Prediabete, i benefici della remissione permangono per decenni
Il raggiungimento della remissione del prediabete è associato a un beneficio che si estende per decenni, con una riduzione di circa il 50% del rischio di decesso per cause cardiovascolari o di ospedalizzazione per scompenso cardiaco in popolazioni diverse, secondo un’analisi dei risultati di due studi pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology. Puntare alla remissione potrebbe quindi rappresentare un nuovo approccio alla prevenzione cardiovascolare.
Il prediabete rappresenta una fase intermedia cruciale nello sviluppo del diabete di tipo 2 ed è associato a un aumento significativo del rischio di scompenso cardiaco, eventi cardiovascolari maggiori e mortalità precoce. Sebbene gli interventi sullo stile di vita siano da tempo raccomandati per ritardare la progressione verso il diabete, il loro impatto sugli esiti cardiovascolari di lungo periodo è rimasto a lungo incerto.
Dati recenti provenienti da studi di follow-up ultradecennali indicano che il raggiungimento della remissione del prediabete, definita come ritorno stabile alla normoglicemia, è associato a una riduzione marcata e duratura del rischio cardiovascolare, suggerendo un cambio di paradigma nella prevenzione primaria.
Disegno degli studi e definizione di remissione
Le principali evidenze derivano dal Diabetes Prevention Program Outcomes Study (DPPOS) e dal DaQing Diabetes Prevention Outcomes Study (DaQingDPOS), due studi prospettici di prevenzione del diabete con follow-up superiore rispettivamente a 20 e a 30 anni. In entrambi, la remissione del prediabete è stata definita secondo criteri stringenti, comprendenti valori di glicemia a digiuno, glicemia post-carico orale ed emoglobina glicata (HbA1c) rientranti nel range di normalità.
Nello studio DPPOS, la remissione è stata valutata dopo un anno di intervento, mentre in DaQingDPOS al termine di sei anni di intervento sullo stile di vita, consentendo di analizzare l’effetto prognostico di una normalizzazione precoce della regolazione glicemica.
Efficacia sugli esiti cardiovascolari e sullo scompenso cardiaco in DPPOS
Nello studio DPPOS, che ha incluso 2.402 soggetti con prediabete, solo 275 partecipanti, pari all’11,5% della popolazione, hanno raggiunto la remissione dopo un anno. Nonostante la bassa frequenza, l’impatto clinico è risultato rilevante, in quanto il tasso di incidenza dell’endpoint composito di decesso per causa cardiovascolare od ospedalizzazione per scompenso cardiaco è stato di 1,74 eventi per 1.000 anni-persona nei soggetti in remissione, rispetto a 4,17 eventi per 1.000 anni-persona in quelli senza remissione. Questo si è tradotto in una riduzione relativa del rischio del 59%, con un hazard ratio aggiustato pari a 0,41, risultato stabile anche dopo aggiustamento per fattori di rischio cardiovascolare basali e per lo sviluppo successivo di diabete.
L’effetto più marcato è stato osservato sullo scompenso cardiaco. Nei soggetti in remissione, il tasso di ospedalizzazione per scompenso cardiaco è stato pari a 0,22 eventi per 1.000 anni-persona, rispetto a 2,02 eventi per 1.000 anni-persona in quelli non in remissione, con una riduzione del rischio prossima all’89%, suggerendo un forte effetto protettivo sulla funzione cardiaca a lungo termine.
Riduzione dei MACE e della mortalità in DPPOS
Oltre allo scompenso cardiaco, la remissione del prediabete è stata associata a una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori (MACE), la cui incidenza è risultata pari a 6,23 per 1.000 anni-persona nei soggetti in remissione, rispetto a 9,95 per 1.000 anni-persona in quelli senza remissione, con una riduzione relativa del rischio del 37%.
Anche la mortalità per tutte le cause è risultata significativamente inferiore, con tassi di 6,05 vs 9,18 per 1.000 anni-persona e una riduzione relativa del rischio del 35%, indicando un beneficio prognostico globale e non limitato ai soli eventi cardiovascolari.
Conferma delle evidenze nello studio DaQingDPOS
Risultati coerenti sono emersi nel DaQing Diabetes Prevention Outcomes Study, che ha seguito 540 soggetti con prediabete per oltre tre decenni. In questa coorte, il 13,3% dei partecipanti ha raggiunto la remissione al termine dei sei anni di intervento. Nei soggetti in remissione, il tasso di incidenza dell’endpoint composito di decesso per causa cardiovascolare od ospedalizzazione per scompenso cardiaco è stato di 9,5 per 1.000 anni-persona, rispetto a 17,0 per 1.000 anni-persona nei soggetti senza remissione, con un hazard ratio aggiustato di 0,49 corrispondente a una riduzione del rischio del 51%.
La remissione è stata associata a una riduzione del 39% del rischio di eventi MACE e del 45% della mortalità per tutte le cause, anche dopo l’aggiustamento per indice di massa corporea, pressione arteriosa, profilo lipidico e sviluppo successivo di diabete.
Beneficio clinico cardiovascolare a lungo termine
L’analisi combinata dei dati dei due studi ha evidenziato che la remissione del prediabete è associata a una riduzione complessiva del 53% del rischio di decesso per causa cardiovascolare o scompenso cardiaco, e a una riduzione del 37% della mortalità per tutte le cause. L’assenza di eterogeneità significativa tra studi condotti in contesti geografici e culturali differenti rafforza la generalizzabilità di questi risultati.
Nel loro insieme, questi dati quantitativi indicano che la remissione del prediabete esercita un potente beneficio clinico cardiovascolare a lungo termine, che persiste per decenni dopo la fine dell’intervento. Puntare esplicitamente alla remissione del prediabete potrebbe quindi rappresentare una strategia di prevenzione cardiovascolare primaria più efficace rispetto al semplice ritardo della progressione verso il diabete, con importanti implicazioni per la pratica clinica e per le future linee guida.
Referenze
Vazquez Arreola E et al. Prediabetes remission and cardiovascular morbidity and mortality: post-hoc analyses from the Diabetes Prevention Program Outcome study and the DaQing Diabetes Prevention Outcome study. Lancet Diabetes Endocrinol. 2026 Feb;14(2):137-148.
da Pharmastar

