Perché il microinfusore migliora il controllo glicemico
Il microinfusore mima abbastanza fedelmente il funzionamento del pancreas sano. È infatti in grado di far fronte sia alla domanda basale che alla domanda di picco, rilasciando ogni 3 minuti la quantità di insulina necessaria all'organismo in quel determinato momento. In questo modo è possibile raggiungere non solo un controllo glicemico (in termini di emoglobina glicata) migliore, ma anche ridurre considerevolmente le oscillazioni della glicemia. Inoltre, la terapia con iniezioni comporta inevitabilmente una maggiore insulinizzazione dell'organismo perché dopo ogni iniezione l'insulina ‘ristagna' in attesa di essere utilizzata nel corso delle ore seguenti e questo, col tempo, tende a ridurre la sensibilità all'insulina costringendo ad aumentare le dosi. Con il microinfusore, invece, gli stessi obiettivi metabolici possono essere raggiunti utilizzando un dosaggio inferiore di insulina rispetto alla terapia multiniettiva.
Perché è un vantaggio la riduzione dell'insulina
La terapia con microinfusore permette di raggiungere un controllo glicemico ottimale iniettando meno insulina. Questo è un duplice vantaggio: in termini di salute perché si utilizza il farmaco alla minima dose efficace riducendo così gli effetti collaterali del trattamento (per esempio sulla parete delle arterie) e in termini di spesa perché si consuma meno insulina.
Chi usa il microinfusore rischia meno ipoglicemie?
La risposta che viene da molti studi clinici controllati è sì: la terapia con microinfusore riduce la frequenza e la gravità delle ipoglicemie nella maggior parte dei pazienti. Del resto l'utilizzo di insuline a breve durata d'azione (rapide o ultrarapide), così come la maggiore precisione del dosaggio (fino a 1/10 di Unità di insulina) spiegano chiaramente questo vantaggio della microinfusione.
Perché il microinfusore è consigliato a chi ha un marcato ‘fenomeno alba'?
Nella seconda parte della notte la maggior parte delle persone insulino-dipendenti presenta un rialzo dei valori glicemici, talvolta anche marcato, che caratterizza le ultime ore di sonno (dalle 5 alle 8 del mattino) e che può essere rilevata al risveglio. Questa particolare iperglicemia (chiamata fenomeno alba ), oltre a incidere sul controllo metabolico generale (HbA1c), rende anche difficile mantenere l'equilibrio glicemico durante tutta la giornata. Ovviamente non è facile rispondere a questa esigenza con la terapia multiniettiva, a meno di non svegliarsi a metà notte e assumere un'insulina diversa da quella che ha coperto la prima parte della notte. Gestire un fenomeno alba con il microinfusore è invece relativamente facile: basta impostare per la seconda parte della notte una velocità di infusione maggiore.
Perché il microinfusore è consigliato a chi soffre di ipoglicemia asintomatica?
L' ipoglicemia asintomatica colpisce circa 1/5 delle persone con diabete di tipo 1, in genere dopo alcuni anni di malattia o comunque nell'adolescenza, e consiste nella riduzione o scomparsa dei sintomi o dei prodromi di una crisi ipoglicemica. Mancando questi 'segnali di allerta' ci si accorge troppo tardi dell'ipoglicemia e questo rende spesso necessario l'intervento di altre persone o il ricovero in ospedale. Studi recenti hanno dimostrato che i segni premonitori dell'ipoglicemia vengono avvertiti tanto più facilmente quanto più rare e modeste sono le ipoglicemie, e viceversa ipoglicemie frequenti e gravi abbassano la soglia di risposta dell'organismo (se la soglia normale è 50, tende a diventare 40 o 30). Si crea così un circolo vizioso nel quale il paziente, proprio perché va spesso in ipoglicemia, non si accorge più dei segni premonitori. A sua volta, questa 'ridotta sensibilità' rende più serie e frequenti le ipoglicemie. Fortunatamente, la sensibilità all'ipoglicemia può essere migliorata se si riesce a mantenere per alcune settimane un controllo ottimale. In questo senso il microinfusore, che riduce il numero e la serietà delle crisi ipoglicemiche, è considerato uno strumento importante per ristabilire la sensibilità all'insulina.
Perché il microinfusore è particolarmente indicato per bambini e adolescenti?
Perché le dosi di insulina sono proporzionali al peso e nei bambini piccoli può essere necessario utilizzare anche frazioni di Unità di insulina, cosa che non è facile con le normali siringhe. Per la stessa ragione l'uso del microinfusore può risultare vantaggioso in quei soggetti che presentano estrema sensibilità all'insulina. Inoltre il microinfusore offre quella che gli esperti chiamano una maggiore riproducibilità della dose effettivamente utilizzata. Detto in altre parole, l'insulina iniettata con microinfusore è resa disponibile nell'organismo esattamente nella quantità desiderata ed esattamente nei tempi previsti. Clinicamente meno importante (ma non per i genitori) il fatto che molti bambini sviluppano una vera agofobia, un terrore e una sensazione di dolore assolutamente sproporzionata al fastidio della puntura. Infine, l'adolescenza è caratterizzata da forti oscillazioni della glicemia nell'arco della giornata e da marcato fenomeno alba , tutte situazioni che possono essere meglio controllate con un microinfusore.
Ma è davvero tutto così facile?
Cambiare la cartuccia e il set di infusione è semplicissimo nel caso si utilizzino cartucce pre-riempite. Ma è altrettanto semplice nel caso in cui si debbano riempire le cartucce (la procedura è analoga a quella della preparazione di una miscela di insuline con una siringa). Sotto questo profilo dopo due o tre settimane l'uso di un microinfusore non pone problemi particolari. Per sfruttare tutte le potenzialità del microinfusore occorre però imparare un certo numero di cose nuove. Il medico definirà alcuni parametri di base, ma il paziente dovrà imparare a calcolare di quanta insulina ha bisogno per correggere un'iperglicemia o per metabolizzare gli zuccheri contenuti in un pasto, se e come variare la velocità basale in previsione o a seguito di un esercizio fisico importante.
Non ci sono degli svantaggi?
Sì ci sono, ma per fortuna sono pochi. Più che dall'apparecchio in sé derivano dall'uso che se ne fa. Il fatto di utilizzare solo insuline rapide o ultrarapide, per esempio, potrebbe esporre il paziente al rischio di iperglicemie e chetoacidosi, cosa che non accade in genere con iniezioni di lente o ultralente che lasciano sempre una ‘riserva' di insulina. Inoltre c'è il rischio di infezioni nella sede di infusione, ma chi adotta elementari misure di igiene nell'applicare l'ago o la microcannula e sostituisce il set (senza MAI riutilizzarlo) ogni due o tre giorni, cambiando anche la sede di applicazione, riduce al minimo questo rischio. I pazienti con diabete tipo 2, poi, all'inizio possono manifestare una certa tendenza ad ingrassare, favorita dal miglior controllo metabolico. Tutti infine possono essere indotti a mangiare un po' di più e peggio (è più facile correggere l'iperglicemia postprandiale), badando meno alle calorie ed all'indice glicemico degli alimenti.
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