“Signor Presidente, l'Italia ha contribuito nei secoli al progresso della scienza. Questo è il secolo della biologia e dallo studio dei meccanismi molecolari che regolano i fenomeni vitali sono attesi benefici per l'umanità intera”.
Inizia così una lunga lettera inviata da Camillo Ricordi, uno dei più autorevoli ricercatori italiani che lavorano all'estero, al Presidente del Consiglio, Romano Prodi per chiedere che il progetto Ri.Med che prevede la creazione di un Istituto di Biotecnologie a Palermo non venga accantonato.
Camillo Ricordi è direttore del Diabetes Research di Miami, il più grande centro di cura per il diabete esistente al mondo.
E' considerato il massimo esperto nel trapianto di “insulae pancreatiche”, ha lavorato con ricercatori di tutto il mondo nella messa a punto di strategie innovative per arrivare a al trapianto di isole pancreatiche senza dover ricorrere ai farmaci immunosoprressivi.
Nel suo centro di Miami, ha realizzato il primo trapianto al mondo combinato di insualae e staminali per la cura del diabete giovanile.
“ Sappiamo – si legge nella lettera - della proposta che è stata avanzata di eliminare i finanziamenti già assegnati a Ri.MED e riteniamo che, se ciò venisse confermato, il nostro Paese perderebbe una straordinaria occasione per avvalersi del know-how di prestigiose istituzioni americane, e così diventare altamente competitivo nel campo delle biotecnologie, togliendo a molti ricercatori Italiani la possibilità di rimanere, o di tornare, a lavorare nel proprio Paese” .
La lettera inviata dal prof Camillo Ricordi al Presidente Romano Prodi è diventata un vero e proprio appello. Un appello che verrà rivolto anche ai ricercatori italiani che vivono e lavorano all'estero, i cosiddetti cervelli in fuga di cui si parla molto spesso. Sono tanti che quelli che nei mesi scorsi avevano contattato la Fondazione e si erano detti disponibili a tornare in Italia per lavorare al progetto Ri.Med e che hanno vissuto come una vera e propria doccia fredda la decisione di sopprimere i fondi per la nascita del progetto ( art. 190 della Finanziaria ). Un appello che da oggi può essere sottoscritto on-line alla pagina web: www.fondazionerimed.com .
L'Istituto di Biotecnologie dovrebbe sorgere a pochi km da Cinisi, in un'area che la Regione Siciliana ha già individuato e si è dichiarata disposta a donare alla Fondazione. Presso il nuovo centro - a pieno regime - potrebbero lavorare oltre 600 persone, altrettanti potrebbero trovare un'occupazione nell'indotto che la struttura aiuterebbe a sviluppare . Personale altamente qualificato: ricercatori di varie discipline, biologi, medici, ingegneri, tecnici iper specializzati.
Il centro, inoltre, potrà avere effetti positivi anche sull'economia siciliana. Il settore delle biotecnologie è, infatti, un settore in estrema crescita e questo centro porrà la Sicilia in grado di essere altamente competitiva a livello mondiale.
Stando a studi americiani, per ogni dollaro investito si calcola che il ricavo è pari ad un dollaro e mezzo. Ciò contribuirebbe alla crescita occupazionale dell'Isola favorendo la nascita di un vero e proprio polo industriale nell'ambito delle biotecnologie e attirando scienziati e tecnici da tutto il Paese e da tutto il mondo.
Nei mesi scorsi sono stati diversi i ricercatori italiani che lavorano negli Stati Uniti o in altri Paesi del mondo che avevano contattato la Fondazione e si erano dichiarati disposti a rientrare in Italia per lavorare al progetto.
Per creare il centro nella Finanziaria dello scorso anno, erano stati stanziati 330 milioni di euro in 4 anni che avrebbero permesso di costruire l'Istituto e di avviare lo start up delle attività.
La Fondazione è composta da 5 soci: Governo regionale, Presidenza del Consiglio, University of Pittsburgh Medical Center (UPMC), University of Pittsburgh e Cnr. Ora il progetto è a rischio, a causa di un'articolo della Finanziaria che prevede la soppressione della spesa per il progetto.
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