenti selettivi ma significativi dei parametri cardiometabolici
Anche se non sono state rilevate differenze tra i gruppi nei livelli di colesterolo totale, tirzepatide ha comportato miglioramenti significativi in diversi parametri lipidici e metabolici: aumento di HDL (+7,7%), riduzione di LDL (-3,9%), VLDL (-18,6%) e trigliceridi (-18,9%). Anche la pressione arteriosa sistolica ha mostrato una riduzione significativa (-2,15 mmHg), mentre quella diastolica non ha evidenziato differenze rilevanti.
Ulteriori miglioramenti significativi sono stati osservati nei livelli di C-peptide, proinsulina, insulina e nei parametri di insulino-resistenza, suggerendo un impatto favorevole sui meccanismi fisiopatologici della malattia.
«Questi risultati supportano il concetto che un avvio precoce di tirzepatide possa consentire un controllo glicemico migliore e potenzialmente più duraturo, oltre a migliorare molteplici fattori di rischio cardiovascolare» ha dichiarato Stefano Del Prato, direttore della Sezione di Diabetologia presso l’Università di Pisa, che ha presentato i dati dello studio.
Con tirzepatide più eventi avversi
Gli eventi avversi associati al trattamento sono risultati più frequenti con tirzepatide (74,6% vs 68,6%), così come le interruzioni dovute a eventi avversi (4,5% vs 0,3%), anche se gli effetti collaterali gravi non sono aumentati (5,5% vs 6,8%). Gli effetti indesiderati più comuni sono stati gastrointestinali, in particolare nausea, vomito e stipsi. Si sono verificati tre decessi complessivi, due nel gruppo tirzepatide e uno nel gruppo di controllo.
Rapporto costo-beneficio da migliorare
Raggiungere precocemente gli obiettivi glicemici e di perdita di peso, prima che si sviluppino le complicanze legate all’obesità, è probabilmente vantaggioso e in linea con il modo in cui dovremmo gestire il diabete di tipo 2 nelle fasi iniziali» ha commentato Rozalina McCoy, Professoressa associata di Medicina e vice responsabile della ricerca clinica, Divisione di Endocrinologia, Diabete e Nutrizione, University of Maryland School of Medicine, Baltimora, Maryland, USA. «Resta da dimostrare se i risparmi legati alla riduzione delle complicanze, ottenuta grazie al miglioramento precoce di glicemia e peso, compenseranno il costo del farmaco. Dobbiamo rendere il miglioramento degli esiti non solo efficace, ma anche sostenibile».
Implicazioni cliniche
I dati di SURPASS-EARLY rafforzano un cambio di paradigma nella gestione del diabete di tipo 2: il momento in cui si interviene è cruciale quanto la scelta terapeutica. Un approccio precoce e più intensivo consente un controllo glicemico più profondo, una perdita di peso significativa e un miglioramento complessivo del rischio cardiometabolico. Resta da chiarire se questi benefici si tradurranno in una riduzione concreta delle complicanze nel lungo termine, ma il concetto di intervento precoce appare sempre più centrale nella pratica clinica.
Referenze
Del Prato S. Efficacy and Safety of Tirzepatide Compared With Intensified Conventional Care in Adults Initiating Treatment Early in the Course of Type 2 Diabetes: Results From the SURPASS-EARLY Study After 2 Years of Treatment. Presented at the 19th International Conference on Advanced Technologies and Treatments for Diabetes; March 2026; Barcelona, Spain.

