Gli elementi chiave che emergono dall'indagine sono i seguenti:
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per essere in grado di affrontare in modo efficace la sfida della prevenzione delle complicanze del diabete tipo 2, la rete regionale dei servizi di diabetologia deve migliorare la propria offerta assistenziale
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per lo stesso motivo, è imprescindibile mettersi nelle condizioni di monitorare costantemente la qualità dell'assistenza erogata mediante un sistema informativo adeguato e condiviso.
In Piemonte è attiva una fitta rete di servizi di assistenza diabetologica, che conta 92 fra strutture organizzative e ambulatori. Accanto a centri di eccellenza in grado di assicurare elevati standard di qualità dell'assistenza, sono presenti molte strutture che, per scarsità di risorse umane, organizzative e strumentali, non sono in grado di garantire tutti i livelli essenziali di assistenza necessari per modificare la storia naturale della malattia diabetica.
Facilitare l'accesso dei pazienti ai servizi decentrando quanto più possibile le strutture è importante, ma questo non deve andare a scapito della qualità dei servizi. Tutti i cittadini, infatti, hanno diritto di ricevere un'adeguata qualità dell'assistenza, senza discriminazioni determinate dal luogo di residenza. Ciò significa che occorre migliorare il collegamento in rete delle diverse strutture afferenti alle singole ASL in modo che almeno a livello di azienda sia possibile offrire tutti i livelli essenziali di assistenza diabetologica. Per i livelli di assistenza più complessi, il riferimento è costituito dalle strutture delle ASO che insistono sulle ASL.
I diabetologi e le altre professionalità implicate nella cura del diabete devono ampliare il proprio spettro di competenze e sviluppare il modello di lavoro in team, considerato efficace per la gestione delle malattie croniche. Dato che operano in un regime di risorse limitate, laddove tale modello non sia realizzabile a livello della singola struttura, deve essere realizzato almeno a livello di distretto, se non a livello di tutta la ASL. Si configura quindi un modello in cui la presa in carico del paziente non sia effettuata dalla singola struttura diabetologica, ma dalla ASL nel complesso delle proprie strutture (comprese le strutture dei distretti) con la definizione di un preciso percorso diagnostico terapeutico all'interno della ASL, di obiettivi terapeutici individualizzati e di modalità di svolgimento delle attività strutturate e condivise, nel rispetto delle raccomandazioni delle linee guida sanitarie.
L'indagine ha confermato che la disponibilità di infrastrutture tecnologiche per l'informazione e la comunicazione (cablaggio e postazioni di lavoro informatizzate) non costituisce un ostacolo all'implementazione di un sistema informativo elettronico condiviso. Allo stato attuale, però, poco più della metà delle strutture ha a disposizione un sistema informatizzato per la gestione dei dati clinici, ma non sempre questo è pienamente implementato. Di fatto il sistema informativo più diffuso fra le strutture diabetologiche è il Registro Regionale dei Diabetici. Occorre quindi valutare attentamente l'opportunità di prevedere uno sviluppo di questo sistema, con l'obiettivo di farlo diventare il sistema di riferimento non solo a fini epidemiologici, ma anche per la gestione dei processi di cura e la valutazione della qualità dell'assistenza prestata.
Le iniziative di gestione integrata effettuate o ancora in atto sono caratterizzate, per la maggior parte, dallo scarso coinvolgimento degli organi decisionali delle ASL che, evidentemente, non hanno ancora ravvisato nella gestione integrata un modello alternativo di prevenzione e cura, strumento per migliorare l'appropriatezza degli interventi sanitari.
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