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Dal trapianto di cellule nuova vita per i diabetici

 

Grazie a una tecnica operatoria sperimentata per la prima volta in Italia, i nefrologi dell'ospedale Molinette hanno regalato ieri una speranza di vita a un diabetico di 66 anni già stato sottoposto nel 2003 un trapianto di rene. Le sue condizioni erano peggiorate al punto da richiedere un nuovo intervento, ma da rendere inutile e troppo rischioso un altro trapianto. All'uomo, che vive a Villanova Mondovì, affetto da diabete giovanile, sono state così impiantate le cellule produttrici di insulina prelevate dai pancreas sani di due donatori, un novarese di 29 anni morto in un incidente stradale e un alessandrino di 58 stroncato da emorragia cerebrale.

Per portare a termine l'intervento è stata necessaria una piccola maratona tra laboratorio e camere operatorie. Un chirurgo del centro trapianti del professor Mauro Salizzoni, Aldo Giacardi, ha espiantato gli organi dei donatori, quindi i nefrologi Luigi Biancone e Vincenzo Cantaluppi hanno prelevato e isolato, dall'agglomerato di tutte le cellule prelevate, quelle produttrici di insulina da iniettare, separandole dagli enzimi destinati esclusivamente alla funzione digestiva. E dopo dodici ore di laboratorio, con una tecnica mini-invasiva mai utilizzata prima nel nostro Paese, il radiologo interventista Dorico Righi ha iniettato le cellule nella giugulare del paziente, in anestesia locale, anziché ricorrere alla «vecchia» e più complessa tecnica dell'impianto diretto nel fegato.

E' una speranza in più per tutti diabetici che - per condizioni cliniche generali o età avanzata - non possono essere sottoposti a un trapianto (o a un nuovo trapianto) d'organo.

«Uno dei limiti del trapianto di rene nei pazienti diabetici - spiega il professor Biancone, responsabile del laboratorio che fa parte del reparto di Nefrologia diretto dal professor Giuseppe Segoloni - è che la carenza di insulina non solo aggrava le condizioni del malato, ma rischia anche di compromettere l'efficienza del nuovo organo. Il ricorso alle cellule è quindi un'arma preziosa perché ha, in più, un effetto protettivo proprio sui reni».

Il laboratorio di trapianto di insule pancreatiche delle Molinette ha iniziato la propria attività di isolamento di cellule produttrici di insulina nel 2004, grazie a un finanziamento della Compagnia di San Paolo e al contributo di idee del professor Camillo Ricordi, del Diabetes Research Institute di Miami, uno dei massimi esperti del settore. La scelta di impiantare le cellule nel fegato, anziché nel pancreas del malato, è legata alla facilità di attecchimento e vascolarizzazione. Nel fegato, le cellule dell'insulina, aiutano la regolazione del metabolismo del paziente, mentre il pancreas, non espiantato, continua a produrre gli enzimi della digestione.

 

da La Stampa

12 luglio 2007

 

 

 

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