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Ignazio Marino: ''Nuovi impulsi per ricerca, sanità e università''


Roma, 2 aprile

L'obiettivo, dice senza mezzi termini, ''non è la conquista di una poltrona''. Se Ignazio Marino, il pioniere italiano dei trapianti da anni prestato agli Usa, ha deciso di lasciare la sala operatoria per scendere in politica, è perché, dal Parlamento, vuole ''partecipare ad un progetto'' che porti reale impulso innovatore nei tre settori di cui ha competenza: ricerca, sanità e università.

E di idee ne ha, e mirate, in questi ''tre quesiti enormi per la società italiana'' Ignazio Marino, candidato Ds al Senato nelle fila dell'Ulivo alle prossime elezioni politiche. Medico chirurgo e scienziato ispiratore dell'Ismett di Palermo, l'Istituto Mediterraneo Trapianti e Terapie ad alta specializzazione tra i maggiori centri in Europa, Marino ha partecipato negli Usa ai primi due trapianti di fegato da uomo a babbuino.

E sono idee, dice Ignazio Marino in un'intervista all'ADNKRONOS, che vuole realizzare ''con la libertà di poter dire e fare le cose che penso sulla base delle esperienze raccolte nella mia vita''. Una vita che passa, non a caso, per molta ricerca, uno dei suoi tre cavalli di battaglia politici, perché dal potenziamento della ricerca scientifica scaturisce, ne è convinto, innovazione, quindi sviluppo, quindi crescita. Che fare? ''Puntare alla meritocrazia. Finanziare chi ha meriti'' taglia corto Ignazio Marino, convinto che nel nostro Paese il gap nella ricerca non sia tanto determinato dai soldi che mancano, quanto dalla carenza di cultura del merito. ''Dobbiamo valutare bene, insomma, i progetti di ricerca da finanziare. E -afferma- ci sono già esperienze in questo senso''.

''Penso -ricorda Marino- a quella avviata dal professore Franco Cuccurullo che, con il Civr (Comitato di Indirizzo di Valutazione della Ricerca ndr.), ha iniziato, con un grande lavoro personale e di un gruppo di esperti, la valutazione dei risultati della ricerca. Cioè la valutazione di quello che i ricercatori italiani producono nei diversi campi della scienza''. Ovvero, chi merita prende soldi? ''Penso che questo percorso -afferma Marino- sia stato innovativo e, per il nostro Paese, anche rivoluzionario. La valutazione dei risultati ottenuti per finanziare un progetto di ricerca, è un elemento cruciale per arrivare ad un aspetto che io penso sia la cartina di tornasole del mondo della ricerca e di come la ricerca debba andare anche nel nostro paese''. Inoltre Marino non elude il problema in cui versa la sanità italiana, il suo terzo, imponente cavallo di battaglia. ''Come medico - dice - ci sono volte in cui mi sento umiliato. Per esempio quando vedo che, a fronte di un'indispensabile rapidità di diagnosi in caso di sospetto tumore, ci sono pazienti costretti ad aspettare mesi se non possono pagare e si rivolgono al servizio pubblico''.

E tra i progetti per la sanità che Marino porta in campo c'è ''rinnovare la rete ospedaliera, affiancando ai centri di alta specializzazione dedicati alle singole patologie come tumori, trapianti, diabete o malattie cardiovascolari, piccoli ospedali per le emergenze, per la terapia intensiva e subintensiva, per la chirurgia con pochi letti di degenza ordinaria''.

Un altro passo, inoltre, sarà rendere ''centrale la figura dei medici di medicina generale. E' intorno a loro - spiega - che deve ruotare l'assistenza primaria''. Ma c'è una cosa che Marino guarda con preoccupazione: ''La migrazione sanitaria che oggi porta un milione di persone ad emigrare dal sud al nord per avere cure''.

''Si tratta - dice ancora - di un vero e proprio esodo che non può essere tollerato. Un Parlamento dovrebbe valutare cosa c'è nel territorio, guardando le specialità e potenziando le risorse ed i centri di eccellenza, mettendoli in rete. Parte esseziale di questa rete sono i medici di famiglia, i registi della nostra salute''.

Insomma, per Ignazio Marino è la sanità ''una delle 'Grandi Opere' da far ripartire in Italia''.

 

(Adnkronos)