I tiazolidinedioni, anche detti glitazoni, utilizzati nel trattamento del diabete di tipo 2, sono associati ad un aumentato rischio di insufficienza cardiaca congestizia.
Lo studio coordinato dal Dr Lorraine dell’Università di Toronto ha indagato l’associazione tra la terapia a base di glitazoni e l’insufficienza cardiaca congestizia, l’infarto miocardico acuto e la mortalità rispetto ai trattamenti con altri farmaci ipoglicemici orali.
Nello studio sono stati inclusi i pazienti diabetici di età uguale o superiore ai 66 anni, trattati con almeno un agente ipoglicemico orale tra il 2002 ed il 2005 (N = 159.026), seguiti da un periodo osservazionale.
L’endpoint primario è stato rappresentato da un’accesso al Pronto Soccorso o da ricovero per insufficienza cardiaca congestizia; gli endpoint secondari sono l’accesso in Pronto Soccorso o il ricovero per infarto miocardico acuto e mortalità per una causa qualsiasi.
Sono stati confrontati i rischi di questi eventi tra le persone trattate con i glitazoni, Rosiglitazone e Pioglitazone, e quelle trattate con combinazioni di altri farmaci ipoglicemizzanti orali, dopo aver adeguato i fattori prognostici.
Durante un follow-up medio di 3,8 anni, 12.491 pazienti (7,9%) si sono recati in ospedale per insufficienza cardiaca congestizia, 12.578 (7,9%) per infarto miocardico acuto e 30.264 (19%) sono deceduti.
Il trattamento in monoterapia con un glitazone è risultato associato ad un aumentato rischio di insufficienza cardiaca congestizia.
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