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Omeopatia e le altre ancora senza legge


L'uso delle medicine non convenzionali (MnC) è in continuo aumento. Secondo i dati Istat circa il 22 per cento della popolazione mondiale fa ricorso ad agopuntura, omeopatia, chiropratica e osteopatia. Gli operatori specializzati, medici e no, sono alcune migliaia e secondo un censimento recente circa 50 strutture pubbliche in Italia forniscono prestazioni di medicina non convenzionale. Eppure questo settore è ancora privo di una normativa ad hoc, come segnala il membro FNOMCeO e psicoterapeuta Maurizio Mottola sul sito agenziaradicale.com. Tra il maggio 2006 e il gennaio 2007 sono stati presentate 7 proposte di legge in materia, ma lo scioglimento anticipato delle camere ha interrotto il cammino verso la loro approvazione. La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, per arginare il vuoto legislativo, ha riconosciuto nove pratiche di medicina non convenzionale di esclusiva competenza del medico-chirurgo e dell'odontoiatra.

Manca innanzitutto un riconoscimento professionale effettivo: si diventa esperti di MnC dopo aver seguito un semplice corso universitario post-laurea. "L'efficacia della medicina naturale è certa", spiega Stefania Piloni, ginecologa e docente di Medicina complementare all'Università di Milano. "Queste cure agiscono con successo su bambini e animali, casi in cui l'effetto placebo non è dimostrabile. Eppure lo scetticismo è diffuso". Il problema più grosso è nella difficoltà di condurre una vera sperimentazione dei farm aci: "Come possono chiedere ai medici omeopati di verificare l'efficacia di queste cure, se non è possibile né aprire un ambulatorio di medicina complementare, né prescrivere questi farmaci tramite ticket?".

In Francia e Germania questo è già una realtà e l'ospedale di Glasgow, Scozia, ha al proprio interno un reparto dedicato alla medicina complementare. "La parola complementare" conclude Piloni, "sta proprio a significare che non è una medicina sostitutiva. Un buon medico, quando riconosce una patologia, decide se è il caso o no di prescrivere un farmaco omeopatico".

Al di là del concetto di farmaco "golden strandard", cioè più adatto per curare una patologia, la medicina complementare può essere preferita alla tradizionale laddove lo richieda la particolare condizione psicologica del paziente. Ecco perché, come ripetono gli esperti, l'omeopata deve essere anche un po' psicologo. Luisa Pistelli, direttore del Master in piante aromatiche e medicinali dell'Università di Pisa, ritiene comunque che la medicina complementare produca i suoi effetti troppo lentamente: "Io la suggerirei più come terapia preventiva che curativa. I farmaci tradizionali sono più facili da usare, hanno un dosaggio preciso con effetti immediati".

Mauro Stegagno, medico specialista di Cardiologia interna e presidente dell'Associazione medica internazionale kinesiologia applicata, ricorda però che gran parte dei farmaci "ufficiali" vengono usati a sproposito e che in alcuni casi portano addirittura all'intossicazione. "I vaccini anti-influenzali che ci propinano ogni anno", spiega, "non impediscono alle persone di ammalarsi e possono finire per intossicare. La verità è che dietro chi critica la medicina complementare ci sono interessi economici e politici enormi, a cominciare dalla necessità di far girare la ruota delle case farmaceutiche".

La mancata regolamentazione della materia disattende le risoluzioni del Parlamento Europeo del 1997 e del Consiglio d'Europa del 1999 sull'utilizzo delle medicine non convenzionali, e non sposa il piano strategico relativo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2002. L'Apo Italia, Associazione pazienti omeopatici, chiede da anni che sia approvata una normativa precisa, soprattutto per risolvere il problema degli elevati costi economici dei farmaci non convenzionali. Chiede inoltre che si riconosca all'omeopata la stessa dignità dello specialista. Come diceva Samuel Hahnemann, padre dell'omeopatia: "Se una persona sta male e tu riesci a farla guarire, allora sei un medico".

 

di Sara Ficocelli
Da Repubblica.it, Supplemento Salute

28 febbraio 2008

 

 

 

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