ROMA, 26 SETTEMBRE
- Creata una riserva di cellule umane produttrici di insulina che potrebbero essere trapiantate per curare il diabete giovanile (di
tipo I), rivoluzionando la terapia di questa malattia autoimmune. Il risultato, che potrebbe permettere di aggirare il problema della scarsita' di donatori,
oggi il principale ostacolo ai trapianti, e' stato ottenuto negli Stati Uniti dal gruppo di Ji-Won Yoon, della Chicago Medical School.
Secondo quanto riportato
sulla rivista Nature Biotechnology, questa riserva di cellule umane da usare per il trapianto e' stata gia' testata con successo sui topi.
Il diabete giovanile
e' una malattia autoimmunitaria in cui l'individuo perde la capacita' di produrre insulina perche' il suo sistema immunitario distrugge il tessuto deputato
a questo compito, ovvero le beta-cellule che formano le insule del pancreas.
Oggi la maggior parte dei pazienti si cura autosomministrandosi insulina,
ma i ricercatori sono da anni al lavoro per ovviare a questa dipendenza farmacologica che a lungo termine non e' peraltro scevra da complicanze.
Uno dei
modi per sottrarsi alla schiavitu' dell'insulina e' il trapianto delle insule, oggi prelevate da cadavere. Ma la scarsita' dei donatori non ha finora fatto
decollare questa pratica che sarebbe in gran parte risolutiva.
Cosi' da tempo i ricercatori di tutto il mondo si sono impegnati alla realizzazione di linee
cellulari produttrici di insulina, purtroppo fino ad oggi con scarso successo perche' in ogni tentativo le cellule prodotte o morivano dopo un po' o perdevano
la capacita' di produrre e rilasciare insulina in risposta allo stimolo del glucosio. I ricercatori Usa, partendo da cellule beta umane, ci sono riusciti
per la prima volta.
In un primo momento i ricercatori hanno manipolato geneticamente le cellule beta umane introducendo in esse dei geni capaci di aumentarne
la sopravvivenza. Quindi hanno espanso queste colture cellulari e hanno isolato quelle rare cellule che, dopo le modifiche genetiche, non erano diventate
cancerogene e non avevano perso la capacita' di comportarsi a tutti gli effetti come beta cellule, ossia di produrre insulina e altre sostanze per le quali
sono specializzate.
Poi i ricercatori hanno espanso queste cellule e infine hanno eliminato i geni 'allunga-vita' per farle ritornare normali a tutti gli
effetti. Le cellule cosi' ottenute hanno dimostrato capacita' di sopravvivere e di produrre il 40% in piu' di insulina rispetto alle beta-cellule normali.
Inoltre, trapiantate in topolini diabetici, hanno regolato la loro glicemia per oltre 30 settimane. Per quanto prima di trapiantarle nell'uomo ci sia bisogno
di ulteriori studi, concludono gli esperti, queste linee cellulari potrebbero essere risolutive contro la malattia
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