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L’ insulina scatena la malattia


ROMA, 11 MAGGIO

Trovata finalmente la causa scatenante del diabete giovanile: e' lo stesso ormone insulina
che l'individuo produce prima di ammalarsi a scatenare la risposta auto-immunitaria alla base della malattia.
A dare la notizia e' la rivista Nature, con due ricerche condotte, indipendentemente, da George Eisenbarth del Health Sciences Center presso la University of Colorado a Denver e David Hafler, della Harvard Medical School di Boston.

La scoperta rappresenta un balzo in avanti nella comprensione dei complessi meccanismi biologici di questa malattia e apre la strada a nuove possibilita' preventive oltre che terapeutiche.

Il diabete giovanile, che colpisce negli Usa un giovane ogni 400-500, e' una malattia autoimmune in cui cioe' il sistema immunitario della persona diventa suo nemico andando a
distruggere le cellule produttrici di insulina, ovvero le cellule beta nel pancreas.
Senza di esse il corpo rimane sprovvisto dell'ormone che e' invece vitale per controllare il metabolismo degli zuccheri e regolare la glicemia.
Coloro che si ammalano sono costretti ad iniezioni di insulina mentre si va facendo strada la possibilita' del trapianto di nuove cellule beta.

Nonostante tutte queste informazioni, per anni e' rimasto il mistero su cosa scateni la malattia, vale a dire cosa faccia impazzire il sistema immunitario innescando il processo di
autodistruzione del pancreas.
Di certo la malattia ha alla base fattori genetici che determinano la diversa suscettibilita' individuale.
Ma la suscettibilita' non necessariamente porta ad ammalarsi, quindi ci sono altri fattori in gioco. Gli esperti di tutto il mondo si sono avvicendati proponendo ipotesi come infezioni o altri agenti esterni che stuzzicano le difese del corpo accendendo la miccia che fa scattare il diabete.

Ma la vera risposta sembra arrivare con i due lavori pubblicati sulla rivista britannica.
Nel primo, topolini destinati a divenire diabetici sono stati geneticamente modificati in modo da divenire incapaci di produrre la propria insulina che viene sostituita con insulina ottenuta con metodi biotecnologici.
Questi topolini che crescono senza la loro insulina rimangono al riparo dal diabete e non si
ammalano come altrimenti avverrebbe loro.

Nel secondo studio invece, condotto su pazienti diabetici, gli esperti hanno isolato le loro cellule immunitarie dai linfonodi pancreatici e le hanno testate in vitro. Il 50% di queste cellule riconosce l'insulina umana e reagisce con essa.

La stessa prova invece, ripetuta con le cellule immunitarie di individui sani, da' un esito del tutto diverso: le cellule di difesa di individui sani in nessun caso riconoscono e reagiscono
con l'insulina umana.

Tutto lascia quindi pensare che la risposta al perche' ad un certo punto in individui predisposti il sistema immunitario vada a far danni va cercata nell'ormone prodotto dai futuri diabetici prima che il loro pancreas venga messo KO dalla malattia.

Le prossime indagini verteranno a far luce su questo punto, hanno concluso gli esperti.

Il Dr Camillo Ricordi, ricercatore italiano presso l'University of Miami negli Stati Uniti e presidente dell'ISMETT di Palermo, nonche’ Professore di Chirurgia e Direttore Scientifico del DRI di Miami, ha cosi’ commentato: “In pratica abbiamo trovato che i linfociti prelevati dai linfonodi che drenano dal pancreas di soggetti diabetici di tipo 1 riconoscono specificamente un segmento della molecola insulinica (A1-15, catena alfa), indicando che questo potrebbe essere il target della risposta autoimmune.”


ANSA