- Buone notizie per gli ospedali italiani: migliorano le prestazioni nelle strutture pubbliche e di quelle private accreditate, con un superamento di queste ultime sulle prime in alcune regioni come Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Puglia, un dato confermato dalla percezione da parte dei cittadini di un miglioramento nel tempo delle prestazioni fornite.
E' quanto emerge dal quinto Rapporto sull'Attivita' ospedaliera in Italia, promosso dall'Associazione italiana ospedalita' privata (Aiop) e realizzato dall'istituto di ricerca Ermeneia, che e' stato presentato oggi a Palazzo Marini.
Lo studio indica che il cittadino, malgrado i luoghi comuni, al dunque si confessa soddisfatto delle prestazioni ricevute, con un boom soprattutto degli ospedali pubblici: l'89,1 per cento degli intervistati si dicono molto o abbastanza soddisfatti (era l'81,5 nel 2003), mentre il 91,1 per cento ha apprezzato le cure ricevute dall'ospedale privato accreditato (contro l'88,2 del 2003). In calo invece la soddisfazione per le cliniche private, scesa dal 93,2 del 2003 all'84,5 del 2007.
Cresce anche la propensione alla riconferma della scelta della stessa struttura gia' utilizzata: dal 75,5 al 79,9 per cento per il pubblico, dal 74,5 al 78,8 per cento per il privato. Anche qui in difficolta' le cliniche, scese dal 75,5 al 72,5 per cento. In definitiva, l'ospedale pubblico riscuote un giudizio 'molto' o 'abbastanza' positivo per il 68,8 per cento degli italiani (contro il 67 per cento del 2003), il privato accreditato addirittura per l'82,3 per cento, la clinica privata per il 70,4.
Una percezione di miglioramento suffragata dagli indicatori di qualita': misurando le prestazioni attraverso il cosiddetto 'peso medio', che indica la complessita' clinica e la qualita' delle cure, il rapporto rileva un passaggio da un tasso di 1,25 negli ospedali pubblici e 1,21 in quelli privati nel 2004 ai tassi rispettivamente di 1,27 e 1,23. Una qualita' in continua crescita, se si pensa che nel 2001 il tasso era fermo all'1,14 per gli istituti pubblici e 1,09 per i privati. A fare la parte del leone, le regioni del nord: Piemonte (1,44 nei pubblici, 1,41 nei privati), Liguria (1,41 e 2,79), Friuli (1,42 e 1,12), mentre e' piu' in basso il Lazio (1,24 e 1,16) e agli ultimi posti le regioni meridionali, come la Puglia (1,14 e 1,15), la Campania (1,15 e 1,06) e, fanalino di coda, la Calabria (1,08 e 1,07 di 'peso medio').
In netta crescita anche la qualita' delle prestazioni misurata attraverso i Drg di alta specialita': complessivamente, un'incidenza di 15,156 per 1.000 dimessi negli ospedali pubblici (contro i 14,701 del 2004), grazie soprattutto a un aumento degli interventi sulle valvole cardiache senza cateterismo cardiaco (1,996 contro 1,679 del 2004) e con cateterismo (1,302 contro 1,157).
Dal rapporto emerge inoltre l'orientamento crescente (ormai 9 cittadini su 10) a considerare l'ospedale come una componente di fatto di un sistema misto pubblico/privato, all'interno del quale vengono effettuate le scelte, anche se solo il 30,2% conosce con chiarezza la possibilita' di utilizzare ospedali pubblici o ospedali privati accreditati senza oneri aggiuntivi per il cittadino, e l'86,6% non a caso chiede opportune campagne di informazione sulla libera scelta pubblico/privato a Asl e Regioni.
E se gli italiani sembrano ancora restii a chiudere gli ospedali 'minori', di cui il Paese e' costellato (solo il 27,4 per cento e' d'accordo), cresce la disponibilita' a ricoverarsi se necessario in strutture piu' grandi (84,2%) o in altre regioni (34,4 contro il 28,4 del 2003). Infine, le note dolenti: se aumenta la qualita', avverte il rapporto Aiop, si registra tuttavia un continuo contenimento della spesa, che per le sole strutture private e' ferma nel 2006 al 7,6 per cento del totale della spesa ospedaliera pubblica, contro l'8,9 del 1999 e il 7,8 del 2004.
|