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La Sanità che vuole Veltroni


"La politica sceglie il ministro, il sottosegretario alla Sanità; non deve scegliere i primari". Ci mancherebbe altro, potremmo commentare. Però questa affermazione contenuta nel programma del Partito democratico, sembra voler indicare un futuro nuovo per le nomine della sanità pubblica, troppo spesso viziate dai clientelismi, spartizioni politico-partitiche, e in qualche caso perfino condizionate dalla criminalità organizzata. Dunque - secondo il Pd - i direttori generali delle Asl dovranno essere valutati da una Commissione Regionale di tre saggi (indicati da chi?) che valuteranno le candidature sulla base di audizioni pubbliche. L'ultima parola dovrebbe spettare al presidente della Regione. Ma così si rischia di far entrare dalla finestra la politica. Forse è meglio la proposta alternativa: un albo nazionale garantito da "rigorose procedure concorsuali pubbliche" al quale possono attingere le Regioni. Questa però non è una novità perché si rifà ad un ddl approvato dal governo Prodi. Comunque è già un passo importante dire che la politica deve entrare il meno possibile nelle nomine degli ospedali.

Ma nelle intenzioni di Walter Veltroni (vedremo in seguito i programmi dei vari leader), rientrano altri obiettivi, non realizzati dal governo di centro-sinistra, nonostante impegni e promesse. Come ad esempio il Fondo per la non autosufficienza per il quale sono state stanziate poche centinaia di milioni di euro e non è mai stato avviato. Nel programma del Pd ora si parla di "buoni servizio" - da affiancare all'indennità di accompagnamento che va aumentata a 600 euro - utilizzabili per acquistare servizi per l'assistenza domiciliare integrata, organizzata dai Comuni.

Un Fondo nuovo però c'è: per le cure odontoiatriche, "promosso dal pubblico e con il contributo volontario dei cittadini". Significa che chi non ha i mezzi economici potrà un giorno curarsi gratis i denti? Stando al testo sembrerebbe di no, anche se un fondo ad hoc potrebbe fungere da calmiere per i prezzi, esorbitanti, che pagano i cittadini per avere un sorriso sano. E' - come abbiamo scritto più volte - un diritto negato (e spesso dimenticato).

Più in generale il Pd ribadisce il principio dell'universalismo dello Stato sociale e quindi anche delle prestazioni sanitarie. Perciò si legge che il Servizio sanitario nazionale è un patrimonio che va valorizzato e rafforzato "correggendo gli squilibri territoriali". Giusto. Ma non ha senso ripetere che la nostra sanità è al secondo posto nella graduatoria dell'Oms. Perché: quella classifica è datata; valeva soltanto per alcune zone d'Italia; negli ultimi anni altre classifiche hanno spinto il Paese molto più in basso. Lo conferma un aspetto nodale come le liste d'attesa. I progressi compiuti sono pochi, a macchia di leopardo non solo tra Nord e Sud ma anche all'interno di una stessa città, di una stessa Asl. Nel documento del Pd si cita la legge 120 del 2007 che ha introdotto la "urgenza differibile", che prevede assistenza entro 72 ore per le patologie che non necessitano di Pronto soccorso o ricovero ospedaliero. Se questa "urgenza differibile" fosse applicata in tutta Italia sarebbe davvero una rivoluzione.

Altri obiettivi vengono indicati. Tra i quali le maggiori risorse per la ricerca (promessa mancata dal centro-sinistra) o il rafforzamento della "telemedicina", che potrebbe rappresentare una vera innovazione. Resta comunque un dubbio: se nel testo si legge che la politica sceglie il ministro della Sanità, come la mettiamo con la lista dei dodici ministri proposta dal Pd e che prevede solo un sottosegretario deputato? E poi, si torna alla Sanità o si mantiene - come è adesso - Salute, termine sicuramente più moderno e onnicomprensivo?

 

 

di Guglielo Pepe

da Repubblica.it Supplemento Salute

13 marzo 2008

 

 

 

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