Cellule staminali di derivazione fetale potrebbero essere impiegate per risanare le lesioni provocate dalla mancanza di ossigeno (ischemia) nei pazienti diabetici.
Lo hanno dimostrato due gruppi di ricercatori dell'Universita' di Bristol (UK) e dell'Istituto Neurologico Besta di Milano.
I ricercatori hanno dimostrato che la somministrazione di cellule staminali umane di derivazione fetale (recuperate da aborti terapeutici o spontanei) stimolano la riparazione dei tessuti in un modello animale che riproduce lo stato diabetico dell'uomo. Ma sara' necessario compiere ancora molti esperimenti prima di poter impiegare queste cellule a scopo terapeutico sull'uomo.
I risultati della ricerca vengono presentati il 28 settembre al Secondo Convegno Annuale dell'European Vascular Genomics Network (EVGN) ad Amburgo, convegno che si svolge in parallelo al Terzo Meeting Europeo di Biologia Vascolare e Medicina (www.emvbm.org).
Quando I tessuti dell'organismo soffrono per mancanza di ossigeno (ischemia), come accade durante un infarto cardiaco e nello sviluppo della gangrena diabetica -spiegano i ricercatori- vanno incontro a necrosi (morte del tessuto).
Con opportuni trattamenti sperimentali, pero', e' possible stimolare la guarigione spontanea dell'organismo: somministrando fattori di crescita specifici o trapiantando nell'organismo i cosiddetti Progenitori delle Cellule Vascolari (VPC), cellule ancora indifferenziate che, se opportunamente stimolate, possono trasformarsi in specie cellulari precise.
Le VPC sono state recentemente identificate nell'aorta fetale da Paolo Madeddu dell'Universita' di Bristol (UK) e da Giulio Alessandri dell'Istituto Besta di Milano.
Tali cellule hanno attirato l'attenzione dei ricercatori per la loro capacita' di formare, in vitro, strutture simili ai vasi sanguigni e di stimolare in vivo la rigenerazione vascolare e scheletrica. In virtu' di questo potenziale, Madeddu e Alessandri hanno deciso di verificarne il potenziale terapeutico in un modello di diabete su topi che imita la patologia umana.
"Le ulcere ischemiche come quelle che si formano nei diabetici - precisa Madeddu - guariscono con difficolta' e possono peggiorare molto la qualita' di vita dei pazienti. Purtroppo finora non esisteva un modello di ulcera ischemica, cosi' e' stato necessario mettere a punto le condizioni sperimentali prima di iniziare".
Dopo aver indotto la formazione di ulcere negli arti degli animali (occludendo l'arteria femorale), i ricercatori hanno iniettato le VPC umane direttamente sulla ferita e hanno osservato che la lesione si riduceva considerevolmente nei 3-7 giorni successivi. "Inoltre abbiamo constatato che queste cellule incrementavano la formazione di nuovi vasi sanguigni nella zona della lesione (cosi' come la densita' delle piccolo arterie).
Il trapianto di VPC ha accelerato molto la chiusura della ferita, soprattutto nella fase iniziale del trattamento".
Rispetto all'impiego delle Cellule Staminali Embrionali (ESC) che sollevano molti interrogativi di natura etica, le VPC non pongono particolari problemi in quanto vengono recuperate da feti abortiti (spontaneamente o con aborto terapeutico) altrimenti destinati all'eliminazione. "Da sottolineare che queste cellule sono molto abbondanti nel muscolo scheletrico fetale e sono addirittura meno specializzate delle ESC: se opportunamente stimolate, possono differenziarsi, per esempio, in muscolo scheletrico".
Il meccanismo di azione delle VPC non e' stato ancora chiarito: e' probabile che tali cellule intervengano direttamente nel processo di rigenerazione tissutale, o che contribuiscano al rilascio di fattori di crescita che stimolano la guarigione del tessuto.
Data la loro importanza, presso l'Istituto Besta e' in fase di allestimento una banca di Cellule Staminali, che sara' a disposizione della comunita' scientifica per studiare il differenziamento di queste cellule
|