Dalla siringa alla via inalatoria
Nel tentativo di vincere la resistenza dei pazienti nei confronti dell'ago, diverse piccole industrie high-tech, stanno facendo a gara per trovare vie di somministrazioni dell'insulina alternative a quella iniettiva. Da qualche tempo è già sul mercato americano una forma di insulina per via inalatoria, che presenta però più di un problema e non risulta adatta a tutti i pazienti: il suo assorbimento è variabile, mentre non può essere somministrata a chi soffre di malattie respiratorie croniche o ai fumatori. Diverse linee di ricerca si stanno dunque concentrando sulla realizzazione di una formulazione orale, la cosiddetta "pillola" di insulina, un'impresa ritenuta fino a poco tempo fa impensabile. L'insulina infatti è una proteina che, se ingerita come tale, viene digerita dallo stomaco e, quindi, inattivata. Ma questo ostacolo sembra essere ormai superato.
Una pillola per sedici pazienti
All'Ada di Chicago sono stati presentati dal professor Stephen Luzio, dell'Università di Cardiff, i risultati di un piccolo studio pilota condotto su sedici pazienti diabetici di tipo 2, trattati con una particolare formulazione orale di insulina (Capsulin), realizzata dalla Diabetology, un'azienda inglese. L'insulina, racchiusa in una speciale capsula in grado di resistere ai succhi gastrici, arriva intatta all'intestino. Nello studio, Capsulin è stata somministrata due volte al giorno, prima di colazione e prima di cena; dopo ogni somministrazione l'effetto ipoglicemizzante si è mantenuto per circa sei ore. La tecnologia per realizzare una formulazione orale sembra dunque ormai matura, ma rimangono da risolvere i problemi legati all'assorbimento dell'insulina, ancora troppo variabile e quindi scarsamente affidabile.
Ma ora si studia il cerotto
Infine l'ultima novità, rappresentata dal cosiddetto "cerotto" all'insulina ('U-strip' della Encapsulation System), allo studio in fase clinica 2, che assomiglia alla fascia da braccio utilizzata per "I-Pod". Si tratta di un sistema che rimanda ultrasuoni di intensità e frequenza variabile su uno speciale cerotto a rilascio transdermico programmabile, anche ad orario.
Gli ultrasuoni, determinando la dilatazione dei pori, aumentano la permeabilità della pelle e permettono il deposito delle grosse molecole di insulina nel derma.
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