ROMA, 4 APRILE -
Se ammonta a circa il 90% la percentuale di diabetici che in Italia si fa controllare l'emoglobina glicosilata, cioe' la quantita' di glicemia nel sangue, il parametro migliore per determinare il livello del diabete, risulta invece ancora insufficiente l'analisi delle complicanze piu' gravi, quali il piede diabetico e la nefropatia.
A denunciarlo e' il primo rapporto nazionale sugli 'indicatori di qualita' dell'assistenza diabetologica in Italia', presentato oggi dall'Associazione Medici Diabetologici (Amd) all'Istituto superiore di sanita'.
La ricerca, la prima del genere in Italia, da' una fotografia dell'assistenza sanitaria e del tipo di pazienti che soffre di diabete in Italia.
Sono stati raccolti i dati da 86 servizi di diabetologia, e analizzate le cartelle di 121.248 pazienti visitati nel 2004, di cui quasi 7 mila colpiti da diabete di tipo 1 (cioe' la forma che necessita di trattamento con insulina) e oltre 114 mila con diabete di tipo 2 (che colpisce in eta' adulta ed e' curato con farmaci orali).
''Questo documento rappresenta il primo spaccato reale dello stato dell'assistenza diabetologica nel nostro Paese - ha detto Giacomo Vespasiani, direttore del Centro studi e ricerche dell'Amd -. Dai dati in nostro possesso risulta che il monitoraggio dell'emoglobina glicosilata e' ormai parte integrante dell'assistenza per la quasi totalita' dei pazienti, pari al 90% per il diabete di tipo 1 e 88% per quello di tipo 2.
Nel complesso quindi si puo' dire che la qualita' della cura fornita nel nostro Paese e' buona, anche se vi sono delle aree di intervento su cui e' necessario apportare dei correttivi. Si tratta dei principali fattori di rischio cardiovascolare, visto che ci sono ancora troppi diabetici - ha concluso l'esperto - con valori di colesterolo e pressione arteriosa elevati, che non sono trattati con i farmaci adeguati''.
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